Sono ore di grande apprensione per il futuro della BCS. La crisi del gruppo industriale di Abbiategrasso, che coinvolge circa 500 lavoratori distribuiti nei tre stabilimenti, resta ancora senza una soluzione concreta. E mentre il tempo continua a trascorrere, cresce la preoccupazione per il destino dell’azienda, del suo patrimonio industriale e soprattutto delle famiglie che dipendono dalla continuità produttiva.
Un nuovo e importante appuntamento è previsto per domani, venerdì 6 novembre, nella sede di Assolombarda, dove si incontreranno le organizzazioni sindacali regionali, le rappresentanze interne dei lavoratori e la dirigenza aziendale. Al centro del confronto ci saranno le ipotesi alternative all’amministrazione straordinaria illustrate dall’amministratore unico Fabrizio Castoldi, con l’obiettivo dichiarato di individuare una strada per riavviare quanto prima la produzione.
L’incontro arriva dopo il mancato rispetto della scadenza del 26 ottobre, data entro la quale era attesa la presentazione della domanda di ammissione all’amministrazione straordinaria. Una soluzione indicata da tempo dai sindacati e sostenuta anche dai sindaci revisori, ma che finora non ha trovato attuazione.
Il nodo della continuità produttiva
Le possibilità per evitare il progressivo deterioramento della situazione restano legate soprattutto alla disponibilità di nuove risorse finanziarie e all’individuazione di un soggetto in grado di garantire una prospettiva industriale credibile. Nei mesi scorsi si era affacciata l’ipotesi di un possibile ingresso del gruppo Fulchir, successivamente tramontata dopo l’analisi della situazione patrimoniale e finanziaria della società.
Una vicenda che avevamo già seguito nelle precedenti cronache, quando, dopo settimane di forte incertezza, si era aperto uno spiraglio legato alla disponibilità sindacale a valutare una nuova proprietà e un percorso che potesse garantire la ripartenza degli stabilimenti e il riassorbimento di oltre 400 lavoratori.
Una prospettiva importante, che aveva alimentato qualche speranza tra i dipendenti, ma che necessita ancora di riscontri concreti.
Cinquecento lavoratori in attesa di risposte
Nel frattempo, l’unico elemento positivo riguarda l’avvio dei pagamenti della Cassa integrazione da parte dell’Inps. Un sostegno economico importante, ma evidentemente insufficiente a rappresentare una soluzione alla crisi.
Le organizzazioni sindacali continuano a chiedere un cambio di passo e soprattutto una decisione che consenta di superare l’attuale fase di stallo. Per domani è stato inoltre organizzato un presidio dei lavoratori davanti alla sede di Assolombarda, in concomitanza con l’incontro.
La priorità resta una: salvaguardare l’occupazione, tutelare le competenze professionali e impedire che un’importante realtà industriale del territorio perda definitivamente la possibilità di tornare sul mercato.
Domani potrebbe dunque rappresentare un passaggio decisivo. Dopo settimane di attese, rinvii e ipotesi, i lavoratori aspettano finalmente risposte concrete sul proprio futuro.













