Il dibattito sollevato in Consiglio Comunale dal consigliere PD Matteo Di Gregorio sugli 810 Megawatt complessivi di richieste registrate su Terna per il nodo di Magenta evidenzia una strategia comunicativa basata su rassicurazioni parziali e omissioni calcolate.
Nel suo intervento, il Vicesindaco Simone Gelli ha confermato l’esistenza del contratto Terna per l’Ex Novaceta (Namira) e di un secondo allaccio da 250 MW per l’ambito AT11 (l’area di trasformazione a sud, verso Robecco), liquidando le preoccupazioni con la formula: «Lì la destinazione è logistica e altre richieste non ce ne sono».
Una risposta che si ferma alla superficie dei codici urbanistici per nascondere la reale pressione industriale che si prospetta sulla città. Dire che formalmente non si costruirà un “data center” nell’AT11 a sud o che non esistono contratti attivi per l’area Ex Saffa a nord non cancella la sostanza: il territorio rischia di essere colonizzato da una filiera energetica pesantissima a servizio dei colossi del digitale.
Il nodo della filiera energetica: a sud la logistica, a nord il rischio speculativo
Un mega-data center come quello da 340 MW previsto all’Ex Novaceta ha un bisogno assoluto di continuità elettrica. Questa stabilità viene garantita dai BESS (Battery Energy Storage System), impianti di accumulo a batterie agli ioni di litio su scala industriale che gli operatori privati utilizzano per gestire i picchi energetici e partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento.
Mentre la Giunta si trincera dietro i cartellini della destinazione d’uso («è logistica/produttivo»), i conti non tornano rispetto all’impatto complessivo delle richieste di connessione:
A Sud (AT11): Gelli ha ammesso l’esistenza di un contratto da ben 250 MW. Un’infrastruttura di questa portata a sud della città richiede chiarimenti urgenti e trasparenti sulla sua reale natura e sul carico energetico connesso.
A Nord (Ex Saffa e ambiti limitrofi): Sebbene la Giunta affermi che non vi siano contratti attivi, la recente proposta di variante generale al PGT ha aperto la porta a trasformazioni pesanti e ad “attività ad alto contenuto tecnologico” (come evidenziato anche nei plichi di osservazioni civiche depositati lo scorso 19 ottobre). La vicinanza dell’Ex Saffa alla rete e alla Stazione Elettrica la rende il candidato ideale, a nord della città, per ospitare le infrastrutture ancillari — come i grandi parchi di accumulo a batterie (BESS) — necessarie a sostenere i data center del territorio.
I rischi ambientali nascosti dietro le etichette
Sostituire la dicitura “Data Center” con “Comparto Produttivo”, “Tecnologico” o “Logistico” non cancella i rischi reali per la sicurezza dei cittadini:
Pericolo d’incendio e Gas Tossici: La tecnologia al litio su scala industriale è esposta al fenomeno del thermal runaway (instabilità termica). Un incendio in questi impianti è estremamente complesso da estinguere e rilascia nell’atmosfera sostanze altamente nocive, tra cui l’acido fluoridrico.
Impatto acustico e termico: I sistemi di condizionamento industriali necessari per raffreddare enormi quantità di batterie in carica e scarica generano rumore e calore costanti, spesso a ridosso delle aree abitate.
Stop all’opacità sui numeri
Tra i 340 MW dell’Ex Novaceta e i 250 MW dell’AT11 a sud, Magenta gestisce una mole di energia formalmente contrattualizzata pari a circa 80 volte il fabbisogno dell’intera cittadinanza.
I cittadini e i comitati non stanno a guardare: proprio per smascherare questa deriva, il 19 ottobre sono state depositate formalmente le osservazioni puntuali alla proposta di variante al PGT (dall’ambito AR1 Pontenuovo all’AT11, fino ai margini del Parco del Ticino) per bloccare consumo di suolo e speculazioni energetiche.
Ribadiamo la richiesta all’Amministrazione comunale di un’apertura immediata di un tavolo pubblico di trasparenza: la salute, la sicurezza e il futuro urbanistico di Magenta non possono essere negoziati a colpi di definizioni di facciata e mezze verità.













