Pro Vita Famiglia e la sentenza che fa discutere: “Sulle ‘due mamme’ la Consulta certifica il falso e legalizza il ‘furto’ del padre”

"La Corte Costituzionale si conferma un organo incapace di rispettare i limiti e i confini del proprio ruolo istituzionale"

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Con la sentenza sulle ‘due mamme’ la Corte Costituzionale certifica il falso e incatena migliaia di bambini a una bugia esistenziale: nessuno è figlio di due donne, tutti abbiamo anche un padre, ma il business della PMA fa sparire questa figura, fondamentale per il figlio, dietro compenso economico per esaudire i desideri egoistici degli adulti di avere un figlio a tutti i costi. È gravissimo che i giudici, violando le prerogative del Parlamento, abbiano deciso di legalizzare il furto del papà, una ferita esistenziale che viola i diritti fondamentali dei minori.

La sentenza appare anche schizofrenica, se si considera l’altra decisione della Corte – del tutto giusta e ovvia – di ritenere costituzionalmente legittimo il divieto di accesso alle tecniche di procreazione artificiale, in Italia, per donne single, al fine di “non avallare un progetto genitoriale che conduce al concepimento di un figlio in un contesto che, almeno a priori, esclude la figura del padre”: è esattamente lo stesso contesto generato dal ricorso alla PMA all’estero, che però dopo la sentenza di oggi della Corte subirà senz’altro un tragico incremento.

La Corte Costituzionale si conferma un organo incapace di rispettare i limiti e i confini del proprio ruolo istituzionale, invadendo ancora una volta il campo di azione politica del legislatore per promuovere un’agenda progressista e radicale sotto il falso pretesto della difesa dei cosiddetti “nuovi diritti”.

Così Pro Vita & Famiglia Onlus sulle due sentenze con cui la Corte Costituzionale ha, da una parte, dichiarato incostituzionale il divieto per la cosiddetta madre ‘intenzionale’ di riconoscere anche come proprio il figlio nato in Italia da procreazione medicalmente assistita (PMA) praticata all’estero e, dall’altra, confermato la legittimità costituzionale del divieto per le donne single, posto dalla Legge 40, di accedere in Italia alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

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