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Al Festival del Cinema di Venezia il regista Stéphane Brizé riceve il Premio Robert Bresson

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VENEZIA (ITALPRESS) – Il regista francese Stéphane Brizé ha ricevuto il 26º Premio Robert Bresson, prestigioso riconoscimento attribuito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.

La cerimonia si è svolta nel suggestivo scenario della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, presso la Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior, alla presenza di alcune tra le personalità più autorevoli del mondo del cinema e della cultura, con la moderazione di Federico Pontiggia, giornalista e critico cinematografico della Rivista del Cinematografo.

Il premio, ispirato all’opera e alla lezione del grande maestro francese, Robert Bresson, viene assegnato a quegli autori che, attraverso il linguaggio cinematografico, sanno esplorare l’interiorità dell’uomo e rivelare il mistero della sua condizione esistenziale. Stéphane Brizé ha accolto il riconoscimento con emozione, ripercorrendo le tappe di un percorso artistico che, film dopo film, ha esplorato il rapporto tra l’uomo, il lavoro, l’amore e la dignità personale, restituendo allo spettatore il senso di una ricerca autentica e universale: “Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno scelto di conferirmi questo premio: è per me un grande privilegio e un onore profondo. La gioia di questo momento si amplifica all’infinito grazie alla presenza di Alba Rohrwacher, con la quale ho appena terminato un altro film. Ricevere questo premio era per me qualcosa di inimmaginabile, così come far parte della giuria a Venezia. A vent’anni mi iscrissi a un corso di teatro e lì nacque un desiderio, una piccola scintilla: compresi che non volevo stare davanti alla macchina da presa, ma dietro. Tentai di entrare in una grande scuola di cinema francese ma non fui ammesso. Fu allora che capii di dover diventare autodidatta e imparare da solo a maneggiare gli strumenti del cinema. Ricordo che mi recai nel reparto dei libri di cinema di una libreria e il mio sguardo cadde su un piccolo volume: Note sul cinematografo di Robert Bresson. Un libro singolare, che raccoglieva gli appunti del grande maestro lungo il suo percorso di cineasta e che, per me, fu un incontro fondamentale. Ecco perché, pensando alla sincronicità della vita, mi piace immaginare che questo premio chiuda un cerchio: collega l’intuizione di un giovane uomo, agli inizi del suo cammino, con la consapevolezza e la necessità, oggi, di continuare a riflettere, sempre con il dubbio, sul senso profondo del fare cinema”.

Nel corso della cerimonia, introdotta dal presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo Davide Milani, sono intervenute alcune tra le voci più significative del panorama culturale italiano. Mons. Milani ha sottolineato l’importanza di un cinema che, come quello di Brizé, non si limita a raccontare storie, ma interroga la coscienza collettiva e restituisce dignità ai silenzi, alle fragilità e alle scelte dell’essere umano.

“Questo è l’unico premio che la Chiesa dedica al cinema – ha affermato mons. Davide Milanie nasce con l’intento di riconoscere quegli autori che, attraverso il loro lavoro, sanno guardare all’uomo nella sua dimensione più piena e spirituale. Si tratta di registi e cineasti capaci di cogliere non solo la realtà visibile, ma anche le profondità interiori, i sentimenti, le lotte e le aspirazioni che definiscono la condizione umana. Con questo premio vogliamo valorizzare chi riesce a dare voce al mistero dell’esistenza, offrendo al pubblico opere che interrogano, illuminano e accompagnano la riflessione sulla vita, sul lavoro, sulle relazioni e sulla dignità di ogni persona”.

Il momento della premiazione è stato arricchito dall’intervento di Pietrangelo Buttafuoco, che ha offerto una riflessione sul rapporto tra arte e spiritualità, tracciando un parallelismo tra l’opera di Brizé e la lezione di Bresson, maestro della sottrazione e dell’essenzialità espressiva. “La cinematografia non è solo uno strumento narrativo, ma una materia viva, capace di incarnare l’immaginazione e di tradurre i sentimenti in immagini e suoni. Il cinema può dare forma alle emozioni, rendere visibile ciò che spesso resta invisibile e farci partecipare, con intensità, alla complessità dell’esperienza umana. È attraverso questa capacità di trasformare la realtà in esperienza sensibile che il cinema diventa uno specchio dell’anima e un mezzo privilegiato per riflettere sull’uomo e sul mondo”.

A celebrare il valore di questo riconoscimento è stato anche Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, che ha ricordato come il festival sia da sempre luogo di incontro tra sensibilità artistiche e visioni sul mondo, riconoscendo in Brizé un autore capace di illuminare con profondità e delicatezza i nodi più complessi della vita contemporanea.

“Questo premio – ha dichiarato Barberarappresenta un riconoscimento importante per un autore che, pur godendo già di un’ampia e meritata stima, non ha ancora ricevuto tutta l’attenzione che la sua opera meriterebbe. Stéphane Brizé è un artista di straordinaria sensibilità, capace di affrontare con rigore e profondità temi di grandissima rilevanza, restituendo al cinema la sua funzione più alta: interrogare l’uomo, le sue scelte e il suo tempo”.

La consegna del premio è stata affidata a Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, che ha evidenziato la forza spirituale del cinema di Brizé, capace di svelare le contraddizioni dell’uomo moderno senza mai rinunciare alla speranza. “Stéphane Brizé s’è preso, si prende in carico la realtà. Senza sfigurarla – ha sottolineato mons. Baturisenza necessariamente trasfigurarla, dando al mondo quel che è del mondo, e in primis l’umano, l’umanità, l’umanesimo. Nessuno come lui ha saputo declinare il mondo del lavoro sul grande schermo, con un battito civile prezioso e un afflato poetico dirimente: siamo noi su quel telo, noi in quelle immagini, sempre noi in quegli aneliti”.

Alla cerimonia di premiazione è intervenuta Alba Rohrwacher, che ha preso parte all’ultimo film del regista, Le occasioni dell’amore, presentato in anteprima alla 81. Mostra del cinema di Venezia. La sua presenza ha aggiunto un ulteriore tocco di intensità emotiva, sottolineando la capacità di Brizé di dirigere attori e attrici verso interpretazioni intime e vibranti.

“Ringrazio la vita – ha affermato l’attrice – per avermi permesso di incontrare Stéphane Brizé. La sua ricerca artistica si è intrecciata con la mia, entrambe orientate verso un “assoluto”. Per questo trovo profondamente coerente che a lui venga conferito il Premio Robert Bresson, dedicato a un maestro che ha inseguito per tutta la vita la grazia del silenzio. Anche il percorso di Stéphane va in questa direzione: un cammino entusiasmante che ho avuto il privilegio di condividere con lui. Considero una grazia aver potuto far parte di questa esperienza e sono grata che, attraverso questo premio, venga riconosciuto il suo straordinario valore, che io posso testimoniare”.

Con opere come La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo, fino al recente Le occasioni dell’amore, Stéphane Brizé ha costruito un cinema che osserva da vicino la vita, evitando facili semplificazioni e invitando il pubblico a interrogarsi su se stesso e sugli altri. Il Premio Robert Bresson 2025 riconosce proprio questa capacità rara: dar voce all’invisibile e raccontare l’anima attraverso lo sguardo e il silenzio.

– Foto Fondazione Ente dello Spettacolo –

(ITALPRESS)

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