I Torriani a Turbigo e Trezzano nel XIII secolo per impadronirsi del Naviglio ormai ‘Grande’

La ‘damnatio memoria’ operata dai Visconti, che strapparono il potere ai Torriani nel 1277 dopo la vittoria nella battaglia di Desio cercarono di cancellare dalla memoria chi li aveva preceduti nel potere a Milano.

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Una delle scoperte più interessanti – che pubblicammo su ‘Contrade Nostre’ negli anni Ottanta – fu quella della Signoria di Napo della Torre a Turbigo. A quel tempo scoprimmo che Flavia De Vitt (figlia di un eminente studioso) aveva pubblicato sul Bollettino Storico Bibliografico Subalpino 75 (1977) un’accurata analisi di 53 pergamene ‘turbighesi’ conservate nell’Archivio di Stato di Udine. L’arco cronologico della documentazione va dal 1272 al 1306, ma la distribuzione dei documenti non è uniforme, bensì divisa in due raggruppamenti precisi: il primo con carte degli anni 1272-1275, l’altro con quelle comprese tra il 1302 e il 1306. Scrivemmo alla studiosa per avere l’autorizzazione alla pubblicazione che ottenemmo facilmente perché le pergamene parlavano di ‘Turbigo’.
Allora erano poche le ricerche tese a scoprire la penetrazione torriana nel Contado milanese, soprattutto in veste signorile, proprio per la scarsità dei documenti che per una serie di motivi erano finiti nell’archivio friulano. Innanzitutto a seguito della ‘damnatio memoria’ operata dai Visconti, che strapparono il potere ai Torriani nel 1277, dopo la vittoria nella battaglia di Desio. Loro, i Visconti, cercarono di cancellare dalla memoria chi li aveva preceduti nel potere a Milano.
Però una parte dei documenti dei Torriani si salvò perché alcuni membri della famiglia della Torre riuscirono a mettersi in salvo (dopo la battaglia di Desio del 1277) portando con sé la documentazione relativa ai loro possedimenti nel Contado, tra cui quelli di Turbigo. Questi Torriani si rifugiarono in Friuli, un territorio al tempo sottoposto alla giurisdizione temporale dei patriarchi di Aquileia, dove nel 1273 Raimondo della Torre (fratello del Signore di Turbigo, Napo) era stato nominato patriarca da papa Gregorio X.
Il motivo di fondo di questa penetrazione torriana nel contado milanese a Turbigo (ma anche a Trezzano sul Naviglio per opera di un altro fratello di Napo, Francesco) fu il controllo di quella che al tempo era diventata la via principale di trasporto delle merci che dai paesi dei laghi, da oltralpe, passando per il lago Maggiore alimentavano l’economia milanese.
Non è un caso che Turbigo abbia una Via dedicata a ‘Napoleone della Torre’ che probabilmente fu uno dei fautori anche del castello medievale, più volte citato nei documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato di Udine, dei quali sarebbe bene averne copia nell’Archivio Storico Civico che sta prendendo nuova luce in questo periodo.

DIDA Napo della Torre inginocchiato davanti al vincitore della battaglia di Desio, l’arcivescovo Ottone Visconti (particolare affresco esistente nella rocca di Angera). Napo morirà, tra le torture, in una ‘gabbia’ nel Comasco nel 1278

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