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Chi era Francesco Magni il cui nobile sepolcro è da tre secoli nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano?

Ieri sera (9 gennaio 2026), Francesco Magni è affiorato dal mondo imperscrutabile della memoria attraverso la ricerca storica storica di Paolo Mira e Patrizia Morbidelli che, partendo dalla data del suo sepolcro (1741), ne hanno disegnato la figura e l’opera. L’intera vicenda umana è raccontata nel libro ‘La generosità che fa la differenza’ edito dal Centro Studi. Territoriali ‘Athene noctua’.
Lui, il nobile Magni, era ‘Oste al ponte’ in quella che era denominata ‘Osteria dei Tre Re’, probabilmente collocata in quella che oggi e l’area dismessa dell’ex Conceria Cedrati. Di origine lariana (Lurago) a Turbigo aveva svolto la sua intensa attività commerciale (i barconi che transitavano lungo il Naviglio facevano tappa nella sua osteria) raggranellando un notevole patrimonio che, non potendolo portare all’altro mondo, ne diede una buona fetta agli Agostiniani Scalzi del vicino convento. Il fine era quello di realizzare – secondo lo spirito tratteggiato dal Foscolo nei ‘Sepolcri’ – una bella cappella mortuaria (la prima a destra entrando in chiesa da Via Volta) che ancora oggi fa bella mostra di sé.
Francesco Magni non ebbe figli e quindi dovette arrabattarsi per distribuire le ricchezze che aveva accumulato vergandole in due testamenti. Una parte significativa andò al suo vetturino Albizzati, ma il Magni pensò anche al matrimonio delle sue numerose figlie – lasciando ad ognuna un lascito testamentario, tramandabile anche ai figli – che sposarono turbighesi con cognomi ancora oggi esistenti in paese (Cavaiani, Bianchi, Bonomi, Villa…)

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