HomePoliticaLe manette per un uomo innocente: Pietro Tatarella

Le manette per un uomo innocente: Pietro Tatarella

Una fotografia che fa gelare il sangue nelle vene e un suo post su Facebook pesante come una randellata.

Non solo per chi, nascosto dietro a una toga, gli ha inflitto sette anni di processi prima di arrivare a due assoluzioni (la seconda in appello), 46 giorni di carcere in isolamento, quattro mesi di carcere e due di arresti domiciliari, ma anche per chi ne ha approfittato per attaccarlo come il Comune di Milano del sindaco Sala che si è costituito parte civile nel processo o chi si è semplicemente e colpevolmente girato dall’altra parte. Fingendo di non conoscerlo più.

Protagonista è Pietro Tatarella, un tempo non troppo lontano giovane promessa della politica del centrodestra lombardo e nazionale, finito suo malgrado nell’inchiesta milanese ironicamente chiamata “Mensa dei poveri” per il noto ristorante in cui i politici si attovagliavano all’ombra della Regione e finivano intercettati. La maggior parte di loro, tra primo e secondo grado è finita assolta, l’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi ha visto naufragare l’accusa di corruzione e ha visto sopravvivere una ben più marginale condanna per truffa. A colpire duro è la fotografia postata dallo stesso Tatarella sul suo profilo social, dove compare ammanettato e trascinato con catena e lucchetto dagli agenti della polizia penitenziaria nell’aula del tribunale. Immagini che ricordano altri protagonisti e ben altre indignazioni della società civile e della comunità politica. Ma meglio di ogni altro commento, valgono le parole dello stesso Tatarella.

“Da quel 7 maggio 2019 – scrive – sono passati quasi 7 anni. Non ho mai detto una parola, ma è arrivato il momento di dire alcune cose. La foto mi è stata scattata in Tribunale dove gli agenti di scorta hanno aperto la porta, consapevoli che fuori ci fossero i fotografi appostati. Se guardate bene oltre alle manette c’è una catena con un lucchetto, ma io non sono Ilaria Salis e non ero in Ungheria, ma nella democratica Italia che in quei mesi aveva il grillino Bonafede ministro della Giustizia. Era da poco stata votata la legge Spazzacorrotti e tutti i grillini erano in tv e sul web ad applaudire il mio arresto”. Poi il post prosegue, ma qui ce n’è già abbastanza per rabbrividire. E possibilmente indignarsi.

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