Luogo di riflessioni e riforme culturali sviluppatesi in Ticino a partire dal 1900 e nate nella Svizzera del Nord, dove già fiorivano nuovi modelli di vita. La letteratura, la musica e la danza moderna diffusasi da lì in tutto il mondo, ancora una volta sono diventati essenziali per ricordarci che incontro, perdita e fragilità non sono condizioni separate, ma convivono nella stessa stanza, in un percorso quasi terapeutico e curativo.
Tutto ciò diviene così un profondo motivo di orgoglio per la Svizzera italiana, dal passato al presente.
Si sono appena concluse anche quest’anno, le giornate dedicate al libero pensiero e allo scambio culturale, per le quali la storica collina del Monte Verità si rende cuore pulsante, evocando immagini di “rottura”, libertà e sperimentazione, così come fa dalla sua nascita nel 1900.
Per chi legge dall’Italia e non sa cosa rappresentino l’ideale e l’utopia del Monte Verità, è necessario approfondire.
Già nel 1803, un gruppo di pionieri di un pensiero fuori dalle regole collettive che permeavano la società mondiale dell’epoca, mise radice in quella piccola collina che si affaccia sul lago di Ascona, ed alla quale diedero questo nome altamente simbolico.
La vita di quel tempo non offriva molte alternative a chi volesse rifuggire schemi capitalisti quanto quelli comunisti, nonché i dogmi puramente religiosi, di solito portatori di proibizioni di vario tipo: è così che quel piccolo mondo appartato, divenne rifugio nascosto e parallelo, dove essere sé stessi e vivere la natura umana e l’amore libero, fusi con una rigogliosa natura, da sempre profumata di mediterraneità, grazie ad un clima particolarmente mite.
Ciò diede adito ad un vero e proprio movimento intellettuale che avrebbe promosso da lì in avanti una divulgazione più fedele all’animo umano.
Tutta questa intuizione fu raccolta dall’ex presidente del Locarno Film Festival, Marco Solari, che rafforzando questi concetti e meglio radicandoli in Ticino, volle creare un ideale ponte tra Nord e Sud delle Alpi.
Con molta commozione, nelle parole del Sindaco di Ascona Giorgio Gilardi, è stato ricordato anche un altro nome che si può definire un padre fondatore, che ha contribuito a concretizzare l’idea pionieristica iniziale in ciò che è oggi il Monte Verità, mettendone al centro ed esaltando l’anima artistica della Svizzera italiana: Eros Bergonzoli, scomparso nell’estate 2021.
L’amore libero, dicevamo… Ma esiste davvero? In realtà non così esplicitamente, perché, come è stato detto sul palco, “L’amore è un sentimento che lega, impegna e chiede una risposta. Viviamo in un’epoca che parla molto di libertà e che ci mette tanti mezzi a disposizione per incontrarci, ma poi abbiamo paura sia dell’altro che di afferrarla e viverla questa libertà. Cosa accade quando l’amore non è più libertà assoluta ma incontro con il vincolo, con l’altro e con il rischio e con la nostra stessa ‘finitudine’? Il sottotitolo scelto per l’edizione di quest’anno, con una leggerezza solo apparente, ha riassunto tutto questo”.
Da allora, una delle più intense manifestazioni cultural-letterarie in Canton Ticino, è sicuramente quella degli Eventi Letterari del Monte Verità.
Quest’anno alla sua 14a edizione, l’affluenza di pubblico registrata ha ri-confermato la propria capacità di abbracciare tematiche di grande spessore e di saperlo fare in un modo efficace e pieno d’amore, restando sempre sul pezzo.
E proprio all’amore è stata dedicata l’edizione 2026 appena conclusasi, con il sottotitolo “Dance Me to the End of Love”, citazione presa in prestito da un popolare brano di Leonard Cohen e composta finemente, di elementi volti a svelare lo stretto rapporto tra amore e morte.
Secondo l’autore Emanuele Trevi, ospite della serata inaugurale ed intervistato da Giuliana Altamura, ma come già raccontato spesso anche dai più autorevoli esponenti della psicanalisi moderna, ogni essere umano è pervaso da due grandi forze: la prima è quella dell’erotismo e dell’amore, che si traducono in energia creativa di tutte le cose; l’altra, più oscura, è l’impulso di morte, che altro non è che l’inconscio desiderio di trasformazione e di ritorno ad essere polvere mescolata alla natura, che viaggia nel tempo e nel Cosmo, senza più consapevolezza.
Temi a lui evidentemente cari e ben conosciuti, visto che è a sua volta figlio di uno psiconalista di corrente Junghiana, Mario Trevi.
L’ospite, conosciuto alla vasta comunità di lettori soprattutto come scrittore di successo e critico letterario di punta del panorama italiano, durante l’intervista pubblica svoltasi presso il PalaCinema di Locarno, ha inoltre esplorato con toni leggeri e di semplice comprensione, le sinapsi che collegano ed uniscono le nostre “due vite”: – Una è quella che realmente viviamo, l’altra è quella nella quale rimaniamo come ricordo nella memoria di chi ci ha amato e capito davvero, ha detto.
Con queste parole si è ri-collegato al suo libro “Due Vite”, edito da Neri Pozza, che nel 2021 gli è valso il Premio Strega, superando altri validissimi concorrenti.
Si, perché non ne abbiamo altra, ha aggiunto, quasi un po’ mesto e rivolgendo lo sguardo alla straripante platea.
È stato poi fondamentale per lui addentrarsi nei pilastri della propria identità, come quelli che lui definisce “tipica origine meridionale” e tutto ciò che la compone, dallo stretto legame con la genitrice, che quasi diventa figura matriarcale e centro di un micro e macro cosmo famigliare e sociale, dove una delle manifestazioni più morbida eppure evidente, è il fatto di alzarsi per portarle ciò che desidera mangiare quando si è tutti riuniti a tavola, le immense tavolate del Sud; a quell’essere un po’ il figlio maschio e prediletto, un po’ quello che poi la matriarca saprà improvvisamente mettere al mondo “per la seconda volta”, quando sarà tempo di diventare uomo per davvero e di spiegare le vele.
Per farlo al meglio, sul palco ha approfondito i paragrafi salienti del suo ultimo libro, “Mia Nonna e il Conte”, edito da Solferino Libri, anno 2024.
Invitato nelle migliori rubriche letterarie, dagli schermi di SkyTG24, aveva parlato agli spettatori del suo libro “La Casa del Mago”; ma lui stesso ha collaborato e tuttora collabora, in veste di critico con le migliori testate giornalistiche, sia televisive che cartacee.
Questi appuntamenti anche quest’anno sono stati permessi da tutte quelle istituzioni, partner e sponsor che come per ogni edizione, hanno garantito il loro sostegno: tra questi, ovviamente il Cantone Ticino, il Municipio di Ascona, l’Ente Turistico Ascona-Locarno, le varie fondazioni che profondono aiuti, non da ultima, la stessa Fondazione Monte Verità, e sponsor come La Mobiliare.
Monica Mazzei
Freelance culturale per TicinoNotizie.it
*in evidenza una foto delle prime comunità che si insediarono sul Monte Verità

















