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Dall'archivio:

Rotary e La Piarda rievocano la storia di quel campo profughi che ospitò bambini ebrei e un deposito del Mossad

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BOFFALORA SOPRA TICINO Non sono in molti a conoscere la storia del Campo A. Dal 1945 al 1948 la Villa La Fagiana di Boffalora sopra Ticino fu la sede di uno dei più importanti Campi profughi italiani per l’accoglienza degli ebrei europei sopravvissuti alla Shoah.
In occasione degli eventi relativi alla Giornata della Memoria sabato 29 gennaio alle 10.30 il Rotary di Magenta con Andrea Ranzini e Giovanni Ceriani dell’associazione storica La Piarda di Boffalora Ticino organizzeranno un incontro proprio in quel luogo della memoria, dal quale transitarono migliaia di bambini ebrei che venero restituiti alla vita dopo il trauma delle persecuzioni razziali. All’evento parteciperanno anche il sindaco di Boffalora sopra Ticino Sabina Doniselli e il Presidente del Parco del Ticino Cristina Chiappa.

Alla ricostruzione di quanto accadde in quel periodo hanno collaborato Stefano Bagnasco, Elisabetta Bozzi, il Colonnello Angelo De Cecco, Bruno Chiodini, Bruno Colombo, Eugenio Galeazzi, Marco Garavaglia e, in particolare, la famiglia Salvini proprietaria della “Fagiana”. La storia era conosciuta, ma solo in parte. Nel 2015 Magenta ospitò un gruppo di bambini (i bambini di Selvino) che sopravvissero ai campi di sterminio. Ma la ricerca del Rotary e della Piarda ha fatto ulteriori scoperte. Nel campo A di Boffalora il Mossad organizzò un’attività di copertura, sotto la guida di Avraham Zakai, ufficiale di marina, sbarcato in Italia clandestinamente nel 1946, insieme a Bezalel Drori; muniti entrambi di documenti da profugo. Teoricamente una colonia agricola per la preparazione dei giovani in vista dell’immigrazione in Palestina, ma, di fatto, quel luogo a due passi da Boffalora e vicino a Magenta, era un deposito clandestino di armi e munizioni, dissimulato in una “finta fattoria”.

Dal Campo i bambini profughi venivano condotti a scaglioni in Liguria per le partenze con le navi clandestine. Testimoni ricordano che intorno alla “La Fagiana” c’era una grande attività di accoglienza. I bambini venivano trasferiti soprattutto in Canada e negli Stati Uniti. Le armi imballate venivano poi nascoste nel carico delle navi mercantili e spedite ai porti di Haifa e Tel Aviv in Israele. Una storia che ha dell’incredibile. Oggi, in quel luogo esistono ancora i segni di quel campo profughi. Alla Fagiana c’era, e c’è tuttora, un campetto da calcio e Avraham del Mossad, nelle ore libere, vi partecipava con quei giovani divenuti suoi amici; lo sport infatti era un’attività mattutina. Tra gli aneddoti ne citiamo uno. Un giorno del 1948 Avraham si oppose alla richiesta di alcuni giovani di andare al cinematografo di Boffalora per paura che, recandosi in paese, potessero fare qualche chiacchiera pericolosa e poi perché si dovevano preparare le casse di vitto e di medicinali per una nave in partenza.

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