Per tutta la vita mi sono sentito dire: “Abbassa la voce”. La mia voce alta, forte e squillante è sempre stata un problema, un peso che mi portavo dietro tra timidezze e rimproveri. Poi, un giorno, su un treno per Roma, tutto è cambiato. Mentre una signora mi bersagliava di osservazioni saccenti sulla mia sguaiataggine, una voce si levò sopra le altre, ferma e carismatica: “Io, come urlatore, ci ho fatto carriera”.
Era lui. Era Tony Dallara.
L’incontro: tra musica e pittura
Quello che era iniziato come un rimprovero da parte di una sconosciuta si trasformò in una lezione di vita. Tony non era solo il re del “Ghiaccio Bollente”; scoprii un uomo colto, un artista della tela capace di parlare con la stessa passione di spartiti e di pennelli. Quando la signora comprese chi avesse davanti, passò istantaneamente dal disprezzo alla richiesta di una foto. Tony, con la classe dei veri grandi, rispose: “La facciamo tutti e tre insieme”. In quel gesto c’era tutta la sua nobiltà: non lasciare indietro nessuno, nemmeno chi ci aveva appena criticato.
Il ritorno del “Ghiaccio Bollente”
Gli anni passano, ma i miti restano. Ci siamo ritrovati in una fredda Milano, e poi ancora nell’era digitale dei social. Nonostante la sua fama, Tony non ha mai smesso di essere un uomo accessibile. Quando gli chiesi un’intervista, la sua risposta fu un misto di pragmatismo e affetto: mi diede il numero del suo storico agente, Franco Matano, legando ancora una volta il presente alla storia dei suoi “Campioni”.
Ricordo ancora l’emozione di quel giorno. Ero bloccato, la voce mi tremava per il rispetto che portavo all’uomo e all’artista. Lui mi guardò e, con la fermezza di un padre, mi sbloccò: “Biondo, alle sette mangio e voglio averti come ospite, quindi tira un bel respiro e andiamo”.
Un tuffo negli anni del Juke-box
Intervistarlo è stato come fare un tuffo in quell’Italia dove i giovani erano la vera ricchezza. Gli anni ’50 e ’60, il boom economico e sociale, l’epoca in cui bastava un juke-box per far innamorare intere generazioni. Con canzoni come “Come prima”, Tony ha dato la colonna sonora ai sogni di milioni di italiani, aiutandoli a dichiararsi, a sposarsi e a diventare genitori.
L’ultimo volo verso il Paradiso della Musica
Oggi Tony va in cielo, dove lo aspetta un altro signore della musica, Roberto Matano. Immagino il Paradiso con una schiera di angeli canterini, pronti ad accogliere un grande “urlatore”. Forse lassù nessuno gli chiederà di abbassare il volume, perché Dio sarà felice di ascoltare quella voce che ha saputo scuotere l’anima di un Paese intero.
Grazie, Tony. Grazie per avermi insegnato che il tono alto non è un errore, ma un dono. E grazie per avermi aiutato a vincere le mie timidezze, una nota alla volta.


















