Salvo clamorosi e improbabili colpi di scena dell’ultimo minuto, ci si avvia verso il voto.
Se dovesse ripetersi lo schema del 1994, con lo scioglimento immediato delle Camere senza passare dalle consultazioni, la data delle elezioni potrebbe essere fissata la prima o la seconda domenica di ottobre.
Ci si aspetta una campagna elettorale di fuoco, sia per le temperature estive che per il clima politico di fine legislatura.
Nessuno vuole la patata bollente in mano e quindi c’è da aspettarsi un continuo rimpallo di responsabilità sulla caduta del governo. Lega e Forza Italia che incolpano PD e M5S (e implicitamente Draghi). Il PD che incolpa tutti, ma deve tenere un po’ a freno la lingua sui grillini se non vuole perdere definitivamente l’alleanza.
La Meloni che gongola e, pur aderendo alla narrazione del c.d. “centrodestra di governo”, sotto sotto, se ne frega di chi è la colpa.
Per Fratelli d’Italia, sottolinea Ignazio La Russa, questa è una situazione win-win: se si proseguiva con la legislatura, gli alleati storici sarebbero stati sbranati e il partito avrebbe saccheggiato di voti Lega e Forza Italia; in caso di elezioni sarebbero passati subito all’incasso.
A mio parere, a loro va meglio così: da qui alla scadenza naturale della legislatura e conseguenti elezioni (maggio 2023) sarebbero potute succedere tante cose, ma in due mesi è più difficile un totale ribaltamento delle condizioni politiche.
La Meloni ha già l’acquolina in bocca al solo pensiero di diventare Presidente del Consiglio.
Non è detto sarà così, perché in gioco ci sono molti fattori e interessi superiori, ma staremo a vedere cosa succederà.
Saranno certamente due mesi velenosissimi. Rimane da capire se questi conflitti incrociati porteranno alle urne tanti elettori o se affosseranno ulteriormente l’affluenza.
Per chi ama le campagne elettorali aggressive, sarà un periodo estremamente adrenalinico.
Non solo per le sfide tra partiti, ma dentro i partiti (se mi segui da tempo, non dovrebbe essere una novità): tra governisti e non, tra chi rimane e chi se ne andrà, magari a rimpolpare quel ‘centro’ di cui tanto si parla e che ora si trova spiazzato per il poco tempo a disposizione.
Mai come questa volta, anche chi sarà messo in lista in un posto sicuro, dovrà spendersi molto sul territorio e a livello economico.
In vista di futuri riposizionamenti il risultato nel proprio collegio di riferimento sarà fondamentale.
*A cura di Matteo Spigolon, fondatore di Fabbrica Politica







