La bicicletta, il sangue, i pedali, le bugie sul ritrovamento del corpo di Chiara Poggi. Sono queste le prove della colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio” di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco, che i legali della famiglia della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 passano in rassegna nella memoria inviata alla gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, in vista dell’incidente probatorio.
La prima è la “mancata menzione della bicicletta nera da donna” da parte di Stasi e di cui riferirono “entrambi i suoi genitori”. La seconda “la presenza di un rilevante quantitativo di dna” della vittima sui pedali della “bici bordeaux” ma “originariamente presenti sull’altra bicicletta”. Fatto che portò a scoprire “l’operazione di montaggio e smontaggio” per “occultare l’imbrattamento dei pedali”. Per gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna c’è soprattutto la “palese falsità del racconto” di Stasi sulla scoperta del corpo della fidanzata nella villetta di via Pascoli.
Smentito dalle perizie Bitelli-Vittuari-Testi che hanno “accertato l’impossibilità di attraversare la scena del delitto senza lasciare tracce sulle suole a ‘lisca di pesce” delle scarpe Lacoste e sui “tappettini” della Volkswagen Golf. Al contrario, il tema della taglia delle scarpe – individuate come un paio marca Frau numero 42 – non ha mai “assunto alcun rilievo decisivo” nella condanna del fidanzato di Poggi se non per “l’anomalo svolgimento degli accertamenti” svolti da un maresciallo dei carabinieri, poi condannato in via definitiva per falsa testimonianza.