Come ha scritto Marcello Veneziani, Brigitte Bardot e Alain Delon non sono stati soltanto due icone di bellezza del cinema francese, splendida e inevitabilmente effimera. Sono stati anche due miti pubblici, due figure fuori allineamento, trasgressive e ribelli, che non hanno mai nascosto di stare “dalla parte sbagliata” rispetto all’impero gauchiste della cultura e del cinema d’Oltralpe. Patrioti, vicini alla destra francese, lontani dal mondo dorato dei salotti e dei vip.
In Bardot, in particolare, convivevano la tentazione erotica, la passione d’amore, il rifiuto dello star system e una scelta radicale a favore degli animali. In Delon, il fascino oscuro, l’orgoglio e la fierezza di un attore che ha sempre incarnato un’idea di libertà non conforme.
Certo, nel cinema contano il talento e la capacità di incarnare i personaggi più della bellezza. Ma il cinema è anche sogno, mito, spettacolo. E la bellezza ne è uno degli ingredienti essenziali: quella forza che fa sognare, che crea simboli, che resta impressa nell’immaginario collettivo.
Veneziani paragona la bellezza nel cinema alla monarchia negli Stati: forse ci sono presidenti più preparati e selezionati, ma un re evoca fasti, rituali, splendori. Abbaglia per la sua magnificenza e per il suo valore simbolico.
Adieu Brigitte. Adieu Alain.
I reali di Francia, anche in piena repubblica.


















