ABBIATEGRASSO – Senza dubbio Fabrizio Tassi (che presto pubblicherà un nuovo libro: in bocca al lupo) è una delle poche persone che vale sempre la pena di leggere, nell’Est Ticino e dintorni.
Non fa eccezione la lunga intervista a Flavio Lovati, portabandiera della lista Nai in Consiglio comunale, da lui vergata sull’ultimo numero de La Voce dei Navigli.
Intervista che segue al burrascoso dicembre della maggioranza di centrodestra, col burrascoso voto su Marco Tagliabue e le dimissioni di Andrea Scotti dai vertici di Amaga.
Il distillato della lunga chiacchierata, che invitiamo tutti a leggere, è che Lovati gioca, e bene, a fare quello che in effetti è: il più esperto e navigato tra i consiglieri comunali, specie rispetto alle tante, troppe matricole del gruppo, tra Consiglio e giunta.
Il difetto più vistoso, per chi mastica politica, è l’assenza di quella parola che sta perennemente nel cuore e nella mente di chi si muove nel circo (politico): ambizione. Lovati non usa mai quel termine. Glissa.
C’è ovviamente spazio per i triti, ritriti e posticci flatus vocis di chi fa politica da anni (proposte, idee, gruppo), qualche richiamo brillante (la politica deve ragionare sul perché, non sul chi; la politica ha a che vedere con responsabilità collettive), per il resto una lettura attenta delle risposte tradisce quello che è il principale difetto di ogni politico navigato: un’elevata considerazione di se stesso.
Vale per tutti, mica solo per Lovati. Che però non ha le attenuanti generiche per chi fa politica: viene da quasi un ventennio di presenza sul palcoscenico, prima con la Lega, quindi con Roberto Albetti, quindi via dalla Lega e dalla giunta Albetti, quindi ter con Gigi Arrara da assessore al Bilancio (non vicesindaco, come scrissi erroneamente: me ne scuso con Lovati e i lettori), quindi via anche da Arrara, quindi ripescato con Marco Tagliabue e la lista Nai (‘l’errore più grande che ho fatto nella mia vita politica è stato richiamarlo’, ci ha confidato qualcuno che ha lavorato alla lista ma NON è entrato in Consiglio), quindi con un esponente di giunta, Eleonora Comelli, a lui vicino, quindi critico sulle battute di Tagliabue, quindi presente la sera del ‘voto schiaffo’ sulla mozione Tagliabue, che ha portato Cesare Nai a pensare a gesti clamorosi.
Forte di questa poderosa mole di trascorsi, ora Lovati ricuce, torna a tessere la tela, dice che in fondo è ancora un leghista, da ragazzo stimava Giorgio Almirante e l’Msi (parole coraggiose, complimenti), ma che da assessore non aveva problemi ad andare al Folletto.
Pertanto, dismesse tutte le casacche, ora Lovati fa il battitore libero. Succede, molto spesso, a chi nei partiti non vede soddisfatte quelle che sono delle pienamente legittime aspettative. Perché tra Lovati e Roberto Albetti, da 40 anni in politica, c’è una grossa differenza: Albetti ha sempre rispettato la disciplina dei partiti nei quali ha militato, Lovati no.
Scelte legittime, entrambe. Ma è rischioso costruire una narrazione (ed in questo Lovati è bravo, con l’ausilio di un eccellente storyteller come Tassi, che conosce la prossemica del cinema) da cui mancano gli elementi fondanti: cosa vuole Flavio Lovati, per sé e la sua lista, al di là di generici proclami? Noi abbiamo l’idea, magari sbagliata, che siederebbe volentieri al posto di Tagliabue. Ma forse sbagliamo. Troppo comodo fare l’uomo per tutte le stagioni (politiche), da destra a sinistra passando per Lega e liste civiche, e sempre e solo ad Abbiategrasso. Ecco, sempre a nostro avviso, il problema di Lovati: non ha mai avuto esperienze fuori dalle mura viscontee. E con gli anni diventa un problema. La politica è affascinante ma pure spietata. A nostro avviso il ciclo politico di Lovati, dopo quasi 20 anni, è finito. Lo dimostra la scivolata cripto grillina sugli stipendi degli assessori, che lui reputa tutto sommato idonei. Bocciato (per noi).
A noi spiacerebbe che Lovati uscisse dal Consiglio comunale, perché tra i pochi meritevoli di ascolto. Ma secondo noi dovrebbe dimettersi e fare da chioccia ai giovani del suo gruppo. Renderebbe un servizio migliore, ad Abbiategrasso e alla maggioranza.
Sic transit gloria mundi. Specie in politica.
Fabrizio Provera