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Il Conservatorismo, una risposta alla crisi politica

Esiste una “Lezione italiana” che può diventare simbolo di un conservatorismo riformatore, realista e identitario, che potrebbe contagiare l’intero continente.

Le più importanti apparizioni mariane della storia. A cura di Domenico Bonvegna

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Da qualche anno anche nella politica italiana si comincia a parlare di conservatorismo. Esiste un conservatorismo politico in Italia? Sembra di sì, soprattutto da quando Giorgia Meloni nel 2022, alla Conferenza programmatica del suo partito, ha citato Gustave Thibon (1903-2001), il “filosofo contadino” che auspicava un «ritorno alla realtà», a quel realismo cristiano che si oppone alle ideologie del divenire fine a sé stesso e impregnate di relativismo. Pertanto, possiamo sostenere che il partito da lei guidato si avvia verso il conservatorismo? Una risposta positiva si è avuta dal convegno organizzato da Alleanza Cattolica a Roma nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, “Il conservatorismo in Europa: tra populismi, nuovi nazionalismi e controrivoluzione”.

Una sintesi del convegno è stata pubblicata dalla rivista Cristianità (Marzo-aprile 2026; N. 438) L’intensa giornata ha riunito esponenti del mondo politico e culturale per discutere sull’importante tema, offrendo una lettura storica e politica del conservatorismo come risposta alla lunga crisi aperta dalla Rivoluzione francese e alla sua eredità culturale. Il convegno ha mostrato come il conservatorismo europeo è diventato una categoria interpretativa per leggere la trasformazione in atto del continente europeo. Le relazioni svolte hanno trattato il tema storico-culturale e quello politico-programmatico. Oggi, dal punto di vista politico, il conservatorismo europeo è cresciuto, non perché promette una semplice restaurazione del passato.

A questo proposito, c’è una bella metafora: «La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri», comunemente attribuita al compositore austriaco Gustav Mahler. Il fuoco rappresenta la vitalità, i valori vivi e la fiamma del passato che continua ad ardere e a scaldare il presente. Mentre, le ceneri, rappresentano i resti spenti, la ripetizione vuota, il dogmatismo rigido e la nostalgia sterile che non producono più alcun calore o cambiamento. Il conservatorismo vuole presentarsi come risposta alla confusione sociale prodotta dalla globalizzazione, dal relativismo culturale, dalla crisi della rappresentanza e dall’impoverimento del legame fra i popoli, le istituzioni e le identità collettive. Ha introdotto e moderato i lavori del convegno, Francesco Pappalardo, direttore della rivista Cristianità, sottolineando cosa si intende per conservatorismo e quali sono le prospettive politiche in Italia e in Europa. E’ intervenuta per prima, la parlamentare austriaca, Gudrun Kugler, storica attivista pro vita e pro famiglia.

La Kugler ha insistito sulla necessità di unire le forze conservatrici nei diversi Paesi e di superare la frammentazione che impedisce alla maggioranza elettorale di tradursi in capacità di governo. Secondo la Kugler, le élite progressiste ormai hanno perso il contatto con i bisogni reali delle società. La parlamentare austrica ha svolto un triplice ragionamento: critica alla divisione interna delle forze di destra; chiarificazione del lessico politico e la necessità di una contro-proposta culturale fondata sul cristianesimo sociale.

In particolare, la Kugler ha proposto di evitare il termine populismo in favore di una politica “centrata sulla gente”, senza scadere in demagogia.

Inoltre, ha invitato a sostituire il linguaggio del nazionalismo con quello di patriottismo. Sottolineando che si può amare la propria patria senza odiare le altre nazioni. L’onorevole Lorenzo Malagola ha presentato il conservatorismo come una forza politica che deve sapersi misurare con una fase storica di transizione. Il conservatorismo non deve limitarsi solo a reagire, ma deve proporsi come cultura di governo capace di coniugare tradizione e realismo politico. Malagola ha inteso proporre un conservatorismo italiano ed europeo che non si riduca a semplice difesa del passato, ma sappia offrire una proposta positiva per il futuro. L’onorevole auspica che il Centrodestra italiano debba trovare una propria fisionomia culturale e non vivere solo come somma elettorale di componenti diverse. Malagola propone un conservatorismo popolare che sappia parlare al Paese reale, valorizzando la tradizione, formare una classe dirigente all’altezza delle sfide contemporanee.

Ha preso la parola Nicola Procaccini (nella foto), co-presidente del gruppo European Conservatives and Reformists (ECR) Per lui la Destra europea è una forza che rafforza l’identità europea contro le derive globalistiche e progressiste. Ha ribadito che il conservatorismo non è nostalgia, ma una visione equilibrata che è riuscita a unire rispetto alla tradizione, realismo politico e attenzione al bene comune. L’ECR rappresenta una valida alternativa al bipolarismo dominante fra il Partito Popolare Europeo (PPE) e i socialisti.

Procaccini propone un’Europa delle nazioni sovrane fondata sulle radici cristiane, sulla famiglia e sulla sovranità nazionale.

Procaccini ha insistito sulla coerenza politica, rifiutando l’ipotesi di confluenza nel PPE. Ha sottolineato che ECR e Fratelli d’Italia stanno cambiando l’Europa “da destra” attraverso un’azione riformatrice che è riuscita a mantenere una propria identità ben distinta. Naturalmente ha indicato come esempio di leadership conservatrice quello di Giorgia Meloni. Un altro passaggio indicativo è stato riservato al filosofo inglese sir Roger Vernon Scruton (1944-2020).

Ha espresso una interessante analisi storico-culturale del fenomeno politico del populismo, come degradazione dell’ordino politico liberal-democratico il politologo e storico Giovanni Orsina. Il populismo nasce, secondo Orsina, quando le élite non riescono a convincere che il futuro promesso sarà migliore del presente e così una parte crescente della società si ribella contro le promesse non mantenute.

Il nodo centrale della relazione del professore Orsina, è stato che la crisi attuale non riguarda solo la politica in senso stretto, ma il regime storico che ha retto la modernità occidentale.

Il populismo può essere inteso come sintomo e limite: sintomo di una crisi reale, limite perché non offre di per sé una soluzione stabile. L’analisi del responsabile nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi ha inteso il conservatorismo storico come una reazione al lungo processo di sradicamento iniziato con il razionalismo illuministico e con la Rivoluzione francese, un progetto rivoluzionario che ha non solo mutato gli assetti istituzionali, ma ha anche inteso cambiare l’uomo stesso, in interiore homine.

Ha concluso i lavori del convegno Renato Veneruso, proponendo la visione del conservatorismo fondato sulla persona, sulla famiglia, sulla nazione e sulla tradizione cristiana come risposta alla crisi europea contemporanea. Esiste una “Lezione italiana” che può diventare simbolo di un conservatorismo riformatore, realista e identitario, che potrebbe contagiare l’intero continente.

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