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No Data Center, adesso tocca anche ad Abbiategrasso

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Dopo alcuni incontri e confronti abbiamo deciso di incominciare a mobilitarci contro l’ennesima nocività che si vuole far calare dall’alto sul nostro territorio.

Vogliamo anche continuare ad approfondire cosa sono i DATA CENTER, capire e confrontarci con chiunque voglia criticare e fermare queste infrastrutture ad Abbiategrasso, nell’hinterland di Milano, in ogni dove.

Per questo invitiamo chiunque voglia opporsi a queste infrastrutture ad un primo momento di contestazione pubblica in Piazza Marconi il giorno 7 novembre dalle ore 15.
Per questo vi invitiamo anche ad un importante incontro l’8 ottobre al folletto 25603 alle ore 18 in cui ci sarà la posssibilità di confrontarsi con alcuni attivisti staunitensi del collettivo DCAC (Data Center Action Coalition) attivi nell’opposizione ai Data Center in Texas – USA e curatori della rivista Reboot, pubblicazione incentrata su storie e analisi provenienti dal mondo dei data center

In Italia i progetti di data center crescono vertiginosamente. Negli ultimi mesi quelli pianificati e proposti, soprattutto nella provincia di Milano e in Lombardia, di dimensioni enormi rispetto a quelli già attivi, sono parecchie decine. Ad Abbiategrasso sono due le aree nelle quali, con diverse modalità, si vorrebbero realizzare queste infrastrutture:

1) 30mila mq, per 60 Mega Watt, ampliabili fino ad un massimo di 100 MW, sui terreni agricoli e boschivi tra il Naviglio Grande, la ferrovia Milano-Mortara, il Folletto25603 e l’ex Convento dell’Annunciata. Terreni di proprietà di BCS S.P.A., società i cui lavoratori di viale Mazzini sono ormai senza stipendio da mesi e senza prospettive di soluzione che trova però le risorse per lo sviluppo di un progetto di speculazione.

2) 139mila mq, per 120 Mega Watt nell’area ex Ropal e in alcuni terreni agricoli limitrofi in via Dante (ai confini col comune di Ozzero) acquistati dalla società americana Digital Realty che ha realizzato più di 300 data centers in tutto il mondo i cui azionisti principali sono fondi d’investimento tra i più grandi al mondo (Black Rock, Norges Bank, Vanguard…). Fondi attivi nel settore della guerra e protagonisti del finanziamento del genocidio in Palestina, che hanno ricevuto intimazione da parte dell’ONU per non incorrere in violazioni dei diritti umani e complicità in crimini internazionali.

I data center sono enormi capannoni di cemento alti decine di metri che causano un mostruoso consumo di suolo e di risorse, con altissimi consumi di energia elettrica (non a caso si rievoca la possibilità di centrali nucleari o di nuovi progetti di centrali a gas , i due progetti di Bià consumerebbero come una città di circa 350mila abitanti), con emissioni di CO2 e di gas dai generatori di emergenza a diesel, costante rumore dagli impianti di ventilazione, un aumento della temperatura nel raggio di alcuni km (effetto isola di calore) e consumo d’acqua (più o meno a secondo della tipologia). I data center non portano lavoro, anzi, sviluppando l’intelligenza artificiale lo portano via. Tanti altri aspetti nocivi di queste infrastrutture rimangono oscuri e non sono chiariti.

Il sindaco e la giunta, accecati dagli oneri di urbanizzazione e dalle favole degli amministratori delegati (come quella dell’impossibile teleriscaldamento), ancora una volta, nella completa incapacità di comprendere i processi sociali, economici e urbanistici e tradendo la storia e la vocazione ambientale e agricola abbiatense, sostengono lo sfruttamento del territorio per il profitto di pochi; un territorio già segnato da scelte fatte in nome della speculazione, come la tangenziale o il centro commerciale, investimenti e infrastrutture che vengono dichiarati strategici e che si rivelano poi inutili e dannosi.

I data center sono sempre più necessari per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, snodo dell’infrastruttura del capitalismo digitale che cala nel territorio portandosi dietro le sue logiche: esasperare la diseguaglianze; supportare la sorveglianza e la guerra fatta a distanza con i droni, un click e si sgancia la bomba; aumentando lo strapotere delle big tech (grandi aziende tecnologiche) che guadagnano sfruttando i dati che noi produciamo; con social media disegnati per rendere dipendenti; con IA che con una foto rubata creano porno deepfake e pedopornografia; rendendo impossibile la vita ai negozi locali che devono contrastare e-commerce con prezzi imbattibili, possibili solo con lo sfruttamento del lavoro su tutta la catena, finendo così per svuotare le nostre città, trasformate in dormitori dove non c’è lavoro, nè vita, nè spazi sociali.

Vogliono farci credere che tutto questo sia inevitabile e che questo sia l’unico modello di “sviluppo”, ma, come tanti altri in Italia e nel mondo, vediamo chiaramente le contraddizioni e sappiamo bene che questa devastazione si può e si deve fermare! I loro profitti non possono passare sopra alla salute dei cittadini, alla tutela del nostro territorio, alla libertà di sapere che non ci sono basi militari americane di guerra digitale nascoste dentro a un server dietro casa.

Vogliamo difendere le nostre comunità e fermare i data center ad Abbiategrasso e ovunque, per decidere in prima persona la città che vogliamo, in base ai nostri bisogni, ai nostri desideri e ai nostri sogni.

SABATO 7 NOVEMBRE ORE 15:00 PRESIDIO IN PIAZZA MARCONI

DOMENICA 8 NOVEMBRE ore 18 INCONTRO AL FOLLETTO 25603

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