C’è una fotografia che racconta molto più di tante parole. Un volto segnato dal sangue, la testa ferita, la tensione di una giornata di violenza e, nonostante tutto, la determinazione di chi non arretra. È l’immagine di Angelo De Simone, primo dirigente della Polizia di Stato e responsabile del commissariato Garibaldi Venezia di Milano, rimasto ferito durante gli scontri di sabato 17 ottobre nel centro del capoluogo lombardo. Una fotografia che ha fatto il giro dei social, condivisa anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, diventando il simbolo di una divisa che non si arrende e di un senso del dovere che resiste persino al dolore.
A distanza di pochi giorni da quella drammatica giornata, per De Simone è arrivato un riconoscimento importante. Martedì il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani, gli ha consegnato la medaglia istituzionale d’argento di Sant’Ambrogio, premiandone il coraggio, la professionalità e lo straordinario senso del dovere.
Un gesto che va oltre la consegna di una medaglia. È il segno della gratitudine delle istituzioni verso un uomo che, anche quando è diventato lui stesso vittima della violenza, ha continuato a svolgere il proprio compito. Colpito alla testa da un sanpietrino, De Simone è infatti rimasto in servizio, continuando a coordinare i reparti impegnati a fronteggiare i disordini.
Una scelta che restituisce il significato più concreto del servizio pubblico: esserci, assumersi le proprie responsabilità e garantire la sicurezza degli altri anche quando il pericolo è davanti ai propri occhi.
## Il riconoscimento della Lombardia
«Quello che è accaduto a Milano è inaccettabile», ha sottolineato Federico Romani, esprimendo piena solidarietà ad Angelo De Simone e a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che ogni giorno lavorano per proteggere i cittadini, spesso esponendosi a rischi enormi.
«La sua immagine, ferito ma ancora al proprio posto, racconta meglio di tante parole cosa significhino senso del dovere e responsabilità verso lo Stato», ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale, spiegando il significato del riconoscimento: esprimere la gratitudine delle istituzioni e di una comunità che non può accettare che chi garantisce la sicurezza diventi bersaglio della violenza.
Parole che colgono il significato più profondo di quella fotografia. Perché dietro il volto insanguinato di De Simone non c’è soltanto la cronaca di una giornata di scontri, ma il lavoro quotidiano di migliaia di operatori che indossano una divisa e che, troppo spesso, si trovano a fronteggiare aggressioni e situazioni ad altissimo rischio.
Il dirigente ha ringraziato Romani per il riconoscimento, sottolineando quanto siano importanti la vicinanza, il sostegno e la solidarietà delle istituzioni. Un incoraggiamento, ha spiegato, a proseguire nell’impegno al servizio dello Stato e dei cittadini.
## Una candidatura all’Ambrogino d’Oro nata prima degli scontri
Per Angelo De Simone potrebbe arrivare anche un altro riconoscimento prestigioso: l’Ambrogino d’Oro, la massima benemerenza civica conferita dal Comune di Milano.
A candidarlo è stato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Marco Cagnolati, che aveva presentato la proposta prima degli scontri del 17 ottobre, dal momento che il termine per le candidature era fissato al 15 ottobre. Non si tratta, dunque, di una candidatura nata sull’onda emotiva delle immagini diffuse dopo l’aggressione: Cagnolati aveva già proposto il nome del dirigente nel 2025.
Una circostanza significativa, perché testimonia come il lavoro di De Simone fosse già conosciuto e apprezzato ben prima che il suo volto diventasse una delle immagini più emblematiche della violenza esplosa a Milano.
«Conosco personalmente la dedizione, la professionalità e lo straordinario spirito di servizio di De Simone e degli agenti del suo commissariato», ha dichiarato Cagnolati, ricordando l’attività svolta quotidianamente in alcune delle zone più complesse della città: dalla Stazione Centrale a Porta Venezia, passando per il Lazzaretto.
Territori nei quali le forze dell’ordine sono chiamate a intervenire contro criminalità, spaccio e degrado urbano, affrontando situazioni difficili e garantendo una presenza costante a tutela dei cittadini.
«L’aggressione del 17 ottobre ha acceso i riflettori su Angelo De Simone, ma il suo valore e quello degli uomini e delle donne del suo commissariato erano già evidenti ben prima di questo episodio», ha aggiunto il consigliere, auspicando che la commissione accolga la candidatura all’Ambrogino d’Oro.
## Oltre quella fotografia, il valore di una divisa
Il rischio, quando un’immagine diventa virale, è che tutto si esaurisca nell’emozione di un momento. Ma la storia di Angelo De Simone merita di essere letta anche oltre la fotografia che lo ritrae ferito.
C’è il dirigente che continua a coordinare i propri uomini nonostante il colpo ricevuto. C’è il lavoro di un commissariato chiamato ogni giorno a operare in contesti complessi. E ci sono tutte quelle donne e quegli uomini in divisa che affrontano situazioni difficili senza sapere, quando iniziano il proprio turno, quali rischi li attendano.
Il riconoscimento della Regione Lombardia restituisce dignità e valore a questo impegno. La candidatura all’Ambrogino d’Oro, presentata prima degli scontri, richiama invece l’attenzione su una professionalità che non nasce in una giornata drammatica e non può essere misurata soltanto attraverso un’immagine.
Il volto insanguinato di Angelo De Simone è diventato il simbolo di una ferita inferta non soltanto a un poliziotto, ma al principio stesso di convivenza civile che le istituzioni sono chiamate a difendere.
E la medaglia ricevuta rappresenta un messaggio chiaro: chi serve lo Stato e protegge i cittadini non deve essere lasciato solo. Perché dietro quella divisa c’è una persona, ma anche una responsabilità che continua a essere esercitata persino quando la violenza colpisce in prima persona chi è chiamato a contrastarla.













