MAGENTA – Il nostro metodo parla di un incontro: l’adulto guarda il bambino con stima e rispetto e l’incontro avviene. Il rapporto significativo che nasce è un’occasione d’esperienza per entrambi. L’adulto crea le condizioni per far sì che il bambino si senta sicuro di potersi lasciar andare e possa “dirsi”. In un rapporto di fiducia che è un “crescendo”, l’adulto può chiedere di più al bambino.
Mitigato dalla nostra continua attenzione al negativo, al buio, ad insuccessi e anche fallimenti, troppo spesso chiudiamo gli occhi di fronte a tutto quanto di positivo e bello ci circonda, ogni giorno.
E’ il caso (anche) di Magenta, dove da settimane stiamo cercando di volgere lo sguardo a quelle cose cui guardare con desiderio, positività, intensa passione.
E noi ne abbiamo vista una straordinaria di cosa, sabato mattina: l’Open day delle scuole materne Giacobbe e Fornaroli, che sotto l’appassionata guida del presidente Gabriele Bollasina, e del suo staff composto quasi interamente da giovani e bravissime donne (docenti ma non solo), continua a sfondare record anno dopo anno.
Realtà con 123 anni di storia (nasce infatti nel 1895), il Giacobbe Fornaroli conta ormai 225 bambini e bambine iscritti a Magenta e Pontevecchio, con prospettive di ulteriore crescita per arrivare oltre i 270 alunni.
Ma come si è potuto raggiungere un risultato così straordinario? “Noi siamo una scuola non confessionale, ma che parte dal rischio educativo e dalla riflessione che don Luigi Giussani condensò in un libro del 1978. Da lì è nato un gruppo di pedagogisti, coi quali ci confrontiamo costantemente perché applichiamo esattamente il loro metodo”.
Il risultato è incredibile: richiamandosi all’esperienza dell’incontro tra l’uomo e Cristo, il Giacobbe Fornaroli è divenuto il richiamo per famiglie di credenti, di islamici, ma anche di persone indifferenti alla religione. Ma non al ‘senso’ religioso.
“Noi sperimentiamo ed educhiamo all’incontro, all’esperienza. Siamo una scuola di valori, non una scuola che indottrina. E per questo le famiglie ci affidano senza esitazione i loro figli”.
Basta girare per i due asili e chiunque se ne rende conto: tutto parla, descrive, diffonde l’idea di una realtà viva, dinamica, in cammino, che chiede molto ma tuttavia dando molto di più a chi ne accetta l’impostazione valoriale.
Opera fondamentale e tra le più originali della produzione di Luigi Giussani, Il rischio educativo esprime la preoccupazione che è al centro dell’intera sua proposta – come viene ricordato nell’introduzione: “Il tema principale, per noi, in tutti i nostri discorsi, è l’educazione” –. Tre i fattori costitutivi della proposta dell’Autore: la comunicazione di una tradizione, dentro una esperienza presente, per liberare i giovani e metterli nelle condizioni migliori per valutare criticamente ogni aspetto della realtà. Dal “rischio” del confronto con l’ambiente circostante si genera la personalità di chi è educato: la sua libertà, cioè, “diviene”. Si coglie, in queste pagine, la freschezza di una concezione educativa vissuta e sperimentata – prima come insegnante al liceo Berchet di Milano, e poi come professore all’Università Cattolica di Milano.
Risultati pratici? Presto al Giacobbe di Magenta si dovrà costruire una nuova aula, perché serve spazio.
E i soldi per ingrandirsi chi ve li dà, chiediamo a Bollasina. ‘Le banche, e senza il minimo problema”, risponde.
E’ tutto qui. La grandezza, il lusso della semplicità. Ed assieme, la sua stupefacente grandezza.
Fab. Pro.
„Il nostro nemico è la paura, inevitabile in ciascuno di noi. Perché? Perché ognuno di noi viene dal nulla. La paura è il fiato del nulla da cui veniamo, che si traduce nell’esaltazione delle piccolezze, delle meschinità: la meschinità dell’abbraccio, la meschinità del possesso, la meschinità dell’appropriazione, la meschinità dell’ira, la meschinità della pigrizia.“