Gruppo Iseni Editori

Fisco: pm, con l’IA in India Amazon ha evaso 557 milioni in un anno

La reazione dell'azienda

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

Amazon avrebbe utilizzato “documenti falsi” e “mezzi fraudolenti” come sistemi di intelligenza artificiale “machine learning”, che sono “sistematicamente indifferenti all’adempimento degli obblighi fiscali e doganali” italiani e dell’Unione europea e che si trovano “al di fuori dell’Unione Europea”, negli Stati Uniti, a Seattle, e in India a Bangalore, per evadere l’iva fino a 557 milioni di euro nel solo anno 2020.

Lo scrive il pm di Milano, Elio Ramondini, nella richiesta di rinvio giudizio a carico di una delle società lussemburghesi e del gruppo e dei 4 manager globali ed europei imputati di dichiarazione infedele e fraudolenta: i britannici Stephen Dishman (56 anni) e Jason Graham Miller (51 ann), l’americano del Minnesota Kurt Allen Camp (60 anni) e la 57enne tedesca Barbara Scarfia. L’inchiesta, condotta con la guardia di finanza per evasione Iva nel 2019 e 2021, che ha portato alla prima richiesta di processo per il colosso big tech della logistica e dell’e-commerce, si concentra sul sistema algortimico che governa la logistica delle merci acquistate e vendute tramite Marketplace. Un sistema che secondo l”accusa è stato progettato per “ostacolare” o “indurre in errore” il fisco sull’accertamento di tutte le “vendite a distanza”.

Amazon EU sarl avrebbe “omesso” di trasmettere o trasmesso in modo “incompleto” al Fisco italiano i dati di 31.611 imprese fornitrici-venditrici nel 2019, 43.713 nel 2020 e 36.970 nel 2021, falsando quindi le dichiarazioni Iva dei relativi anni. Non sarebbero state dichiarate base imponibili nei rispettivi anni per 1.3 miliardi di euro, oltre 3 miliardi e 1,5 miliardi, generando tasse evase per 244 milioni, 557 milioni e 299 milioni realizzando un “profitto” di reato per oltre 1,1 miliardi di euro. In particolare per ciascun “seller” (venditore) di beni che venivano importato o venduti dentro l’Unione Europea e venduti a distanza attraverso il Marketplace, Amazon avrebbe dovuto indicare sempre e in modo completo la denominazione, i dati anagrafici, la residenza o il domicilio, il codice identificativo fiscale, l’indirizzo di posta elettronica, il numero totale delle unità vendute in Italia ed il loro ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita.

”Come già dichiarato in precedenza – pur essendo in disaccordo con le premesse dell’indagine – a dicembre 2025 abbiamo raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate e rimaniamo concentrati nell’offrire un’esperienza di acquisto
eccellente ai nostri clienti in Italia.
L’accordo riflette il nostro
impegno a collaborare in modo costruttivo con le autorità italiane. Ci
difenderemo con determinazione rispetto al procedimento penale, che
riteniamo infondato”. E’ la posizione di Amazon, già resa nota lo
scorso dicembre, dopo la notizia che la Procura di Milano ha chiesto
il rinvio a giudizio della unit europea di Amazon e di quattro
dirigenti con l’accusa di dichiarazione infedele per una presunta
evasione Iva da circa 1,2 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al
2021.

“Siamo tra i primi 50 contribuenti in Italia e uno dei maggiori
investitori esteri nel Paese. Negli ultimi 15 anni abbiamo investito
oltre 25 miliardi di euro in Italia, dove impieghiamo direttamente più
di 19.000 persone. Contesti normativi imprevedibili, sanzioni
sproporzionate e procedimenti legali prolungati incidono
sull’attrattività dell’Italia come destinazione di investimento”
chiosa la nota del colosso dell’ecommerce.

■ Prima Pagina

Ultim'ora

Altre Storie

Pubblicità

Ultim'ora nazionali

Altre Storie

Errore, il gruppo non esiste! Controlla la tua sintassi! (ID: 4)
Pubblicità

contenuti dei partner