RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO -“ Egregio Direttore, va’ dove ti porta il treno. Sempre che non sia in sciopero, guasto, fermo per protesta o per far scendere qualcuno che non voleva salire.
La mia carriera di scrittore – e, mi permetta, di persecutore di direttori – nasce ai tempi dei francobolli. Poi sono arrivate le e‑mail, e lì è esplosa la mia bulimia epistolare. Tra una lettera, un’intervista e qualche trasmissione, ho sempre fatto l’artista. Non me ne sono mai vantato… e me ne vanto.
Ora mi prendo una pausa di riflessione: devo scrivere il mio libro. Titolo provvisorio: “Il sottobosco delle fragole”. Oppure: “Va’ dove ti porta il treno”.
Oppure ancora quello vero, quello che non posso scrivere per educazione verso la sua testata… ma che sta molto più giù della schiena.
Quasi quarant’anni che dico “lo metto in un libro”. Perché, diciamolo, non sei nessuno finché non infili il tuo sapere – presunto o reale – dentro un volume. Un libro è come un figlio: un atto di coraggio, o di incoscienza.
Se raccogliessi tutte le mie lettere, verrebbe fuori un’enciclopedia Treccani… o un coro di 44 gatti.
“Facce da baraccone” sarebbe un altro titolo possibile. Rotto il ghiaccio del primo, il secondo verrà da sé, e il terzo pure: l’appetito viene scrivendo.
Forse sarà un omaggio alla Signora in giallo, forse il testamento artistico di un umile lavoratore dello spettacolo. La storia, però, somiglierà più a Oliver Twist, ma senza il benefattore finale.
Nel mio libro ci saranno tre verità semplici:
Il domani può essere sempre peggio, basta guardarlo da una prospettiva ancora peggiore.
Non credere mai a chi si vanta troppo.
E soprattutto: non chiedere raccomandazioni. È la fine.
La voglia l’ho sempre avuta; mi sono mancati costanza e coraggio. Ma un libro non si nega a nessuno: bisogna solo iniziare. E iniziando sei già a metà dell’opera, purché non ti giri indietro a cantare vittoria.
Devo ringraziare una certa trasmissione, da cui aspetto ancora la decisione decisiva. Sarà una buona notizia, ne sono certo. Ma non canti vittoria, Direttore: il viaggio è appena partito. Quando il libro sarà pronto, cercherò uno sbocco. In fondo, i più grandi romanzi sono nati a puntate su giornali e riviste. O sbaglio? Va’ dove ti porta il treno”.

















