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Iran, all’Onu i dissidenti Alinejad e Batebi “Agite, basta riunioni”

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di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, riunito giovedì pomeriggio d’urgenza sulla repressione delle proteste in Iran, il momento più esplosivo e emotivamente potente è arrivato con le testimonianze di due dissidenti e giornalisti iraniani negli Stati Uniti, Masih Alinejad e Ahmad Batebi, invitati dagli Stati Uniti a intervenire davanti agli ambasciatori. Ma la loro presenza non si è fermata dentro la sala: subito dopo la riunione, parlando con i giornalisti in attesa, hanno rilanciato con parole ancora più nette, chiedendo non solo condanne, ma scelte concrete.

Alinejad, tra le voci iraniane più note in America, durante il suo intervento al Consiglio ha chiesto “azioni reali e concrete” per portare giustizia contro chi “ordina massacri” in Iran. “Milioni di iraniani innocenti e disarmati sono stati messi a tacere con proiettili, arresti di massa, prigione e un blackout totale delle comunicazioni: niente internet, niente cellulari, niente linee fisse. L’Iran è nel buio totale“, ha denunciato. Poi ha spiegato perché era lì: “Sono qui per portare le loro voci dentro questa sala. Sono qui per dirvi che nella mia amata patria, l’Iran, è avvenuta una brutale strage”.

La scena è stata durissima anche sul piano simbolico: Alinejad parlava seduta di fronte alla delegazione iraniana, accusando i membri del Consiglio di aver dimenticato “il privilegio e la responsabilità” di sedere in quella sala. Rivolgendosi al diplomatico iraniano a pochi metri, ha ricordato che la minaccia contro di lei è stata reale: “Voi avete cercato di uccidermi!”. In ottobre, due uomini indicati come membri della criminalità organizzata russa sono stati condannati a 25 anni di carcere per aver ingaggiato un sicario, su mandato attribuito al governo iraniano, per ucciderla nella sua casa di Brooklyn. Pochi minuti dopo, fuori dalla sala, Alinejad ha alzato ulteriormente il tono. Alla domanda di Italpress su cosa volesse davvero dalla comunità internazionale, ha risposto senza esitazioni: “Azione. Azione militare contro la Repubblica islamica. Altrimenti, condanne vuote, riunioni una dopo l’altra, riunioni infinite, non salveranno vite”. Alinejad ha insistito sul numero delle vittime e sull’urgenza del momento, sostenendo che il tempo della diplomazia con i vertici del regime si sia esaurito: bisogna “chiudere le porte della diplomazia verso questi killer” e “aprire le porte della negoziazione verso il popolo iraniano”. Ha ricordato anche i tentativi di assassinio contro di lei: “Sono sopravvissuta a tre complotti per uccidermi”, ha detto, accusando i rappresentanti di Teheran alle Nazioni Unite di “negare tutto” mentre, a suo dire, le prove delle autorità americane raccontano altro.

Nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza Ahmad Batebi, giornalista iraniano-americano e attivista per i diritti umani, ha raccontato la propria esperienza di repressione. Da studente, ha detto, fu arrestato per aver partecipato a una protesta e torturato fino a essere costretto a “confessare” in video di essere una spia americana pagata: “Non l’ho mai fatto, ma mi hanno torturato per farmelo dire”. Secondo Batebi, oggi in Iran si ripete lo stesso copione: cittadini scesi in piazza per chiedere diritti vengono poi mostrati dal regime come “agenti del Mossad”.

Poi, fuori dall’aula, rispondendo alle domande dell’agenzia Italpress, Batebi ha rivolto un messaggio diretto ai giovani iraniani che rischiano la vita nelle strade: ha detto che il mondo li sta guardando e che, se la protesta regge, “l’aiuto arriverà”, perché “questa è la fine della storia” della Repubblica islamica. Sempre all’Italpress, Batebi ha detto che il presidente Trump “finora ha fatto la cosa migliore”, sostenendo più volte pubblicamente i manifestanti iraniani e incoraggiandoli a rivendicare i loro diritti. Poi ha aggiunto che “adesso è il momento” che gli Stati Uniti “agiscano” e sostengano “fisicamente” il popolo iraniano, per “chiudere la storia del regime” e permettere agli iraniani di costruire “un nuovo futuro”. Alla domanda cosa pensasse del ritorno dello Shah, Batabi ha ribadito che l’obiettivo immediato, per chi è in piazza, è uno solo: “cambiare regime in Iran” e lasciare poi “al voto del popolo” ogni scelta sul sistema politico.

– fonte screenshot da video Onu –
(ITALPRESS).

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