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Le parole di Mario Mantovani in aula: ‘Signor Giudice, sono una persona perbene e NON un malfattore’

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MILANO Ieri mattina, nel corso dell’ultima udienza del processo di Appello che lo vede coimputato, Mario Mantovani ha voluto prendere la parola per rendere al cospetto della corte presieduta dal giudice Massimo Boselli delle dichiarazioni spontanee.
La vicenda giudiziaria che vede protagonista l’ex Viceministro e  Vicepresidente di Regione Lombardia risale a diversi anni fa. Nell’ottobre 2015 l’arresto, ma l’indagine comincia molto prima, come emerso nel corso del processo e come lo stesso Mantovani ha dichiarato nell’aula della Corte d’Appello.
Quella che segue è la sintesi delle parole pronunciate da Mario Mantovani, che ha voluto ribacon estrema attenzione.dire con forza e decisione non solo la sua estraneità rispetto ai reati contestati, ma soprattutto la sua personale natura (e storia) del tutto aliena e lontana dall’immagine caricaturale diffusa (soprattutto da alcuni organi di stampa) in questi sette, lunghi anni. Una dichiarazione da leggere, con estrema attenzione. 

“Signori Giudici, grazie per il tempo che mi dedicate. Aspetto questo momento da 7 anni, dopo un evento che ha travolto la mia vita e la mia famiglia. Mi sento anzitutto di dire che  NON sono quel criminale descritto dal processo e dalla sentenza di primo grado. Sono figlio di contadini. Mio padre era presidente della Coldiretti territoriale, mio nonno faceva il giudice conciliatore. Da bambino venni affidato a mia zia, insegnante e medaglia d’oro del Ministero, come era costume in quegli anni. Questo è il mio humus, questa è la mia famiglia e sono i miei valori. É da qui che nasce la mia personale concezione della politica. Sono un cattolico, pertanto ricordo le parole di Paolo VI sulla politica come forma più alta di carità. La politica, per me, è sempre equivalsa ad  accogliere le legittime istanze popolari. Migliaia di persone si sono rivolte a me nel corso di questi anni:  in estate, prima del mio impegno politico, organizzavo le vacanze per migliaia di giovani. Ne ho coinvolti 50 mila in 30 anni, dando lavoro a 10mila ragazzi. Un giorno fui chiamato dal Prefetto di Forlì che mi mandò 50 giovani albanesi: era il 1991, l’estate delle navi colme di gente nei porti italiani. Quei 50 ragazzi furono tutti collocati, alcuni tra loro rimasero a vivere in casa mia, coi miei figli. Hanno aperto attività, si sono sposati. Nella mia vita ho sempre cercato di rispondere ai bisogni. Ricevetti un magistrato che aveva un figlio in comunità terapeutica. L’ho sempre fatto perché ritengo che la dignità è alla base dell’umanità. Voglio dire quello che penso a cuore aperto. Ho vissuto nello sconforto sulla mia presunzione di innocenza, ci ho pensato molte notti, conscio di quanto ho appena detto. Nel 2011 partecipai ad iniziative sulla giustizia col mio partito di allora, perché ne eravamo convinti. I miei avvocati hanno sollevato obiezioni sulle procedure del processo che mi vede imputato. Sappiamo che tutto partì da una denuncia dell’ingegner Leonardi. Mi informai su di lui, e appresi che era un denunciatore seriale. Si apre pertanto il procedimento su questa denuncia, poi cominciano 4 anni di intercettazioni, per costruire a mio avviso un percorso da cui poi scaturisce l’interessamento di un altro Pm. Perché mi indagano per 4 lunghi anni senza che io non ne fossi neppure a conoscenza? All’articolo 111 della Costituzione  sta scritto che nel processo penale la persona deve essere informata sulla natura delle accuse. Negli anni Novanta ero assessore nel mio Comune e fu fatta una denuncia contro di me alla Procura della Repubblica di Milano. Fui informato dall’allora Pm Di Pietro che le accuse contro la mia persona erano state archiviate. Come mai fui indagato 4 anni? Sono state utilizzate le intercettazioni di un parlamentare. Le usano contro di me e poi scompaiono dai brogliacci. Tuttavia nel corso di questi 7, lunghi anni NON ho chiesto aiuto alla politica, ma mi sono difeso a viso aperto, qui. Non ho usato i giornali. Ero vicepresidente di Regione Lombardia. Inoltre ricordo, come fatto dai miei legali, che nell’informativa del 2014 ci sono 200 errori. Furono raccontate bugie e falsità. Perché a un certo punto si ricorre all’inquinamento probatorio, dove la Gdf parla di turbativa d’asta di una gara in corso, dove si parla di Sodalitas e del mio ruolo in seno a quella cooperativa. Che però io lasciai nel 1999! E fu citato anche Antonio Pisano. Questo mi porta in carcere. Si falsa la proprietà di una mia società su palazzo Taverna, con tanto di documenti notarili! E il pm si oppone alla verità.. Poi però va detto che la presidente del collegio del processo di primo grado, Giulia Turri, la accoglierà. E poi mi chiedo: perché l’arresto il 13 ottobre 2015? Decine di persone, alle 6 del mattino, coi giornalisti fuori da casa mia alle sei. Ne scrissi al presidente Mattarella, erano presenti l’attuale sindaco di Arconate e il giornalista Mattioni, in seguito testimone dell’accusa. Perché? Quante domande senza risposta.. Nella mia concezione di rispetto per le istituzioni nasce e risiede la mia consapevolezza di innocenza. Nel novembre 2008, a scuola, muore un giovane studente. Sua madre mi ha scritto per anni, anche ieri sera. Facemmo una legge sulla sicurezza per le scuole in ricordo di Vito Scafidi. Ho passato tutti i Provveditorati per intervenire, 600 squadre analizzarono tutte le scuole italiane. Stavo al Ministero dalle 7 all’una di notte. Non ho mai cercato di imporre accordi corruttivi ad alcuno. Non ho mai pensato di commettere reati. Quando Parotti si occupa della mia casa sono vicepresidente dell’assemblea parlamentare africana, che controllava lavori di enorme entità. Potevo segnalarlo senza problemi….Ma non lo feci. Nel 2008 divento sottosegretario, nominavo molte persone, compresi i tecnici. 232 milioni di lavori solo per il dopo terremoto nella città di Ancona. Collaborai persino con Jimmy Carter. Non ho mai commesso atti contrari ai miei doveri. Faccio una considerazione transitiva: se un funzionario parla con un politico, perché viene condannato solo il politico? IO CREDO NEL VOLONTARIATO. Come potevo turbare una gara già chiusa? Ricevetti il presidente della Croce Azzurra. Il dottor Scivoletto era a conoscenza della questione, il bando diceva chiaramente cosa andava fatto. Dico questo perché si è dato credito ad un audit che dava un’informazione sbagliata. Questo è quanto accaduto. Per i capi 9 e 10 relativi alla Rsa di Arconate c’è la cosa che più mi sta a cuore. È stata offuscata una brillante operazione a beneficio del paese dove abito da sempre, un patto sancito coi cittadini. Nel 2012 fu fatta una colletta per denunciarmi. Il pm Fusco cestina la denuncia, che però viene ripescata da un altro Pm. Ho fatto il sindaco 13 anni, emisi un bando per la Rsa, un operatore spese 12 milioni di euro per Arconate. Opera Pia Castiglioni, che secondo alcuni sarebbe sotto il mio controllo,  nasce nel 1836, divenne Ipab nel 1890. Mantovani non poteva essere proprietario di un ente di questo genere! Io ero sindaco e curavo gli interessi del mio paese. Si è ricorsi a infangare persino Fondazione Mantovani, al cui interno siedono persone di assoluto valore, uno persino nominato in passato dal presidente Mattarella. Le persone che mi denunciarono mi hanno persino segnalato all’anticorruzione. Sono state coinvolte persone che non avevano colpa, ora spero possa emergere la verità. Non si possono accusare persone innocenti. Nessuna tangente, nessuna corruzione, nessun conto all’estero! Sempre in questi anni ho ricevuto migliaia di lettere. Ricevevo persino troppe visite in carcere.. E’ successo perché quelle persone sapevano chi ero e chi sono, e soprattutto che non sono un mostro. La storia della mia vita, del resto,  parla per me”.
 

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