Delitto Garlasco: genetista pm, su unghie di Chiara c’è dna di Sempio

Lo scrivono i consulenti della Procura

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Un dna maschile trovato sui frammenti delle unghie di Chiara Poggi “è risultato perfettamente sovrapponibile” a quello attribuito dalla difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 per l’omicidio, ad Andrea Sempio, il 37enne nuovamente indagato per il delitto di Garlasco dopo essere già stato archiviato nel 2017.

Lo scrivono i consulenti della Procura di Pavia Carlo Previderè e Pierangela Grignani nelle conclusione di una consulenza di 60 pagine, visionate da LaPresse, depositata ai pm di Pavia Valentina De Stefano e l’aggiunto Stefano Civardi che indagano sull’omicidio del 13 agosto 2007. Risultati che saranno oggetto dell’incidente probatorio per cui il 9 aprile il gip conferirà l’incarico.

Nella relazione del 5 febbraio 2024, mesi prima che la Procura di Pavia ottenesse dalla Corte di Cassazione la riapertura delle indagini a carico di Sempio negate per due volte dal gip, si legge che sui “numerosi reperti” consegnati dai carabinieri di Milano “sono emersi cinque differenti aplotipi Y, riconducibili a cinque differenti linee maschili”. Quattro di questi sono stati esclusi dalla comparazione con i dna ricavati dai frammenti di unghie della 26enne uccisa. Uno invece è “compatibile” con quello ricavato dal quinto dito della mano destra e il primo della mano sinistra di Chiara Poggi e “perfettamente sovrapponibile” con il cosiddetto “campione CT28112016”. Si tratta dei “profili genetici relativi ai polimorfismi del cromosoma Y” ottenuti nel dicembre 2016 dal consulente dei difensori di Stasi, avvocati Giada Bocellari e il professore Angelo Giarda (oggi defunto), dottor Matteo Fabbri su un cucchiaio e su una bottiglia d’acqua da 50 cl prelevati all’insaputa di Andrea Sempio da alcuni investigatori privati della società SKP.

Episodio per il quale sono anche finiti indagati e archiviati a Milano. Sempre nel 2016 il dottor Pasquale Linarello ha ricevuto l’incarico dai difensori dell’allora fidanzato di Poggi di effettuare un “confronto” tra il dna ottenuto da Fabbri su cucchiaio e bottiglia con quelli ottenuti dal perito della Corte d’assise d’appello di Milano che condannò Stasi, Francesco De Stefano. La consulenza depositata alla Procura di Pavia ricalca per molti versi le conclusioni di Linarello che parlò di “perfetta compatibilità genetica” con i profili estratti da De Stefano sul quinto dito della mano destra e il primo della mano sinistra di Poggi.

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