Con l’Epifania si chiude il Giubileo: Papa Leone XIV indica la strada della speranza

A cura di Daniel Dibisceglie

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Nel giorno della Solennità dell’Epifania, la Chiesa universale ha vissuto uno dei momenti più intensi e simbolici dell’anno giubilare: la chiusura del Giubileo della Speranza.

A Roma, nella Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV ha compiuto prima della celebrazione della Santa Messa il gesto solenne della chiusura della Porta Santa, affidando al silenzio e alla preghiera il compimento di un Anno Santo che ha riportato milioni di fedeli alle sorgenti della fede.
Un rito antico ed essenziale, che parla il linguaggio della tradizione: la porta si chiude, ma ciò che rappresenta – conversione, perdono, speranza – resta affidato alla responsabilità dei cristiani.

Nell’omelia, il Papa ha riportato l’Epifania al suo significato originario: manifestazione di Dio.

Una manifestazione che non è mai neutra, ma che provoca una scelta. Come nel racconto evangelico, ha ricordato Leone XIV, davanti alla nascita di Cristo c’è chi si mette in cammino, come i Magi, e chi si chiude nella paura, come Erode.
Dio – ha affermato con chiarezza – non ha altre intenzioni se non salvare. In Gesù Cristo si è rivelato definitivamente il volto di un Dio che libera, che non inganna, che non domina. Per questo la gioia cristiana non è ottimismo ingenuo, ma certezza fondata: anche nelle tribolazioni, si può sperare.

Il Papa ha legato questo messaggio al senso profondo del Giubileo: non una parentesi devozionale o un evento da archiviare, ma un tempo di verità, chiamato a tradursi nella vita ordinaria della Chiesa e dei singoli fedeli.

Durante l’Anno Santo, oltre 33 milioni di pellegrini hanno raggiunto Roma. Leone XIV ha invitato a leggere questo dato non come un successo numerico, ma come una domanda spirituale: uomini e donne che hanno attraversato una porta per cercare misericordia, luce, orientamento.

La Chiesa – ha sottolineato – non può rispondere a questa domanda irrigidendosi o diventando un museo del sacro, ma restando in cammino, fedele alla propria tradizione e capace di indicare una direzione.

Nella nostra Arcidiocesi di Milano, come in tutte le Chiese locali, il Giubileo si è concluso il 28 dicembre 2025, con una solenne celebrazione in Duomo.

A presiedere la Messa è stato mons. Franco Agnesi, vicario generale, che nell’omelia ha invitato la comunità ambrosiana a guardare al futuro con la speranza che non delude, ricordando che il male non ha l’ultima parola e che la fede non può essere ridotta a un’emozione passeggera.

Negli stessi giorni è stata diffusa anche una lettera dell’arcivescovo Mario Delpini, che ha richiamato con forza la responsabilità di non deporre la speranza una volta terminato il Giubileo: un invito chiaro a custodire quanto vissuto e a renderlo fecondo nella vita delle parrocchie, delle famiglie e del lavoro quotidiano.

Il Giubileo si è chiuso secondo riti antichi e parole essenziali. Proprio per questo, il messaggio che lascia è tutt’altro che nostalgico: la tradizione cristiana non è ripetizione sterile, ma memoria viva che orienta il futuro.

Con la chiusura della Porta Santa, Papa Leone XIV ha consegnato alla Chiesa un’indicazione netta: la fede non si conserva fermandosi, ma continuando il cammino.
Un cammino che nasce dalla rivelazione di Dio e che chiede coerenza, responsabilità e speranza nella vita di ogni giorno.

Daniel Dibisceglie

Foto di Vatican Media

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