RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
MAGENTA La coda di automobili, disordinata, a costeggiare l’ossario e le rotaie della stazione di Magenta, sembrerebbe una processione se al posto delle giaculatorie l’aria non trasportasse lo stridore del clacson e le bestemmie, mute, di chi ha come unica arma il doloroso gesticolare negli abitacoli.
Santi scomodati perché siano comodi i ragazzi, accompagnati dalle madri in Suv (anche dai padri, ma in barba al politicamente corretto più dalle madri) che depositano i pargoli a un passo dalle scuole.
Pargoli ambosessi su cui già si scorge la peluria sottonaso e ben più di un accenno di seno, eppure reputati incapaci di raggiungere la scuola superiore in pullman, in bicicletta, a piedi, in treno, in pedalò, con qualsivoglia mezzo insomma che non preveda l’ansia e l’amore servile del genitore. Fermo come me, lui però per scelta e con le quattro frecce come fosse giustificazione, in mezzo alla decima bolgia dell’inferno.
Quella dei falsari di sentimenti.
Trismegisto.
