HomeAmbiente+Lombardia e siccità. I geologi: laghi meno 50%. Coldiretti: riso a rischio

+Lombardia e siccità. I geologi: laghi meno 50%. Coldiretti: riso a rischio

 
MILANO ”Stiamo seguendo con particolare attenzione il rischio siccità in Lombardia. A fine gennaio le riserve di acqua in Lombardia erano di circa il 45% in meno rispetto alla media tra il 2006 e il 2020, il livello dei laghi era inferiore di poco più del 50%”.
Lo fa sapere in una nota Roberto Perotti, presidente dell’Ordine dei geologi della Lombardia, spiegando che “la problematica dell’ingressione del cuneo salino al delta del Po, che lo scorso anno aveva visto un arretramento di 40 chilometri, quest’anno potrebbe avere maggiori criticità”. Spiegando di “non condividere la linea dell’allarmismo, piuttosto dell’attenzionismo”, Perotti avverte che “la siccità dello scorso anno e la scarsa ricarica invernale dettata da nevicate e piogge, porterà inevitabilmente ad uno stato di allertamento per l’anno in corso”. Da quando a fine gennaio Arpa Lombardia ha segnalato un calo di molti indicatori, rispetto alla media del periodo, “non c’è stato un miglioramento e le previsioni meteo dei prossimi 15 giorni non promettono nulla di ‘buono’ in termini di precipitazioni”, sottolinea il presidente dei geologi della Lombardia. Per Perrotti per evitare di “incorrere in problematiche analoghe a quelle dello scorso anno, è necessario un intervento programmato e coordinato, anche e soprattutto sul lungo periodo; quantomeno per cercare di evitare di trovarsi ogni anno con il medesimo problema, se non peggiore rispetto all’anno precedente”.

RISO

 A causa della siccità verranno coltivati quest’anno in Italia quasi 8mila ettari di riso in meno per un totale di appena 211mila ettari, ai minimi da trenta anni. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base delle previsioni nel sottolineare che le preoccupazioni per il riso sono rappresentative delle difficoltà in cui si trova l’intera agricoltura nazionale. Il riso è una coltura che per crescere e garantire l’equilibrio ambientale e faunistico di interi territori ha infatti bisogno di acqua. Il crollo di oltre il 30% la produzione del riso in Italia nell’ultimo anno a causa del meteo pazzo sta spingendo gli agricoltori, precisa la Coldiretti, ad abbandonare le risaie con effetti preoccupanti sull’ecosistema, l’economia e l’occupazione. La perdita del riso non fa altro che aumentare il problema della carenza idrica perché la sua coltivazione garantisce dei veri e propri bacini idrici risultando determinante per l’ambiente ma per tutto l’agroecosistema. Un vero shock con oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera, ma anche per la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Sono 200 infatti, evidenzia la Coldiretti, le varietà iscritte nel registro nazionale, dal vero Carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato ”re dei risi”, all’Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana. Con 1,5 milioni di tonnellate all’anno l’Italia garantisce il 50% dell’intera produzione di riso della Ue di cui è il primo fornitore, con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo. Gli italiani, precisa Coldiretti, consumano in media fra i 5 e i 6 chili di riso a testa. In Italia con 9 risaie su 10 sono concentrate fra la Lombardia, Veneto e il Piemonte al nord dove è caduto il 40% di pioggia in meno rispetto alla media storica secondo l’analisi Coldiretti su dati Isac Cnr. L’allarme siccità riguarda in realtà tutte le coltivazioni alla vigilia delle semine 2023 con il fiume Po a secco che al Ponte della Becca (Pavia) si trova a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico, con le rive ridotte a spiagge di sabbia come in estate. La situazione del più grande fiume italiano è rappresentativa delle difficoltà in cui si trovano tutti gli altri corsi d’acqua del settentrione con i grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 34% del lago di Garda al 38% di quello Maggiore fino ad appena al 21% di quello di Como ma si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell’arco alpino ed appenninico.

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