Se ne è andata l’11 ottobre 2026, a Milano, nella sua casa di sempre. Aveva 96 anni, Wilma De Angelis. Ne aveva fatti il giorno 8 aprile 1930. L’ha comunicato il nipote Fabio all’ANSA.
E con lei se ne va un pezzo di casa nostra.
Perché Wilma non era solo una cantante. Non era solo un volto TV. Wilma era quella zia. Avete presente? Quella che tutti noi, cresciuti tra gli anni 80 e 90, avevamo a Natale, a Pasqua, ai compleanni in salotto con la tovaglia buona.
La zia simpatica e comprensiva. Quella che capiva noi ragazzi e ragazze nell’età delle pulsazioni, della vita che esplode. Quella che non ti giudicava. Quella che ti dava una carezza con poche parole e ti metteva allegria. Presente ma mai ingombrante.
Ecco, Wilma era lei.
Per noi che abbiamo perso le mamme, come ho perso la mia, rivederla era rivedere loro. La bellezza delle tavole preparate la domenica. Le feste in famiglia dove il profumo veniva dalla cucina già dalle sette del mattino. Il servizio buono. I bicchieri che tintinnavano. E in mezzo, lei, con quel sorriso pulito.
I DATI DI UNA VITA CHE HA ATTRAVERSATO L’ITALIA
Cantante dal 1956, jazz all’inizio nei locali di Milano, poi la musica leggera. Ha fatto Sanremo come si faceva una volta, con la schiena dritta e la voce squillante:
• 1960 con Quando vien la sera insieme a Joe Sentieri • 1961 con Patatina, quella di Gianni Meccia che le ha cucito addosso per sempre il soprannome di Miss Patatina • E poi Nessuno, Cerasella, Serenella, La ruota dell’amore a Canzonissima
Ha duettato con Mina. Quando Mina ha preso Nessuno e l’ha trasformata in un urlo rock, lei è rimasta lì, elegante, a cantarla lenta. Con garbo. Con autoironia. Con classe.
Poi è arrivato il cambio generazionale, il 1968, le mode che cambiano. Molti sarebbero spariti. Lei no.
Nel 1979 Paolo Limiti, che di talento ne capiva, la chiama a Telemontecarlo e le dice: fai da mangiare in TV. Nasce Telemenù. Poi diventa Sale, pepe e fantasia, poi A pranzo con Wilma, Complimenti allo chef. Diciotto anni consecutivi in onda. Diciotto anni a insegnare all’Italia che cucinare non era una gara, era un atto d’amore.
Pioniera assoluta dei programmi di cucina in Italia, quando non esistevano i social, i reel, gli chef tatuati. C’era lei, con un grembiule, due pentole e una battuta pronta.
Ha scritto libri: Le mille meglio, Quando cucina Wilma, In cucina con fantasia. Non si è mai sposata, non ha avuto figli, ha vissuto per 23 anni accanto al suo Gianni, vedovo, fino alla fine di lui, nella sua Milano. Sempre discreta. Sempre pulita.
PERCHÉ CI MANCHERÀ
Wilma non era da social. Era da vecchia scuola TV e radio. Di quelle che con poche parole ti dava allegria e simpatia.
Viveva il tempo senza essere troppo nostalgica, ma imponendosi con la sua figura. Non giocava a fare la ragazzina. Non aveva bisogno di filtri. Era la donna che vive ogni tempo prendendo il più bello.
Ed ecco il punto, il nostro punto alla Moletti: il bello semplice, pulito e raffinato. Sano, casereccio, ma sempre discreto. Come erano le nostre mamme. Come erano le nostre zie. Truccate il giusto, pettinate bene, con la collana di perle anche per andare a fare la spesa.
Quelle mamme che oggi non ci sono più. Tante sono andate via. Come la mia.
Wilma le assomigliava tutte. E per questo non ci è mai stata estranea.
Ora sarai a lavorare, a cantare e a cucinare con le nostre mamme e zie. Lassù, dove la tavola è sempre apparecchiata, dove la festa non finisce mai, dove c’è sempre posto per uno in più.
Avrai già messo su Patatina in sottofondo e starai impastando qualcosa di buono.
Ciao Wilma… mitica.













