Maxi evasione fiscale per 20 anni tra Italia e Cina, giudici confiscano 65 milioni

Cinque condanne a Milano

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Cinque condanne a pene fino a 6 anni e mezzo di reclusione e confische per oltre 65 milioni di euro in totale. Si è chiuso così oggi in primo grado a Milano un filone processuale della maxi inchiesta che, nel marzo dello scorso anno, aveva portato a 22 arresti e ad un sequestro da quasi 300 milioni di euro. Un’indagine su una rete di consorzi e cooperative, nel settore della logistica e del facchinaggio, che evadevano il fisco e venivano fatte fallire. Un “sistema” di evasione fiscale che sarebbe andato avanti per oltre 20 anni, dal 2000 in poi, anche sull’asse Italia-Cina.

Nel processo con rito abbreviato, anche per l’accusa di autoriciclaggio, oltre che per associazione a delinquere, bancarotta e false fatture, sono stati condannati, tra gli altri, dalla seconda penale (giudici Clivio-Filippini-Subinaghi) Salvatore Bordo (a 6 anni e mezzo), presunto “amministratore di diritto e di fatto di svariate imprese” coinvolte nella maxi frode, e Jin Weiwei (5 anni) suo “importante collaboratore” , che avrebbe coordinato le “retrocessioni di denaro” cash, come in una “filiera parabancaria”, scrivevano i magistrati.

Dalle indagini, coordinate dai pm Grazia Colacicco e Pasquale Addesso e condotte dalla Gdf di Milano anche con l’uso fondamentale del trojan, era emerso un “danno di vaste dimensioni nei confronti dell’Erario”, come scritto dal gip Luca Milani nell’ordinanza, con l’inquinamento del “mercato del lavoro in settori nevralgici”. Tra i numeri dell’inchiesta i 51 indagati, tra cui 17 cinesi, i quasi 130 capi di imputazione e i circa “270 milioni di euro” versati in Cina, con pagamenti di false fatture, e poi rientrati in contanti in Italia.

A finire sotto indagine, in particolare, erano stati il Consorzio Sac e il Consorzio Progresso Logistico di Lainate e la Ailati Scarl di Trezzano sul Naviglio, che avrebbero gestito decine di cooperative “usa e getta”.

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