HomeCronacaLa morte della piccola Indi. I diavoli sono qui. Di Emanuele Torreggiani

La morte della piccola Indi. I diavoli sono qui. Di Emanuele Torreggiani

L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui, William Shakespeare – La tempesta, il più grande scrittore italiano di lingua anglosassone. Già, poiché all’understatement, il dire le cose un po’ meno delle cose, W.S. oltrepassa, trapassa di gran lunga quel confino. E la dice tutta, da gigantesco par suo. I diavoli sono qui.

Eh, certo. Sufficiente leggere, con un solo occhio che due son troppi, i commenti in dedica alla morente frugoletta che sta appassionando il peninsulare. La verità non è mai pura e semplice, scrive Oscar Wilde, autore messo all’indice dalla Chiesa e prima ancora al bando dall’anglicanesimo che lo volle in carcere, e ne gioì. La verità non è mai pura e semplice, infatti la malattia di cui è affetta la piccola è curabile ma non guaribile. La differenza verbale, per nulla esigua, s’alza agli occhi.

Curare/ guarire. Non siamo capaci, s’intenda il siamo a razza umana. Non ancora. Del diman non v’è certezza, certo. Ma oggi no. Oggi non ancora. E i diavoli che sono qui lo sanno, ne gioiscono. La zizzania è loro seme. Dispiace che la piccola muoia. Dispiace. Si.

È quel dispiacere, per altro sincero, ma dispiacere altro. Se ne parla, a tavola, rovistando tra i denti con un flessibile Samurai. Immagine sgradevole ma è quella che è. Si dice, soffermandosi in analisi sul puntale Samurai, di Dio. Il misericordioso. Così purtuttavia non pare. Non si capisce perché. Infatti non si capisce. Si capisce, al riguardo, che Dio non ragiona. La ragione è il nostro basto, la grossa e rozza sella di legno che si mette sul dorso delle bestie da soma per caricarli. Dio non ragiona. Le cose vanno così, dice, adoperati. Ma oggi non si sa cosa fare. Ci pensa il demonietto. Gli inglesi sono macellai. Il tribunale decide. Beh, certo non Dio. Ha stabilito illo tempore.

Tutti i nati devono morire. E infatti sono tutti là sotto la collina. A momenti non c’è più posto. Riesumare i corpi, sfarinare le ossa a cruenta polvere e oblio perenne. Inoltre, siamo liberi di farcela, la morte. Liberi. Assolutamente liberi.

Le guerre in corso come le consideriamo se non capitalismo che si impasta di morte. Ma forse, per le anime più belle, il morire in guerra vien meno che al morire in corsia per sottrazione di cura. Per cui sviare, sviare, sviare. E sviando sviando e sviando eccoci qui. Nel peninsulare.

Dove si adotta la bimba, si adotta politicamente, la si invita in un ospedale italiano di gran nome. E sia. La politica che protegge la vita. Cazzate. Quella stessa politica che non interviene sui tempi di attesa del servizio pubblico che son mesi e mesi e mesi e, pagando, in quel medesimo servizio pubblico non son che poche ore. No. Lì la politica non interviene. Chissà perché. Perché non vuole. La politica non interviene a modificare il sistema. La politica è il sistema. Lo governa e ne trae giovamento economico. I soldi.

La politica interviene a fare spettacolo. Contende una bimba grave di malattia inguaribile per farne spettacolo. Giocare l’illusione che lo stato peninsulare ha a cuore la vita. I diavoli sono qui.
A coloro che non hanno i danari per accedere ai servizi statali il giorno appresso, la medesima politica che ha a cuore la bimba, allarga le braccia. Stiamo facendo del nostro meglio. Stiamo studiando un app. Stiamo… lavorando per voi. Così dicono. Seppoi qualcuno in trepidante attesa crepa, senza per altro luce mediatica… come dire…

È il destino. Quanti anni aveva… poteva farsi un’assicurazione privata. Il privato funziona. Ma insomma, cosa pretende questa gente…

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