HomeCulturaGli incantevoli giardini di Kyoto

Gli incantevoli giardini di Kyoto

Visto che la premier è appena stata in Giappone, non ho potuto fare a meno di ricordare quel mese che vissi nel Paese del Sol Levante e quindi, vi conduco in una località che merita assolutamente una visita: Kyoto.

Kyoto fu la capitale del Giappone per più di mille anni, dal 794 al 1868, e quando Tokio le tolse questa prerogativa, rimase ugualmente il maggior centro culturale dell’arcipelago.

Fino al 1192 fu governata dalla dinastia Heian sotto cui fiorì una cultura raffinatissima che vide la nascita di nuove forme d’arte: l’architettura dei giardini, la cerimonia del tè, l’ikebana e opere poetiche scritte anche da donne che, escluse dalla vita pubblica, trovavano spazio per esprimersi solo nel canto, nella musica e, per l’appunto, nella letteratura. E qui è doveroso ricordare il fascinosissimo romanzo intitolato “La storia di Genij”, un testo che oggi rientra tra i classici della letteratura mondiale, e che fu scritto da Murasaki Shikibu (973 – 1014/1025) una dama di corte che, proprio grazie a questo libro che narra gli amori e le vicende del principe Genji, è considerata nientemeno che il Dante giapponese.

Di quell’antica città e del grande palazzo imperiale racchiuso in nove recinti nulla è sopravvissuto, tranne la tradizione delle architetture, quella dei giardini vegetali e di sabbia. Nella moderna Kyoto che oggi conta più di otto milioni di abitanti, per vederne uno di sabbia, si può visitare il famoso Tempio Ryoan-ji, risalente al XV secolo, pensato per essere osservato dalla casa che ne delimita un lato, mentre lungo gli altri tre corre un muro d’argilla sormontato da tegole di terracotta.

Se ci si siede a piedi scalzi sulla veranda di legno odoroso, è possibile contemplare con agio questo singolare giardino rettangolare, con la sabbia chiara rastrellata secondo un preciso disegno e le quindici rocce circondate da muschio e disposte dal suo ideatore Sôami, in maniera che se ne possano vedere sempre e solo quattrodici. Si dice che queste pietre rappresentino delle isole che emergono dal mare o delle cime di montagne tra le nubi, ma ognuno può vederci quello che vuole, non c’è limite alla fantasia stimolata dalla meditazione. Con questa pratica i monaci cercavano di allontanare da sé i desideri terreni, causa di tutte le sofferenze umane perché solo chi si accontenta di quello che possiede vive in armonia col mondo e in pace con se stesso. Sul pozzo Tsukubai, intagliato a forma di moneta con un buco quadrato nel mezzo, che contiene l’acqua per la cerimonia del tè, è inoltre scolpita una frase che sintetizza questa filosofia: solo io so essere soddisfatto.

Anche i giardini vegetali sono delle vere e proprie opere d’arte, e si trovano spesso vicino ai templi disseminati sulle deliziose colline che circondano la città. Vi crescono alberi dalle forme elaborate che sembrano bonsai giganti, cespugli di azalee che durante la fioritura primaverile diventano una gioia per gli occhi, aceri le cui foglie, in autunno assumono splendide tonalità che vanno dal rosso all’arancio, teneri peschi, ciliegi coi delicati fiori dalla breve vita, simbolo un tempo, dei valorosi samurai; laghetti e ponticelli si intersecano nel verde, mentre enormi pesci gatto dagli smaglianti colori nuotano pigramente tra le ninfee.

In Giappone poesia e natura si fondono, uomo e natura si fondono, perché nel Paese del Sol Levante non è mai esistito il dualismo uomo-ambiente, lo shintoismo, l’originaria religione tuttora praticata insieme al buddhismo, fu fondato sul culto della natura di cui l’uomo è ritenuto parte integrante, pertanto deve entrare in sintonia con essa, sopportandone, se necessario i disagi oltre che goderne i doni, e a tal proposito, i giapponesi sono convinti che solo in questo modo possono comprendere se stessi e gli altri.

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A cura di Luciana Benotto

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