Da diverso tempo si rincorrono nei telegiornali notizie che possono fare pensare alla possibilità che ci sia una guerra in Europa o anche in Italia. Lei è preoccupato?
Non più di tanto, perché penso che sia una cosa di là da venire: non siamo ancora nelle condizioni di dover essere preoccupati di una guerra a casa nostra.
A dire il vero qualche cittadino si rivolge a me chiedendo “È vero che viene la guerra anche l’Italia? È vero che saremo attaccati?” ed io rispondo “Ma no, per il momento no”.
Insomma, non c’è da preoccuparsi oggi. Poi per il domani non sappiamo.
Però l’Italia e l’Europa si stanno riarmando, spendendo veramente moltissimi soldi. Crede che questo possa avere un impatto sulla cittadinanza, anche in riferimento alla gestione corrente di un Comune come Corbetta?
Certo, investire una quota significativa del PIL in armi piuttosto che nella scuola e nella sanità abbassa le prospettive future di qualità della vita nel nostro paese.
Però sicuramente è importante che l’Europa e la NATO abbiano una forza militare, visti i personaggi che sono in giro per il mondo. E il solo il fatto di avere armi a sufficienza, di essere una coalizione che ha un valido sistema di difesa ci mette al sicuro.
Poi, naturalmente, va trovato il giusto equilibrio.
Secondo lei come andrebbero affrontate le situazioni di crisi internazionale, ad esempio le invasioni?
Io penso che sia giusto intervenire se un amico o un tuo vicino di casa ha un problema, perché oggi tocca a lui, ma domani potrebbe accadere a te.
E poi è importante far sentire agli altri che ci siamo, altrimenti perdiamo di credibilità.
Sul modo poi occorre ragionare: con l’Ucraina siamo partiti con le sanzioni, dure ma non durissime; poi le armi, tante ma non troppe … Insomma, siamo intervenuti un po’ al modo del primo mondo, del mondo che sta bene, che non ha mai avuto grossi problemi.
Infine, c’è il problema che qualcuno degli “amici” che sono intervenuti, dà la priorità ai propri problemi interni, come è accaduto di recente con gli Stati Uniti che hanno deciso di comprare derivati petroliferi dalla Russia per ridurre il costo interno dei carburanti.
Insomma, in Ucraina sicuramente alcune cose nella risposta non hanno funzionato; e infatti il problema è ormai aperto da anni.
Anche altri scenari nel mondo fanno pensare che la guerra non sia un mezzo efficace, perché nessuno è superiore agli altri, e si stanno solamente distruggendo paesi, colpendo le economie e uccidendo un sacco di persone.
In Italia l’articolo 11 della Costituzione afferma il ripudio della guerra. Secondo lei, a che punto siamo nell’applicazione di questo articolo?
A guardare quello che è accaduto negli ultimi 80 anni possiamo dire che ci siamo comportati in modo un po’ diverso da quello che avevano in mente i Costituenti; si pensi agli interventi armati che abbiamo sostenuto e alle “bombe intelligenti”.
Del resto, sicuramente è giusto dire che noi non andiamo ad attaccare un altro paese, ma è chiaro che bisogna essere in grado di difendersi.
Vero è che la difesa armata deve essere l’ultima opzione: prima ci sono il prepararsi per fare capire ai malintenzionati che è meglio non attaccarci, il dare voce ai desiderata dei popoli, ad esempio attraverso referendum condotti con trasparenza, e l’azione diplomatica degli altri grandi paesi del mondo.
Lei ha toccato ora un altro punto importante, sottolineando l’importanza dell’azione diplomatica di un arbitro internazionale, mentre nella prima parte dell’intervista aveva parlato di un intervento degli “amici” a difesa del paese invaso. Ci spieghi meglio …
Sono due cose diverse.
L’intervento di un arbitro internazionale ha senso prima che scoppi la guerra oppure dopo; durante è difficile, perché finisce che le prende anche l’arbitro.
Nel caso dell’Ucraina la comunità internazionale avrebbe dovuto lavorare per riuscire a risolvere a livello politico le controversie sul Donbass, che erano sia di natura culturale, sia di controllo delle risorse (petrolio, gas, terre rare).
Una volta scoppiata la guerra è importante coalizzarsi per difendere il paese attaccato, per fare in modo che l’altro non abbia il sopravvento.
Nel momento in cui nessuno riesce a prevalere sull’altro e rimangono solo la distruzione, il far morti per soldi, il creare instabilità occorre tornare a parlarsi per trovare una soluzione diversa, grazie ad un arbitro terzo che
E, a mio parere, questo arbitro non può essere l’ONU, sia perché vedo che troppi soldi vengono utilizzati per il solo funzionamento della macchina burocratica e non per agire, sia perché credo che l’ONU sia delegittimato dall’interno.
Ma se non è l’ONU allora chi dovrebbe svolgere il ruolo di arbitro? Ci vorrebbe un altro organismo?
Ma, in Italia abbiamo la figura del CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), un perito nominato dal giudice per risolvere questioni tecniche durante un processo, una persona che sta in mezzo e che ascolta le parti, mediando; potrebbe accadere qualcosa di analogo nei conflitti tra nazioni.
Ma forse c’è un problema di fondo: quello di fare la guerra per far girare l’industria delle armi …
Torniamo alla vita di paese. Corbetta è un po’ un punto di riferimento sul tema “Pace” perché il 1° di gennaio da molti anni vi si svolge una manifestazione che richiama persone da tutto il territorio. Lei cosa pensa di questa iniziativa?
Sono quelle cose che poi non servono a niente, perché, purtroppo, noi facciamo il 1° gennaio, poi a maggio c’è la Giornata per la Pace con le scuole, però, insomma …
Io da 10 anni faccio il sindaco, da 10 anni si fanno queste cose e da 10 anni ci sono comunque le guerre, da 10 anni i bambini si picchiano lo stesso, da 10 anni le persone a Corbetta litigano lo stesso.
Quindi servono, ma lasciano il tempo che trovano, servono più forse per darsi un’immagine.
Poi io odio la marcia della pace il primo di gennaio, perché ora che mi sveglio dopo il Capodanno …
E quindi riesco a partecipare poco e faccio anche fatica a trovare qualcuno della maggioranza disponibile perché a noi piace divertirci: lavoriamo tutti i giorni tutto l’anno e almeno nei giorni di festa pensiamo ad altro.
Ma la data del 1° gennaio è quella decisa dalla Chiesa cattolica, a livello mondiale, non è una scelta di organizzatori.
Il problema è che c’è sempre meno gente, secondo me proprio per questo motivo. È vero che è partecipata, ma se ci sono 100 persone su 8 comuni della zona penso che non siano solo quelle le persone che sono interessate alla pace, altrimenti siamo rovinati. Ci sono tante altre persone interessate alla pace, ma stanno ancora smaltendo il Capodanno.
E lei come Sindaco ha fatto o pensa di fare qualcosa nello specifico sul tema Guerra/Pace?
No, perché non penso che sia il sindaco a dover dire ai cittadini “Non vi preoccupate, non ci sarà la guerra”. Penso che trattare questi temi spetti al Ministro della difesa e al Presidente del consiglio, che dispongono di tutte le necessarie informazioni.
A cura di Sergio Colombo













