HomeCultura e Tempo LiberoLa festa d’In Gio' di antica memoria e tradizione

La festa d’In Gio’ di antica memoria e tradizione

La festa d’In Gio 2026 (42° edizione) ha registrato una grande partecipazione di turbighesi che sono rimasti lì, a corollario della chiesa, per tutto il pomeriggio ad aspettare che il ‘balon’ prendesse fuoco per la gioia dei tanti bambini presenti. Ma la tradizionale festa, allietata da tante bancarella e dalla ‘pulenta e bruscitt’ (220 coperti) ha fatto riscoprire – anche grazie all’azione del Gruppo promotore – quello che la chiesa rappresenta: “Una chiesa non è soltanto il centro religioso di una comunità, è anche bellezza, identità, storia…” come ha detto Giuseppe Leoni chiamato a raccontarne la storia millenaria. Qui sotto alcune directory sulle quali si è articolato il racconto dello storico locale:

I PIATTI – Famiglia nobile milanese, vicina ai Visconti, che si insediò a Turbigo dopo la sconfitta dei Torriani ad opera dei Visconti. Possedeva quasi tutto il ‘Turbigh in Gio’, ma anche una parte del porto sul Ticino nel XV secolo e anche la chiesa primitiva.
MAPPA – Questo raro documento (56,5 x 43, cm datato 1633), denominato “Sito donato dal conte Girolamo Piatti”, indica l’area occupata dall’antica cappella cinquecentesca di San Damiano, messa a disposizione dal conte Girolamo Piatti per la costruzione del convento e della chiesa degli Agostiniani Scalzi, secondo quanto stabilito dalla volontà testamentaria del cardinale Flaminio Piatti, defunto nel 1613.

1 – 1669 – La posa della prima pietra della nuova chiesa avvenne domenica 22 settembre 1669 ad opera del conte Francesco Piatti (+1678) alla presenza del priore del già aperto convento degli Agostiniani Scalzi. Lo si evince da un documento del 1633 dove il Comune si accollava il suo primo ‘mutuo’ per la costruzione della chiesa e del convento degli Agostiniani Scalzi.
Fino ad allora il convento era servito dalla vecchia chiesa citata dal Bussero (fine XIII secolo) e rimessa a nuovo all’inizio del Cinquecento dai fratelli Ludovico e Martino Piatti. La nuova chiesa sorse appaiata alla vecchia, al punto che la parete sud del presbiterio è inglobata nella nuova. Nel corridoio che unisce la chiesa con l’ala a ‘L’ si nota un’inferriata che non avrebbe ragione d’essere all’interno dell’edificio religioso e un ‘sacrarium’ che apparteneva all’antica chiesa duecentesca.
Quando venne edificata, per volontà testamentaria del cardinale turbighese Flaminio Piatti (1550-1613), per sottolineare la potenza della Chiesa controriformistica, la chiesa era maestosa e solenne, con una splendida volta a botte (per motivi acustici), ispirata alla Chiesa del Gesù di Roma, dove il potente ordine religioso-militaresco dei Gesuiti aveva eretto nel centro – piazza del Gesù – quella che avrebbe dovuto essere un esempio di luogo sacro della Controriforma e dove sono conservate le spoglie del cardinale turbighese.
2 – 1720 – Il campanile. La chiesa dei SS. Cosma e Damiano è terminata e anche il convento degli Agostiniani Scalzi è aperto da quasi un secolo. Rimane da innalzare il campanile. In occasione della revisione della torre campanaria (2004) e dell’installazione di un moderno impianto a 8000 Volt per allontanare i piccioni, si è scoperto che la campana più vecchia è datata 1720.
3 – 1805 – La soppressione del convento e spoliazione della chiesa. La soppressione del convento portò allo Stato i beni che gli Agostiniani possedevano, non solo a Turbigo. L’asta avvenuta subito dopo la soppressione spogliò la chiesa dei pezzi migliori tra cui il coro in noce dove sedevano gli Agostiniani Scalzi, i due altari (finiti nella chiesa di San Zenone a Castano Primo), oggetti sacri, statue, quadri tra cui la Via Crucis (14 tavole). Chi ci guadagnò fu l’acquirente, il filofrancese Alfredo Oriani, allora sindaco di Turbigo, che vendette tutto il possibile all’asta del 1817 e – probabilmente – donò i due altari laterali al fratello, allora prevosto di Castano
Per interessamento della contessa Marianna Piatti Erba Odescalchi la chiesa fu poi restituita alla parrocchia (1818) affinché se ne servisse come sussidiaria “per comodità degli abitanti di Turbigo Inferiore” (così era diviso allora il paese).

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