Milanesi in fuga dalla città tra smart working (e altro)

Strade meno affollate del previsto

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“Che fine hanno fatto tutti i milanesi?” domanda una signora mentre aspetta il tram in piazza della Repubblica, con in mano i sacchetti della spesa. Intorno, atleti in tuta blu attraversano la strada con gli zaini sulle spalle mentre una
coda di van neri si muove nella direzione degli hotel a cinque stelle
in zona. A poche ore dalla cerimonia inaugurale allo stadio di San
Siro, che darà ufficialmente il via ai Giochi di MILANO-Cortina,
l’immagine che emerge è quella di una città insolitamente vuota.

Strade meno affollate del previsto, un centro storico silenzioso e
flussi turistici discontinui. Eppure, nelle settimane precedenti, le
previsioni parlavano di una MILANO presa d’assalto: hotel esauriti,
ristoranti pieni, mezzi pubblici al limite. Uno scenario che aveva
spinto le istituzioni a predisporre un piano straordinario di
sicurezza e viabilità, con zone rosse e controlli rafforzati. Nel
cuore della città, tra le 14 e le 21 di oggi, sono state interdette al
traffico molte delle vie simbolo: piazza della Scala, via Manzoni, via
Verdi, piazza San Fedele, piazza Mercanti, piazza del Duomo, via
Torino (nel tratto di via Mazzini), via Marconi, piazza Fontana e
l’area del Palazzo Reale, dove si terrà alle 17.30 un cocktail con il
presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A queste si sono
aggiunte, fino a mezzanotte, le limitazioni all’accesso pedonale in
via Mazzini, via Mengoni e in gran parte della zona Duomo.

Chiuse anche importanti arterie in altre zone della città: in area Parco
Sempione e Arco della Pace, nel pomeriggio e in serata, stop al
traffico su corso Sempione, via Pagano e nelle strade limitrofe; in
zona ovest, limitazioni su viale Alemagna e viale Milton; nei pressi
delle Ferrovie Nord, chiusure parziali su viale Curie. Un dispositivo
imponente ma necessario per garantire ordine e sicurezza, che ha avuto
anche un effetto collaterale: scoraggiare molti residenti, che hanno
preferito lasciare la città o restare in casa.

A favorire questa ‘fuga’ temporanea ha contribuito anche la decisione
del sindaco, Giuseppe Sala, di invitare i cittadini allo smart
working, accompagnata dalla chiusura delle scuole per la giornata
inaugurale. Una misura pensata per decongestionare il traffico in
vista delle Olimpiadi ma che ha ulteriormente svuotato uffici e
strade. “Meglio andarsene” è stata una delle frasi più ricorrenti
nelle settimane precedenti all’evento.

E infatti molti milanesi hanno anticipato le ferie o organizzato brevi viaggi fuori città, temendo di restare intrappolati in una metropoli blindata tra deviazioni e
trasporti rallentati. In centro i turisti ci sono, alcuni negozi hanno
deciso di restare comunque aperti, la metropolitana è in servizio e i
curiosi si danno appuntamento per seguire il percorso della torcia
olimpiaca ma i flussi appaiono irregolari. Non c’è il caos annunciato
quanto una calma insolita, interrotta qua e là da momenti di euforia
tipici dei grandi appuntamenti internazionali.

È ancora presto per fare un bilancio definitivo e probabilmente
saranno i numeri a smentire questa percezione di vuoto. Resta però il
confronto con altri eventi cittadini, come la Fashion Week o la Design
Week, che tradizionalmente portano in strada una folla molto più
visibile. Secondo le stime del Centro Studi di Confcommercio,
l’indotto economico atteso per la città durante i Giochi dovrebbe
aggirarsi intorno ai 319 milioni di euro. Un dato che, se confermato,
racconta un impatto significativo, anche se per ora poco percepibile
nella vita quotidiana dei milanesi. Per il momento, MILANO sembra
attendere l’inizio delle Olimpiadi con discrezione e sobrietà, come è
nel suo stile.

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