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“Fino a un mese fa, i due terzi delle vittime” di Covid-19 “avevano più di 77anni. Una volta vaccinati loro, passeremo automaticamente da 300 decessi al giorno a 100”. Non solo: “La riduzione del numero di ricoveri, superiore a quella delle terapie intensive, dimostra i primi effetti” della vaccinazione “sui più anziani, che difficilmente finiscono intubati”. Lo sottolinea in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ Giorgio Parisi, docente di meccanica statistica all’università Sapienza di Roma e presidente dell’Accademia dei Lincei.
Quanto all’immunità di gregge, secondo Parisi si raggiunge con l’80% della popolazione immunizzata. Ma per arrivarci bisogna vaccinare il
90% dei cittadini, precisa l’esperto di statistica. “Perché i vaccini, mediamente, hanno un’efficacia del 90% – spiega – E quindi per arrivare all’80% della popolazione bisogna vaccinarne il 90%”. Ma non della popolazione sopra i 16 anni, bensì “degli over 12. Ci sono già studi che dicono come i vaccini proteggano dai 12 ai 16 anni – ricorda il docente – Sotto i 12, vedremo. Non è detto che sarà necessario proteggerli, visto che a quell’età il Covid fa meno danni dell’influenza”.

Parisi non teme le riaperture: “La vera questione – puntualizza – è il controllo degli effetti delle aperture. Se non siamo in grado di verificare per tempo cosa succede, allora rischiamo. Dobbiamo capire quanto gli alunni contagino genitori. Quanti clienti diffondono il virus. E fondamentale riattivare il tracciamento”. Detto questo, i vaccini sono l’arma migliore, anche considerando che “l’uso dei farmaci va a rilento – osserva l’esperto – perché i virus, a differenza dei batteri, sono minuscoli e variano spesso. Spero molto nei nuovi anticorpi monoclonali studiati in Italia da Rino Rappuoli.
Quelli attuali vanno dati entro 2 giorni dall’insorgere della malattia, si somministrano solo in ospedale e con un’infusione che dura un’ora e mezza”.
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