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Magenta: serata al caminetto nella sede degli Alpini: tra storia e natura nel Parco del Ticino (VIDEO)

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MAGENTA – Una serata diversa, tra la storia e la natura nel Parco del Ticino. Organizzata presso la sede del Gruppo Alpini di Magenta davanti ad un caminetto e ad una bella platea appassionata. Presentata da Imerio Castiglioni per il Corpo Musicale dei Pompieri con le relazioni di Andrea Ranzini del Rotary Club Magenta e del fotografo naturalista Marcello Stoppa Corona. L’obiettivo è di organizzare, a breve, degli eventi proprio nel Parco.

Delle camminate con la presenza dei fotografi esperti e dei volontari di Protezione Civile che anche l’altra sera hanno fatto un passaggio nella sede degli Alpini con la ex sindaca Chiara Calati oggi volontaria. L’altra sera si è parlato di quello che accadde nell’immediato dopoguerra in un’area sotto il comune di Boffalora ancora per certi versi sconosciuta. L’argomento è stato trattato da Andrea Ranzini che ha esordito ricordando Beppe Parazzini, già presidente dell’associazione Nazionale Alpini.

“Lo scorso anno – ha detto Ranzini – abbiamo avviato una ricerca che ha riguardato il nome di Magenta. Stefano Bagnasco, editore della rivista Storia Militare, aveva avviato alcune ricerche sugli armamenti israeliani dopo la seconda guerra mondiale. Si imbatte nel libro di Ada Sereni del 1973, i Clandestini del Mare, nel quale si cita il campo di Magenta”. Partono delle ricerche più approfondite con l’ausilio del Rotary che chiariscono che tra il 1945 e il ‘48 si parla di quel campo di Magenta, ma sotto il territorio di Boffalora.

“Tra il ‘45 e il ‘48, circa 20mila ebrei, molti bambini, transitarono in quel campo – racconta Ranzini. Arrivavano dai campi di concentramento. Molti rientrarono nelle proprie abitazioni. Ma coloro che arrivavano dai paesi dell’est Europa non potevano più rientrare essendo di fede ebraica, e così si pensò ad un campo per accoglierli. Campo che venne individuato all’interno della Villa Fagiana a Boffalora. Si chiama campo di Magenta perché sulle carte militari il ponte sul Ticino è chiamato Magenta bridge. Il campo viene usato per una sorta di training. Perché quei bambini andranno a costituire il nuovo stato di Israele. Il futuro Mossad mandò a Magenta alcuni agenti di rango per gestirlo. Saranno loro ad allestire il campo come deposito di armi. Un agente si occupava dei ragazzi e dello svolgimento delle attività quotidiane. Nel campo di Magenta i ragazzi arrivavano distrutti, fisicamente e psicologicamente. Provenivano dai campi di concentramento. Giocarono a calcio, andarono al primo cinema boffalorese. Si ricostruirono una vita dopo le atrocità. Quel campo fu per loro la rinascita”.

Ci sarà, più avanti, un’escursione in quel luogo situato poco prima del ponte sul Ticino, seguendo una stradina che porta verso la linea ferroviaria Milano Torino. La seconda parte della serata ha visto il fotografo Marcello Stoppa Corona raccontare le bellezze che si incontrano durante le camminate tra i sentieri. Luoghi dove la natura regna incontrastata, dove bisogna entrare in punta di piedi senza fare troppo rumore. Dove si incontra facilmente l’airone bianco soprannominato ‘l’angelo’ da Marcello per la sua maestosità alare. Poi c’è l’airone cenerino, anche lui facile da vedere. O l’airone guardabuoi e l’airone rosso. Il capriolo, uno dei simboli impossibili da non vedere nella Fagiana.

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