MILANO – Inizia la mattina come «parte offesa» di una «istigazione alla corruzione» che non ha denunciato, ma il presidente leghista della Regione Lombardia Attilio Fontana finisce la sera come indagato per l’ipotesi di «abuso d’ufficio».
Come sempre, o quasi, basti pensare alla notizia dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi ne 1994, per una vicenda dalla quale il leader di FI uscì assolto, è il Corriere della Sera a mettere in prima pagina, stamani, la notizia di maggiore peso a seguito della torrida giornata di ieri.
E così, dopo gli arresti di Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, è il cronista che conosce tutti gli anfratti del palazzo di Giustizia, ossia Luigi Ferrarella, a dare la notizia che anche il presidente della Regione Attilio Fontana sarebbe indagato dalla Procura di Milano per abuso d’ufficio.
Nello specifico, dopo che tutti ormai sanno del mancato tentativo di corruzione di Nino Caianiello nei confronti di Fontana, è sempre Ferrarella a scrivere che ‘questo salva in extremis Fontana dal concorso nella corruzione propostagli da Caianiello, facendone per i pm la «parte offesa» di una «istigazione alla corruzione» (seppure non denunciata perché, dirà poi ieri Fontana in Regione, «non percepita»). Ma nel contempo peggiora la posizione del governatore lombardo quando ieri, in Regione, la Guardia di finanza acquisisce i documenti sul fatto che poi Fontana abbia davvero attuato una delle «alternative» che aveva immaginato: e cioè nell’ottobre 2018 abbia proposto alla giunta regionale di nominare il suo socio di studio Marsico tra i membri esterni di un «Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici» (11.500 euro l’anno e 180 a seduta’.
Il tutto, insomma, avviene a sera. Come per Berlusconi nel 1994. E così, a meno di 20 giorni dalle elezioni Europee, gli occhi sono tutti puntati sul palazzo di Giustizia milanese.
E’ una storia che si ripete. 27 anni dopo.
RTN

