Locarno Film Festival edizione numero 76. Dalla nostra inviata Monica Mazzei

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IL PARDO: UN FUNAMBOLO IN EQUILIBRIO CON GRAZIA ED ELEGANZA, CHE CI TIENE CON IL FIATO SOSPESO

LOCARNO CH – Gli auguri di Marina Carobbio Guscetti, Alain Berset, Marco Solari, Alain Scherrer, e del direttore artistico Giona A. Nazzaro, per un futuro avvincente del Locarno Film Festival. –

“Il cinema è meglio insieme”, questo il cavallo di battaglia di quest’anno.

Si parla spesso degli effetti speciali nel cinema, ma nessuno pensa mai ai primi effetti speciali di un essere umano: quelli della mente.

La mente è immaginazione, visualizzazione, desiderio, anche fisico, proiezione e scomponimento del se’ e per recitare e trasmettere le emozioni del proprio personaggio, ci vuole l’empatia che con esso bisogna saper provare… Già: la definizione corretta è “immedesimazione”.

Questi sono i motivi per i quali non bisogna sostituire l’essere umano nei vari contesti nei quali lo stesso può mettere in atto queste capacità: ogni volta che lo fa, l’uomo perde se stesso; perde una particella di quelle capacità.

L’intelligenza artificiale non crea, non ne sarebbe in grado: può solo finalizzare, una frase, un’azione, creando abbinamenti o ricreando ciò che già esiste, ripetendolo tecnicamente il più perfettamente possibile.

Davvero ne abbiamo bisogno anche nella settima arte?

Io approvo questo sciopero degli attori, anche se indubbiamente ha rubato qualcosa a questa edizione del festival.

Lo sciopero è anche per lo spettatore.

Anche lo spettatore ignaro, perché non ha la consapevolezza della profondità dell’interiorità umana. Sarebbe la prima vittima di una rieducazione della propria mente da parte dell’Intelligenza artificiale: noi rischiamo di essere da quest’ultima riplasmati.

Facciamo un passo indietro: quanto abbiamo già perso?

In questo 76Locarno ci si confronta, anche attraverso mestieri che non ci sono quasi più… Come la sarta.

La sarta che ci abitua ad un contatto che profuma di intimità, come quello che nasce tra pittore e modella: due mani che si posano su di una silhouette per rivestirla o rimodellarla dentro ad una stoffa, sono come due occhi che si poggiano su di un corpo, e guidano la mano che lo “copia” su tela e, in un certo senso, lo possiede.

Se smettiamo di farlo, noi DIMENTICHIAMO cosa significhi, e così le emozioni che tutto questo suscita in noi… Mentre doniamo sempre più all’AI, la possibilità di imitarci in un modo completamente esteriore.

Questo sciopero capita in una edizione di addii: dopo 23 anni, è l’ultima per il Presidente Marco Solari, il cui posto sarà preso dalla miliardaria collezionista d’arte e mecenate, Maja Hoffmann; mentre il presidente della Confederazione Berset ha annunciato le proprie dimissioni dal Consiglio Federale e a dicembre non si ricandiderà.

Ed è stato proprio quest’ultimo a definire il Locarno Film Festival un diamante per tuta la Svizzera, al di là dei clichè che ad esempio riferiscono sempre le stesse cose, come dello schermo più grande d’Europa, ecc.

In tutto ciò il Locarno Film Festival è una realtà enorme eppure umana, nella quale trapelano sentimenti traboccanti di affetto puro non solo per la settima arte ma anche per il pubblico e nelle relazioni fra coloro che vi lavorano per realizzarlo ogni anno. Non solo sfavillio, dunque; ma tanta infinita umanità.

Il Sindaco di Locarno Alain Scherrer, si era così pronunciato, in apertura del discorso ufficiale: “La vita è dura, difficile da cambiare e modificare. si è presi in un vortice di negatività. Si può dire che sa di tappo! A volte, dopo fatti aberranti, un colore scuro riveste ogni sfumatura ed ogni sentimento. Il ruolo del cinema è quello di offrire testimonianze e ritratti della vita vera, permettendo di accettarla, perché quelle storie, animate da attrici ed attori, sembrano essere impossibili da accettare e in grado di squilibrare addirittura intere serate e giorni a venire. È il cinema: ed in realtà qualsiasi spettatore ci scopre un suo sentimento. Un film può rivelare la vita a chi è capace di recepire e cogliere, nella vita di tutti i giorni, i piccoli drammi, le difficoltà, che il cinema sa svelare. Il mondo politico, finanziario e a qualsiasi livello, è a volte chiamato all’azione per evitare le tragedie che il cinema racconta. La pandemia è stato uno di quei momenti: un film senza sceneggiatura, che non sapevi dove andava a finire, nella quale come in un film si è continuato a fare e rifare le stesse scene”, ha concluso, ringraziando sia Berset che Solari, per le qualità che hanno portato al cinema ed alla Svizzera.

Marina Carobbio Guscetti, Consigliera di Stato, ha invece esordito con queste parole:

“I Passaggi di testimone sono delicati ed importanti., perché gli equilibri che reggono l’amministrazione di un sistema come quello internazionale del Locarno Film Festival, sono molto complessi. Chi se ne va ha dato moltissimo a questo festival, ma rinnovarsi è necessario se si vuole continuare a crescere. Un ringraziamento ancora va quindi anche ad Emanuele Bertoli, come a tutte le altre persone che non ho citato. Oggi il festival è sano e forte grazie al contributo di queste personalità. Grazie di cuore dunque per ciò che avete donato e auguri a chi raccoglierà questi ruoli di spessore.

… Immaginate di vedere qui sulle nostre teste, un Pardo che cammina su un filo, maestoso, passo dopo passo, si tiene in equilibrio con grazia ed eleganza, tenendoci con il fiato sospeso. Perché tutto ciò? Perché camminare in equilibrio su un filo, come chi si è retto in equilibrio per 45 minuti a New York, dove prima c’erano le Torri Gemelle? Il senso forse lo possiamo trarre da un trattato sul funambolismo, che cito: ‘Bisogna battersi contro gli elementi e tenersi in equilibrio su un filo è poca cosa. La forza propulsiva è sapersi tenere in equilibrio con la schiena dritta anche in mezzo alla follia. Ecco il mio augurio per il festival: continuare a restare sempre con la schiena dritta ed ostinata in mezzo a qualsiasi follia, mantenendo viva una linea artistica di scoperta”.

Il Capo del Dipartimento Federale dell’Interno e della Cultura e Presidente della Confederazione svizzera, Alain Berset:

“Il Locarno Film Festival non è solo quello dei cliché del Leopardo, del sole, dello schermo più grande d’Europa e dei complimenti ad ogni costo. Oggi è riconosciuto come tutti i maggiori festival internazionali. Il Festival del Film ha ripreso colore. Un festival che ormai ha un suo ruolo in tutta la Svizzera e nel mondo, e che è diventato la punta di diamante della Svizzera. Anche il mondo del Cinema svizzero ha acquisito nel mondo maggior rilevanza.”

Marco Solari, al suo ultimo discorso:

“A nome non solo mio, ma anche della Direzione, voglio ringraziare ancora una volta tutto lo staff, fino ad ogni collaboratrice e collaboratore del festival. Ringraziamo poi quelli che impropriamente si chiamano sponsor ma in realtà sono veri e propri partner. Più di cento milioni di franchi ci arrivano dall’economia privata, anche di oltre Gottardo, contribuendo esattamente come il mondo politico. ¾ di miliardo è ciò che poi, incluso il nostro lavoro e l’indotto, è tutto ciò che complessivamente di produce. Un risultato enorme. Ringraziamo un pubblico fedelissimo e la stampa. Questa ultima non sempre benevolmente ma anche con le giuste critiche.

… E qui volevo arrivare, ringrazio la politica che fin dal primo momento è stata vicina al festival, partendo dai vari sindaci di Locarno.
Consiglio di Stato, Gran Consiglio e sindaci limitrofi pure ringrazio. Ringrazio chi come Bertoli ha avuto una mano protettrice sul festival; ed oggi, Marina Carobbio Guscetti.
Un ringraziamento speciale ed un applauso a Berset, che per la Svizzera tutta ha fatto tantissimo, oltre al suo grande contributo per il cinema e per il festival. Non dobbiamo poi dimenticare il suo ruolo durante la pandemia, quando il popolo ha chiesto non solo di essere amministrato, ma di essere governato, e lui è sempre stato in prima fila e si è speso enormemente.
Mario Timbal e il prof. Lurati hanno pure dato un forte contributo a questo evento.
Chi raccoglierà il mio testimone presidia la più grande commissione culturale al mondo. La signora Hoffmann ha espresso tutto il suo amore per la Svizzera italiana in generale.
“Il presidente non ha poi mancato di sottolineare ancora una volta un tema a lui caro: La Verità con la V maiuscola:

“Questo festival è libertà, come quella accordata al direttore artistico per esempio. In generale noi siamo il festival più libero di tutti come di tutta la Svizzera.

Due parole voglio spendere per il concetto di ‘parresia’: è il coraggio di dire sempre la verità, anche quando ha delle conseguenze.

Nell’antichità ciò è stata l’essenza del teatro e della commedia antica.
Ed auguro che nel futuro del festival voi abbiate il coraggio di portare avanti questo amore per la Verità”.

Nazzaro, direttore artistico: “A nome mio e della Commissione di selezione, noi abbiamo scelto i film che a nostro avviso mantengono viva la nostra politica. Il cinema non è separato dal mondo ma amplifica le storie della vita vera. Gli umori del mondo sono il segno della qualità del Locarno Film Festival. Olaf Moeller è colui che ci ha aiutato nella selezione per la panoramica sul cinema messicano anni 40-60, dal titolo: “Il Cinema messicano, Ogni giorno uno spettacolo”.

Dopo i discorsi ufficiali, passerò a raccontarvi i primi film da me visti e gli umori della piazza. Tra i grandi ospiti finora intervistati invece, durante le conferenze pubbliche, Pietro Scalia, assistente regista ed al montaggio da più di un Oscar, e che ha lavorato con i più grandi nomi del cinema.

I primi film e le prime premiazioni in Piazza:

La sera di mercoledì 2 agosto, in Piazza Grande è stato conferito l’Excellence Award DAVIDE CAMPARI a RIZ AHMED.

Le proiezioni sono state 2.

I dettagli:

DAMMI, di Yann Mounir Demange.
Francia/Belgio – 2023 – 98′

Il protagonista è un immigrato che ama molto il Paese europeo che l’ha ospitato e nel quale si sente a casa. Tuttavia, dai meandri del suo spirito e della sua memoria, emergono ricordi delle origini e solitudini, con i quali fa i conti tutti i giorni, e con i quali cerca di mantenere un filo di unione, per dare un senso alla sua identità, compiendo un viaggio inconscio ed onirico.

L’incontro e l’amore per una creatura come lui, che forse si sente più sola di lui, lo aiuta in questa fase di completamento e di incastro dei pezzi che paiono sparpagliati.

Ci vuole un un’anima affine per trovare il senso.

L’ÈTOILE FILANTE, di Fiona Gordon, Dominique Abel.
Francia/Belgio – 2023 – 98′

“Qui si chiamano tutti Boris!”, è la chiave di un film dai colori un po’ surreali ma pervasi di molto umorismo.

Ce la faranno Boris e la compagna a fuggire, sostituendo il primo con il suo perfetto sosia Dom?

Si susseguono scene esilaranti, sempre con una improvvisata detective alle calcagna.

Storia di persone senza limiti che paiono vivere in una realtà fuori del mondo.

E quando alla coppia di fuggiaschi toccherà tornare indietro a recuperare i documenti, non resterà altro che provare un po’ di compassione per la loro vittima designata e… Scatenarsi in una danza.

CONCORSO INTERNAZIONALE
YANNIC, di Quentin Dupiex
2023, Francia, 65′

Yannic è un giovane custode notturno che nel suo giorno libero, decide di fare qualcosa di diverso: andare a teatro.
Il film si apre proprio su una pièce: un uomo ironizza con la moglie sui tradimenti di lei. In una commedia amara, l’amante è addirittura in casa con loro e la moglie tenta di negare l’evidenza dei loro rapporti.
Yannic però non ci sta: a suo dire, lo spettacolo invece di divertirlo, gli sta ricordando la sua vita e non lo trova affatto divertente!
Interrompe gli attori e se ne lamenta a tutto andare, sino a decidere di sequestrarli insieme al pubblico in platea, per proporre “il proprio spettacolo”.
Metafora del nostro desiderio di cambiare il nostro destino? Può essere. Ma la storia ci fa capire che per quanto ci applichiamo per evitarlo, i piccoli imprevisti della vita, spesso tirano fuori quel che realmente siamo.
Il protagonista però non sembra farsi dei problemi per questo motivo: è dotato di una sincerità quasi agghiacciante, sia con se stesso che con gli altri.

CONCORSO INTERNAZIONALE.
ANIMAL, di Sofia Exarchou
Grecia/Austria/Cipro/Bulgaria, 2023

La protagonista è andata via di casa a 16 anni, alla ricerca del suo cammino. Da allora sono trascorsi diversi anni e lei adesso lavora come animatrice presso un villaggio turistico in Grecia. È dotata di grande creatività e la impiega a pieno ritmo nella creazione di nuovi spettacoli musicali e danzanti per gli ospiti degli hotel.

Ha molto talento. Vive une relazione senza impegno con un altro membro dello staff, che non le impedisce di vivere altre avventure.

Il gruppo è unito e sembrano divertirsi molto, anche se il guadagno non è certo molto.

Un giorno arriva, insieme al nuovo gruppo di aspiranti animatori che approdano in Grecia da Paesi non più fortunati, anche una ventenne polacca a sua volta fuggita a 16 anni.

Per questa ragazza il clima e lo stile di vita totalmente libero nel suo gruppo, a volte è causa di disagio, ma nonostante questo, si integra e applica con tutta se stessa.
È film amaro ed impietoso: non sembra profilarsi qualcosa di meglio.
Si vive alla giornata e si consumano rapporti, si, forse un po’ come animali, nonostante in realtà ciò causi sofferenza: cosa rimane realmente alle protagoniste? Quale arma pensano di poter usare come veicolo verso una vita migliore?
Non vi è certezza alcuna, ma la fragilità è tanta quando ad una delle due pare di intravedere un po’ d’amore in qualcuno che non le era parso come gli altri.
Una cosa è certa: all’ultimo “spettacolo” la protagonista sarà veramente se stessa.
Il film ha portato in pellicola tutto il dramma di vite come queste.

In Piazza, la sera del 3 agosto, è stato attribuito il VISION AWARD TICINOMODA a PIETRO SCALIA, uno dei maggiori assistenti alla regia ed addetti al montaggio del mondo, che ha lavorato con i più grandi registi americani ed italiani.

Proiezione PIAZZA GRANDE 03. Agosto

LA VOIE ROYALE, di Frédéric Mermoud
Francia/Svizzera – 2023, 90′

Storie di ragazze geniali che superano i clichè dimostrando come il sesso femminile possa essere davvero forte in matematica.

La protagonista diciottenne è dotata di una scintilla che non sfugge al suo docente, che decide di parlare ai suoi genitori per convincerli a lasciarla iscrivere ad una scuola apposita per formare i talenti matematici del futuro.

Sarà qui che la giovane, abituata ad una vita di campagna in una fattoria, inizierà a contemplare il passo successivo: e poi?

Nella sua mente si affaccia, affascinante, l’idea del Polytecnico, scuola universitaria addirittura di stampo militare.

Lì si sono formati talenti storici nella vita del Paese, tra i quali, molte donne.
Tra nuove amicizie e nuovi amori, nonché la scoperta di se stessa, non saranno poche le difficoltà. La nuova docente, anch’ella donna, la sprona ad ogni costo, dandole inizialmente l’impressione di avercela con lei. I rapporti con compagne e compagni sono buoni, ma la competizione ed il confronto sono alle stelle.
Per mesi, avrà l’impressione di non essere affatto geniale e pure una delusione affettiva ci metterà lo zampino.
Ma alla fine, troverà le giuste collaborazioni disinteressate per aiutarla a tirar fuori il meglio di sé ed abbracciare completamente il suo grandissimo sogno: lavorare al servizio del futuro del mondo.

CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
FAMILY PORTRAIT, di Roland Barthes
Stati Uniti, 2023, 78′

Una natura onnipresente, con i suoi elementi, il vento tra le fronde e l’acqua di un fiume, scandisce il tempo della vita ed il rapporto con le emozioni.
Sembra una giornata come tante: parenti che si riuniscono per raccontarsi novità e per scattare un ritratto di famiglia.

Tempi si allineano e scorrono gli uni sugli altri.
È solo un contorno il fatto che una cugina 21enne sia appena deceduta per un virus misterioso?

Si e no.
Ma la protagonista sembra molto più preoccupata del fatto che la madre, con la quale aveva sempre avuto un rapporto un po’ strano (lei non si sentiva “vista”, come racconta al nuovo compagno), e che un attimo prima animava la cucina, sia di colpo sparita.

Il finale si svela all’ultimo, tuttavia, se si presta attenzione e vi è successo nella vita, lo capirete già guardandolo: lei continua a domandare della madre con un’ansia crescente, ma nessuno le risponde mai in modo sensato. Anzi: sono intenti a parlare fittamente tra loro. Come mai?La giovane ad un certo punto si immerge nel fiume, pare cercarla nelle acque, ed anche questo è in realtà un gesto simbolico…

Ma soprattutto c’è un istante preciso che svelerà tutto il significato di quel ritratto di famiglia, per chi sa guardare: lei e la madre in una scena sono sedute in silenzio e senza guardarsi su di una roccia nel fiume.

Poi lei si tuffa; poi entrambe, lentamente, svaniscono…

Il senso di noi, di tutti i nostri dolori, delle nostre perdite, del nostro tempo, sono tutti in quella scena. Una scena che nessuno di noi potrà mai cogliere. Il regista vuole mostrarci e farci capire questo: il dopo di noi.

Bellissimo film onirico, delicato e di una poesia struggente, in quel darsi tutti la mano nel tempo che scorre.

Non ho visto ancora niente ma, lo ammetto, lo premierei.

Ha messo in ordine scene all’apparenza irrazionali.

Probabilmente c’è nascosta anche qualche considerazione sul lavoro del regista: a metà strada tra il sogno e la capacità di visualizzare.

PIAZZA GRANDE, 04 Agosto del 2023.

Presentate sul palco del festival le delegazioni dei film proiettati durante questa serata:

“La Bella Estate”, regia di Laura Lucchini e “Guardians of the Formula”, regia di Dragan Bjelogrlic’

LA BELLA ESTATE, di Laura Lucchini,
Italia – 2023 – 111′

Ginia ed il fratello si sono trasferiti dalla campagna alla città insieme, lasciando a casa i genitori. Cercano la loro strada per il futuro. Lui, probabilmente proiezione (anche se mostrato molto ai margini nella storia), di Cesare Pavese, dal cui romanzo è tratto questo film, scrive racconti e si era iscritto all’università, ma sta rinunciando, schiacciato dalle difficoltà economiche e dalle responsabilità.

Lei una giovane sarta piena di talento e che si sta affacciando al mondo degli stilisti.
Vivono la loro vita con sullo sfondo i primi discorsi di Mussolini (la guerra è alle porte ma i protagonisti ancora non lo sanno); vedono gli amici di sempre e si fanno compagnia, nella Torino del 1937-’38.

Un giorno, conosceranno Amelia, spregiudicata e bellissima giovane che per mantenersi, posa senza veli per svariati pittori.
Lei e Ginia faranno amicizia e quest’ultima sarà introdotta dalla prima ad un mondo intrigante, libero ed entusiasmante, fatto di arte e amori liberi e passionali.
Il fratello maggiore cercherà di vegliare sulla sorella ma poco alla volta, la lascerà libera pur senza ammetterlo.

Si susseguono gioie, palpiti ed anche dolori ed apprensione, in un turbinio che li accompagnerà tutti verso la maturità ed una più intensa presa di consapevolezza.

Di chi era veramente gelosa Amalia?
E chi veramente amerà infine Ginia?

Un film bellissimo, dove le stagioni e la natura (anche qui), segnano incedere del tempo, dei cambiamenti (anche della protagonista Ginia), e delle emozioni.

Vi si respira non solo il romanzo del celebre scrittore, ma realmente si vive per un paio d’ore in quegli anni, ricavandone un senso di nostalgia come se li avessimo vissuti.

Una piccola divagazione sull’importanza di tutte quelle creazioni umane che passano attraverso la vita e le mani: sono esse stesse veicoli di intimità e sensualità, nonché empatia e bisogno di conoscere e conoscersi.

La sarta cuce su un corpo, il pittore trasporta un corpo su tela.

Oggi possiamo ringraziare Pavese per averci trasmesso senza poterlo sapere (oggi anche Laura Lucchini con questa trasposizione cinematografica), sensazioni e riscoperte che avevamo perduto.
CONVERSAZIONE CON PIETRO SCALIA, lo storico assistente alla regia e montatore DEL cinema (mondiale!).

Presso lo Spazio Cinema del festival, ieri alle 10.45, si è svolta l’intervista pubblica al suddetto artista del cinema.
Ha mediato Manlio Gomarasca.

Come aveva già detto sul palco la sera prima il direttore artistico Giona Nazarro, consegnandogli come riconoscimento Ticinomoda Award, “Scalia ha rivoluzionato il modo di pensare come collegare un’immagine all’altra”: è riuscito a determinare con sguardo nuovo gli intervalli ritmici ed i tempi necessari a legare le immagini fra loro.

Ha collaborato con Bertolucci, Ridley Scott, Raimi, Michael Bay, Van Sant (solo per citarne alcuni nella sterminata lista di nomi).

Gli Oscar: nel 1992, con Joe Hutshing, per “JFK”; nel 2002 vince ancora con il montaggio per “Black Hawk Down” di Ridley Scott;
ha avuto altre due nomination per “Il Gladiatore” e “Genio Ribelle”.

Oggi siamo in attesa dell’uscita al cinema di “Ferrari”, da lui montato per la regia di Michael Mann.

Nei natali di Scalia, la Sicilia e la Svizzera, dove era immigrato da bambino con la famiglia e dove si è formato, prima di partire alla volta degli USA per dedicarsi allo studio del cinema.

Ha iniziato la sua carriera come assistente al montaggio per Oliver Stone.

Il rapporto più lungo, quello con Ridley Scott: ben 15 anni.

Scalia è stato inoltre produttore musicale per Han Zimmer che ha curato la colonna sonora per tre film di Ridley Scott, ed è stato membro di giuria della Mostra del Cinema di Venezia nel 2004.

Monica Mazzei
freelance culturale
[email protected]

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