Omicidio di Varese, l’addio a Fabio Limido ‘morto per amore’

Ucciso dall'ex genero mentre difendeva la figlia Lavinia

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La Basilica di San Vittore di Varese ha ospitato ieri pomeriggio le esequie di Fabio Limido, il 71enne ucciso lo scorso 6 maggio da Marco Manfrinati, ex marito della figlia Lavinia. Limido è stato colpito al collo e al torace dall’ex avvocato 40enne dopo essere intervenuto per difendere la figlia, a sua volta aggredita da Manfrinati.

Il feretro è arrivato in basilica alle 14.30 mentre la chiesa iniziava già a riempirsi di gente. A recitare l’omelia monsignor Peppino Maffi, ex prevosto di Varese e amico di famiglia, che ha celebrato il rito insieme al prevosto monsignor Luigi Panighetti. “Desideriamo pregare per Lavinia ed essere accanto a tutta la famiglia di Fabio, con discrezione. Vorremmo che la nostra fraternità, le nostre preghiere lenissero un po’ il dolore grande che c’è nel loro cuore” ha detto monsignor Maffi.

“La familiarità, il confronto, il dialogo costante con Marta mi ha permesso di conoscere bene il loro disagio, in questi anni, la percezione chiara che si potesse concretizzare qualcosa di molto grave, si sperava insieme che non si arrivasse mai a questo momento; ci siamo purtroppo arrivati”. “Fabio è morto – ha aggiunto il monsignore – perché ha sempre amato tanto la sua famiglia, per proteggere Lavinia ha perso la sua esistenza. Promuovete, con chiarezza e determinazione, la vittoria su ogni ingiustizia. Vorremmo una giustizia che previene, che accompagna, che custodisce, che sa anche punire il male”.

Al termine della cerimonia il saluto da parte della moglie Marta Criscuolo, che ha letto le parole di Lavinia. “Caro papà, sei sempre stato un uomo dall’equilibrio impeccabile, mettendo sempre noi 4 al centro della tua vita, anche prima di te stesso. E lo hai fatto anche questa volta”. Poi ha spiegato di aver chiesto a monsignor Panighetti di poter ospitare la cerimonia in basilica, dove tutto era iniziato col matrimonio di sua figlia. “Voglio promettere a mio marito che curerò tutte le ferite di mia figlia, che curerò le rose del suo giardino, che la sua società continuerà a prosperare con l’impegno di tutte noi e che insegnerò ai nostri nipotini a curare l’orto per imparare il valore dell’attesa”.

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