Conobbi Andrea Azzolin credo nel 2017, quando poco più che ventenne (lui..) mi invitò a moderare un improbabile dibattito semi parrocchiale oratoriano su San Faustino od un altro che ora non ricordo, ma di rango con tutto il rispetto minore.. Siccome si parlava di e si svolgeva a Turbigo, il Comune dell’allora sindaco ed amico fraterno Christian Garavaglia, e al dibattito avrebbe partecipato anche Mario Mantovani, accondiscesi e dissi sì.
Da lì cominciò a mandarmi una serie di messaggi e wapp tali da palesare la sua pignoleria (ed attenzione) e il mio fastidio: mi annoio facilmente.. L’ultimo messaggio me lo mandò mentre ero a fare un aperitivo con amici e ragazze varie (bei tempi..), e ricordo che ad alta voce dissi ‘questo ha veramente rotto i coglioni’.
Per fortuna andò tutto bene, San Faustino (o chi per esso) fu onorato al meglio… Da lì cominciai una frequentazione ed un’amicizia. Andrea si candidò e venne eletto nel 2021 a Turbigo con Fabrizio Allevi, superando le 200 preferenze. Divenne assessore, organizzò la splendida inaugurazione (marzo 2025) del centro sportivo Naviglio, a cui partecipò anche l’allora ministro al Turismo Daniela Santanchè, di cui Andrea è stato capo della segreteria particolare (sino alle ben note dimissioni di mercoledì scorso).
Andrea Azzolin fa parte della generazione di quei giovani amministratori e collaboratori che lavora lontano dai riflettori, spesso in silenzio, ma con una dedizione totale alle istituzioni. La giovane destra, i conservatori di domani, che stanno rimodellando Fratelli d’Italia (e che hanno un compito essenziale: ricatalizzare il voto giovane, che sta drammaticamente fuggendo dai lidi di Giorgia Meloni).
Ha ricoperto un incarico delicato, spesso invisibile all’opinione pubblica ma centrale nel funzionamento della macchina ministeriale. Coordinamento, gestione delle priorità, supporto strategico e presenza costante: ebbene, possiamo dire senza esitazioni che Andrea Azzolin da Turbigo (spesso, noi di provincia siamo visti come dei parvenu, dai palazzi del potere in primis quelli dell’Urbe); ha interpretato questo ruolo con professionalità, equilibrio e – come riconosciuto da chi ha lavorato al suo fianco – un forte spirito di sacrificio.
Non è un caso che, all’indomani delle dimissioni del ministro, abbia scelto parole semplici ma profonde per raccontare questi anni: “Fieri e sempre a servizio della Nazione più bella del mondo.” Una frase che racchiude il senso autentico del servizio pubblico, lontano da polemiche e protagonismi, e radicato invece in un’idea alta delle istituzioni.
Nel suo percorso emerge chiaramente un tratto distintivo: la capacità di mettere il lavoro e il dovere davanti a tutto, con discrezione ma anche con determinazione. In un tempo in cui spesso si cerca visibilità immediata, Andrea ha rappresentato una figura diversa, concreta, operativa, profondamente legata al valore dell’impegno quotidiano.
Italia, Europa, mondo, sempre o quasi in viaggio: poi, il venerdì sera, a ristorarsi col brasato preparato dalla ragazza di Marco Maltagliati, l’amico capogruppo di Fdi a Magenta.
Il suo contributo al Ministero del Turismo, in una fase complessa e strategica per il Paese, è stato significativo. E oggi, al termine di questa esperienza, resta l’immagine di un giovane professionista che ha saputo onorare il proprio ruolo fino in fondo.
Sabato sera Andrea ha festeggiato i suoi 30 anni in un bellissimo albergo di Milano, senza indugiare in inutili tristezze ma godendo della presenza di amici ed amiche, perché come insegnava il grande Gigi Rizzi si può sempre trasformare un funerale in una torcida di samba.
“30 anni di qualità! Come il buon vino, per invecchiare bene servono i fattori esterni e io ho i miei amici. A 30, 60, 90, 100 anni ancora insieme per fare quello che oggi ci sembra impossibile. Grazie a chi c’è stato, a chi c’è e a chi ci sarà!
In questi giorni in tantissimi mi avete scritto, intanto grazie ma pian piano arriverò a ringraziarvi a tutti!”: queste le sue (belle) parole a suggello del party, a cui sono andato anche io, sebbene bevendo un bichiere di acqua minerale col limone e rincasando presto (o tempora, o mores..). Vabbè.. Abbiamo già dato. In abbondanza. Peccato perché c’erano tante e belle ragazze..
Perché, al di là delle stagioni politiche, ciò che resta davvero è lo stile con cui si serve lo Stato. Anzi, la Nazione (cari compagni non vi angustiate: paese va bene per parlare del luogo di produzione di una robiola, casomai). E quello di Andrea Azzolin da Turbigo (con furore alla Bruce Lee) è stato, senza dubbio, uno stile fatto di serietà, dedizione e orgoglio nazionale.
Sursum corda, Andrea. A testa alta. Si brinda e si sboccia, sempre. Alle vittorie e alle sconfitte. Joie de vivre, ed orgoglio. Neverending. I musoni lasciamoli altrove.
Eia!
Fabrizio B. Provera





















