Marino Bottini intreccia storia, memoria e immaginazione in una raccolta che attraversa luoghi ed epoche diverse, mettendo al centro le scelte capaci di cambiare il destino.
Ci sono momenti in cui la vita ci pone davanti a una soglia: restare o partire, conservare ciò che amiamo o lasciarlo andare, accettare il passato oppure tentare una strada nuova. È in questo spazio, sospeso tra perdita e possibilità, che si muove Passaggi, la raccolta di tredici racconti di Marino Bottini, pubblicata da La Memoria del Mondo di Magenta.
Dalla Scozia alla valle del Ticino, dalla Lombardia rinascimentale a Buenos Aires, dalla Milano contemporanea alla Libia coloniale, il libro attraversa luoghi ed epoche lontane, alternando ricostruzione storica, introspezione e fantasia.
D. Perché ha scelto il titolo Passaggi?
R. Perché tutti i racconti, pur essendo molto diversi tra loro, ruotano intorno a un momento in cui qualcosa cambia. I protagonisti si trovano davanti a una soglia: devono scegliere se restare legati a ciò che conoscono, lasciarsi qualcosa alle spalle o affrontare una possibilità nuova. Il passaggio può essere geografico, affettivo o interiore. Mi interessava raccontare proprio quel momento in cui una scelta diventa inevitabile, anche se non è ancora chiaro dove condurrà.
D. Nei suoi racconti convivono personaggi storici e figure inventate, ambientazioni realistiche e mondi fantastici. Che cosa li unisce?
R. Mi interessa la possibilità di attraversare epoche e situazioni differenti senza perdere di vista l’esperienza umana. Posso partire da un personaggio realmente esistito, come Antonia Pozzi o John Keats, oppure immaginare una creatura che scopre la propria libertà. Ciò che conta è la domanda che la storia porta con sé: come reagiamo davanti alla necessità di cambiare? Le ambientazioni sono diverse, ma i conflitti che attraversano i personaggi possono parlarci ancora oggi.
In Il ritorno di Alice, una giovane donna rientra dall’America nella casa dei genitori, sulla costa scozzese. In Le rondini di Antonia, la poetessa Antonia Pozzi trascorre l’ultima estate della sua vita alla Zelata. In Il paesaggio ungherese, il cardinale Branda Castiglioni affida a Masolino da Panicale il compito di restituire attraverso la pittura il paesaggio della propria giovinezza. Tre storie diverse, nelle quali il passato continua a esercitare la propria forza sul presente.
D. Perché ricorre alla fantasia invece di raccontare la realtà così com’è?
R. Non mi interessa raccontare la realtà così com’è. La letteratura, a mio avviso, nasce anzitutto dalla letteratura, dall’immaginazione, dalle storie che abbiamo ascoltato e letto. L’invenzione permette di allontanarsi dalla realtà per osservarla da un’altra prospettiva, talvolta arrivando a cogliere aspetti che una narrazione puramente realistica non riuscirebbe a esprimere.
In Atlante, sei mercanti partono alla ricerca di una regina bambina, ma il viaggio finisce per mettere in discussione il senso stesso della conquista. In Aria, una creatura immateriale, nata per servire, acquista coscienza di sé e si ribella al proprio creatore. Anche attraverso il fantastico è possibile affrontare questioni molto concrete: la libertà, la responsabilità, il bisogno di amare e di scegliere.
D. Nel libro hanno un ruolo importante anche le figure femminili. Quale spazio occupano nella raccolta?
R. Le protagoniste femminili non sono semplici presenze secondarie, ma personaggi che si confrontano con il proprio destino e, in alcuni casi, cercano di sottrarsi alle convenzioni che le circondano. Alice, Antonia, Fanny, Jo e Nelly vivono esperienze molto diverse, ma ciascuna è chiamata a misurarsi con la propria libertà. Mi interessava raccontare le loro contraddizioni, le loro fragilità e la possibilità di compiere scelte capaci di cambiare il corso delle loro vite.
D. Che cosa vorrebbe che rimanesse al lettore dopo aver letto Passaggi?
R. Mi piacerebbe che rimanesse il desiderio di interrogarsi sulle storie e sui personaggi, senza cercare necessariamente una risposta definitiva. Non tutti i racconti risolvono i conflitti che mettono in scena. A volte è proprio il dubbio a essere importante, perché ci costringe a guardare le cose da un’altra prospettiva. Vorrei che il lettore trovasse nelle vicende narrate qualcosa che lo riguarda, pur nella distanza dei luoghi, delle epoche e delle situazioni.
Con Passaggi, Bottini prosegue un percorso narrativo già sviluppato in opere come Whitesands, Altrove, Tre, La contessa Masha, Il giorno dopo e ISEULT (ovvero, la bellezza), pubblicate da La Memoria del Mondo.
Tredici racconti, dunque, per esplorare il momento in cui ciò che conosciamo non basta più e il futuro resta ancora da definire. Perché attraversare una soglia significa anche accettare che, dopo, non tutto sarà più come prima.













