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Lettere al Direttore. “Il federalismo è solidarietà”. Appunti per un nuovo dibattito

E' un ambito che abbraccia a sua volta tanti altri temi centrali nelle agende politiche, come tutela del territorio, sviluppo, cultura e storia, ci interroga anche sull'Europa, sulla stessa concezione di cittadinanza", così ci scrive Fabio Baroni

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO- “Egregio Direttore,
A seguito della scomparsa del fondatore e leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ovviamente il web ha cominciato a far riemergere comizi, interviste, immagini, spot elettorali, etc. appartenenti ad un’epoca che appare molto lontana, ma mai così vicina nel tempo.

Tra secessione, autonomia, indipendenza e federalismo, si rischia di fare un enorme calderone in cui a rimetterci è il dibattito politico e, non per minore importanza, i cittadini.

E’ proprio sul tema del federalismo che credo sia necessario riaprire un sano e serio confronto, trasversale e che parta innanzitutto dal definire chiaramente il federalismo, conoscendone la storia, superandone miopie, contraddizioni e pregiudizi. Ovviamente, si può anche rimanere in completo disaccordo, ci mancherebbe.

Ormai tempo fa Lombardia e Veneto hanno cercato l’obiettivo dell’autonomia, ma senza raccogliere alcun risultato concreto; un enorme spettro che continua ad aggirarsi tra ammiccamenti e chiose. Autonomia che, peraltro, risulta un primo passo verso più poteri ai territori, ma, bisogna avere il coraggio di dire, risulta un timido compromesso rispetto all’impianto federale.

Si può, anche perché la teoria federale nasce prima della Lega Nord e ha raccolto consensi trasversali a livello politico nel corso della storia, anche a sinistra. Provo a sintetizzare qui alcuni spunti di riflessione, aperto ad ogni critica e ciglio levato.

Cos’è il Federalismo

Il federalismo è una ideologia politica che affonda le radici nella penisola italiana già a partire dal Rinascimento. Il concetto che vi è alla base è molto semplice: comunità che si uniscono, mediante patto, delegando alcuni compiti ad un’entità superiore (lo Stato centrale). Il vantaggio che si trarrebbe da questo tipo di rapporto è un’ampia libertà di azione per i poteri locali su tematiche che impattano direttamente la vita dei cittadini, lasciando ai poteri più grandi il compito di garantire una maggior forza, unione ed efficacia d’azione in tutti gli ambiti in cui la politica locale non può riuscire (un esempio su tutti la politica estera).

Questa maggior libertà, dunque, non ha una colorazione politica o una precisa collocazione geografica, pertanto è una condizione che andrebbe a vantaggio di qualsiasi cittadino. Calando il discorso su un terreno pratico, i sindaci avrebbero molte più risorse a disposizione per garantire ai cittadini il soddisfacimento delle proprie necessità, con un potere di spesa ampio, ma allo stesso tempo responsabilizzato, in quanto il cittadino vorrebbe il giusto equilibrio tra le tasse che versa e i servizi erogati. Così come un comune spendaccione sarebbe mal visto dall’elettorato, così un comune tirchio ne riceverebbe lo stesso trattamento.

Sul potere ai sindaci, sulle politiche locali, sulla tutela dei territori e su tanti altri temi abbiamo sentito voci da tutto l’arco parlamentare, ma nel momento in cui si ha davanti una soluzione pratica come il federalismo si comincia a tentennare andando tutte le volte a rifugiarsi nei maggiori poteri dello Stato o, peggio, andando a cercare nei singoli casi di inefficienza il “male” di un ipotetico stato federale.

Perché Sì

E’ necessario aprire un dibattito schietto sul federalismo? Perché non provare ad analizzarne i pro e i contro con pensiero critico e senza preconcetti?
Ebbene io vorrei provare, Direttore, a metterle davanti dei pregi attingendo anche a piene mani dal libello “Federalismo” di Carlo Cattaneo.

In primis dalla figura stessa di Cattaneo, eroe risorgimentale, amante dell’Italia e della libertà. Come può il federalismo essere visto come anti-patriottico quando uno dei suoi più grandi teorici ha combattuto per l’Unità d’Italia?

Si tratterebbe della cellula più piccola e più libera di governo ad avere il potere, il comune, e di conseguenza le risorse; vi sarebbe uno step intermedio sulle regioni che avrebbero un ruolo di raccordo tra il potere centrale e i piccoli centri locali, soprattutto in materia di infrastrutture e decisioni legislative. L’ultimo grande potere, quello dello stato centrale, avrebbe le chiavi di politica estera e difesa.

Stato centrale che non può essere scollegato dagli altri enti e deve essere sorretto da due camere elette a sistema uninominale (chi vince il seggio è colui che rappresenta quella determinata area e se ne assume le piene responsabilità elettorali) e bilanciate per numero: una proporzionale alla popolazione e una, più piccola, legata ad un numero eguale di rappresentanti per ogni regione e città metropolitana.

Solo riavvicinando il potere ai cittadini si riuscirebbe a ricostruire un rapporto di fiducia che si è sfaldato negli anni.
Utilizzo una frase di Norberto Bobbio in merito: La libertà di cui si parla nelle sue [di Cattaneo] opere è quella, terra terra, degli individui e dei gruppi di fronte al pubblico potere, non quella sublime e solenne dello Stato che s’identifica con gli individui che lo costituiscono. (N. Bobbio, Una filosofia militante)

Quante volte abbiamo visto catastrofi naturali abbattersi sulle comunità e constatare ogni volta i ritardi imposti dalla burocrazia o l’agire dipendere da un potere esterno a quello locale. Si badi bene: il potere centrale può stare in qualsiasi città d’Italia e il problema sarebbe lo stesso. E’ chiaro che il sottoscritto, abbiatense, se dovesse avere potere decisionale sulle infrastrutture di un comune nelle Marche avrebbe molte più possibilità di fare danni o prendere decisioni meno performanti rispetto ad un marchigiano o un cittadino di quella comunità.

Oppure quante volte comunità virtuose si sono dovute chinare a vincoli di bilancio che non riguardavano loro direttamente sentendosi soffocare nelle attività più richieste dalla propria cittadinanza?
Critica che spesso viene mossa al sistema federale è la centralità “egoista”, pertanto etichettandolo come un sistema disgregativo e discriminante.

Esiste uno spot della Lega degli anni ’90 in cui Bossi afferma “la Lega è solidarietà”, proponendo alle elezioni la Lega Nord, la Lega Centro e la Lega Sud in nome di una fratellanza tra i popoli.
Ebbene questo concetto non è utilizzato a caso, ma ancora una volta è una citazione che viene da Cattaneo, in quanto egli propone un concetto di patto di solidarietà perpetua, non solo in materia di difesa, ma anche sullo sviluppo economico.

Perché SI (in Europa)

Un altro punto che mi ha sempre lasciato perplesso è anche la critica che venga fatta al federalismo sul suolo italiano e la stessa ideologia “malvagia” sia propinata in Europa. Non ci sarebbero problemi di natura disgregativa, discriminante, etc.?

Lo stesso ragionamento, invece, mi porterebbe a dire sì al federalismo europeo, allo stesso modo con cui lo si può dire per l’Italia, partendo sempre da un’Europa dei territori, che sia pienamente conoscitrice delle diversità che la animano e che ne creano l’ossatura.

Sono le città a rendere grande l’Europa, quei centri piccoli e grandi depositari di storie comuni, di tradizioni comuni, così come di grandi peculiarità, cui noi possiamo solo accostarci con spirito aperto di conoscenza, riconoscendone l’unicità.

Chiudo questo mio breve intervento pensando di aver già messo un po’ di carne sul fuoco, con la speranza che possa cominciare a stimolare un dibattito pubblico, che possa portare a momenti di confronto pubblico, convegni, dove voci favorevoli, contrarie, scettiche ed entusiaste possano rivangare un terreno che è rimasto per troppo tempo senza dell’aria nuova e le cui zolle rischiano di diventare sterili.

Fabio Baroni

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