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Il Veleno di Dragonera- Novaceta (e dintorni): se a Magenta Del Gobbo vince e festeggia, mentre la sinistra perde e la spiega

Caro Direttore,c’è una frase di Julio Velasco che dovrebbe essere affissa all’ingresso di ogni municipio italiano, accanto al tricolore e al ritratto del Presidente della Repubblica:”Chi vince festeggia. Chi perde spiega.”

Ecco.A Magenta, da qualche settimana, stiamo assistendo alla dimostrazione pratica di questa teoria. E’ come dalle mie parti, la Sicilia profonda (è da lì che vengo), è come per Mirello Crisafulli, barone rosso, neo rieletto sindaco di Enna senza avallo del suo partito, il Pd. A Mirello tutti dicono: “I love you!”.

Quantomeno a Enna. E così ad Assoro. E figurarsi a Carrapipi. E’, questa, la ridente cittadina che attende i viaggiatori sulla traiettoria tra Piazza Armerina e Barrafranca e che solo gli uomini privi di fantasia possono chiamare, con la boccuccia stretta, Valguarnera Caropepe. Ecco, anche a Carrapipi, tutti, a Mirello dicono “I love you”. Ed è tutto un evviva per Mirello. Come a Pietraperzia dove, alle primarie del Pd, Mirello Crisafulli che tutti amano un giorno totalizzò 142 voti su 144.E allora.. Del Gobbo come Mirello. Mirello come Del Gobbo.Da una parte c’è chi festeggia.Dall’altra c’è chi spiega.E più spiega, più si capisce perché ha perso.Prendete l’area ex Laminati.Per anni, decenni, sembrava una maledizione egizia. Tutti la studiavano. Tutti la commentavano.

Tutti avevano la soluzione in tasca. Assemblee, dibattiti, tavole rotonde, convegni, appelli, manifesti, osservazioni, contro-osservazioni e probabilmente pure qualche seduta spiritica.Risultato?Nenti.Minnula.Zero assoluto.Poi arriva Del Gobbo. E’ il 2002. Con la determinante ‘complicità’ di un costruttore simbolo passato a miglior vita, Silvano Magistrelli, l’ex Laminati- ferita aperta del cuore cittadino- rinasce a nuova  vita. E sta’ minchia, diremmo dalle nostre parti..Che poi Del Gobbo, sarà pure camurriusu come una zanzara a Ferragosto, testardo come un mulo cresciuto a pane e granito e capace di litigare perfino con l’orologio del campanile, fumantino e talvolta pure testa di minchia, essendo toscano d’origine (non possiamo babbiare: non è della terra nostra, mia e di Mirello, peccato..), ma ha un difetto che a Magenta continua a rivelarsi devastante:ogni tanto porta a casa il risultato.

E allora succede il miracolo.Invece di dire “bene, finalmente”, parte la spiegazione.La soluzione non va bene.Il progetto non va bene.Il metodo non va bene.La tempistica non va bene.L’investitore non va bene.Persino il clima non va bene.Se domani piovesse ad agosto, qualcuno troverebbe il modo di attribuirne la responsabilità a Del Gobbo.Ora però, da semplice cittadino della libera Repubblica di Dragonera, mi permetto una domanda.Una sola.Dal 2001 a oggi, quale grande problema urbanistico, industriale o strategico di Magenta ha risolto la sinistra cittadina?Uno.Uno soltanto.Non un post indignato.Non una mozione.Non un comunicato.Non una manifestazione con tre megafoni e quattro bandiere.Un problema vero.Di quelli che restano lì per decenni.Di quelli che degradano quartieri.Di quelli che bloccano investimenti.Di quelli che tutti vedono.Aspetto.Perché nel frattempo la cronaca racconta una storia piuttosto ostinata.Laminati.Ex Rossi.Ex Naj Oleari.Novaceta.

Una dopo l’altra.Vicende che sembravano condannate a diventare reperti archeologici della politica magentina.E invece, lentamente, faticosamente, con errori e polemiche, vengono affrontate.Mentre dall’altra parte si continua a praticare lo sport preferito della sinistra locale:la spiegazione della vittoria altrui.Che è una disciplina affascinante.Quando vincono gli altri, la vittoria non conta.Quando perdono loro, la sconfitta non conta.Quando qualcosa funziona, era inevitabile.Quando qualcosa non funziona, era prevedibile.Un sistema perfetto.Talmente perfetto da non produrre mai un risultato concreto.La sinistra ha governato 10 anni su 32 della cosiddetta Seconda Repubblica magentina. Cosa ha lasciato? I cantieri di piazza Liberazione, villa Colombo, la sanguinosa chiusura del sottopasso (dal 1996 al 2001); dal 2012 al 2017, ‘era’ Invernizzi, la palestra della scuola Sud e un’idea (coraggiosa, va ammesso) sul’area ex Saffa, presentata in articulo mortis di consigliatura, e di cui non rimane altro che la prima pietra, ma neppure un sassolino.La verità è che esiste una categoria politica che non costruisce mai il ponte ma scrive recensioni sul ponte costruito dagli altri.Non apre cantieri, ma organizza dibattiti sui cantieri.Non posa una pietra ma produce dossier sulla pietra posata.Non risolve problemi, ma spiega perché il problema è stato risolto male.Una vocazione.Quasi una fede.E allora capisco il nervosismo.


Perché la realtà è una brutta bestia.Non legge Facebook.Non partecipa ai convegni.Non firma gli appelli.La realtà ‘conta’.Conta i posti di lavoro.Conta gli investimenti.Conta le aree recuperate.Conta i risultati.E i risultati hanno il difetto di essere testardi, quasi quanto Del Gobbo.Restano lì.Non si cancellano con un comunicato.Non spariscono con una conferenza stampa.Non evaporano sotto una valanga di distinguo.
Per questo il futuro dell’area ex Novaceta dà così fastidio.Perché non è soltanto un’operazione urbanistica.È una fotografia politica.Da una parte chi prova a fare.Dall’altra chi prova a spiegare perché fare non andava fatto.Da una parte il cantiere.Dall’altra il commento al cantiere.Da una parte il muratore.Dall’altra il critico edile.

E qui torniamo a Velasco.Perché alla fine tutta la faccenda può essere riassunta così.Chi vince, festeggia.Chi perde, spiega.A Magenta, da qualche anno, c’è chi continua a inaugurare, recuperare, trattare, progettare e portare a casa risultati.E c’è chi continua a spiegare.Spiega moltissimo.Spiega benissimo.Spiega talmente tanto che, ormai, pare abbia scambiato la politica per una seduta permanente di analisi del testo.Ma i cittadini, poveretti, hanno un difetto imperdonabile.Alla fine non votano le spiegazioni.Guardano i risultati.E i risultati, come il prezzemolo nei denti o la sabbia nelle scarpe, hanno questa pessima abitudine: si vedono.

Persino quando a realizzarli è un mio vecchio amico, camurriusu e testa di minchia, da Carrapipi a Piazza Armerina e Barrafranca, da Valguarnera Caropepe a Pietraperzia.Addio, amici miei magentini e camurriusi; ritorno a inebriarmi del profumo di mandorli e zagara, a trastullarmi nella controra dei primi caldi (veri), a sorseggiare Zibibbo. Voi, su al Nord(e), tenete altro che Mirello, altro che i miracoli di Pietraperzia e Carrapipi: tenete a sinistra di Maggenta, con due g. Parranu, strillanu, s’agitanu e si ‘nfirrianu. Ma quannu c’è da risolvere un problema vero, spariscono cchiù veloci di una granita a Ferragosto.

Il Veleno di Dragonera

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