I cantieri e le attività preliminari della tanto discussa superstrada Magenta-Abbiategrasso-Vigevano tornano al centro del dibattito locale. Nei giorni scorsi sono ufficialmente iniziati i carotaggi sui terreni espropriati nella frazione robecchese di Castellazzo de’ Barzi, segnando un passo concreto e tangibile verso l’avanzamento dell’opera.
Un’infrastruttura che, da anni, spacca in due il territorio e l’opinione pubblica, alimentando visioni fortemente contrapposte tra chi difende a spada tratta l’ambiente e la vocazione agricola della zona, e chi invece invoca un’alternativa viaria urgente per decongestionare il traffico asfissiante, in particolare lungo il nodo critico del ponte di Robecco sul Naviglio.
Tra i cittadini e i proprietari direttamente coinvolti c’è Ernesto Beretta, un agricoltore locale la cui vita e attività lavorativa sono state profondamente segnate dall’arrivo del tracciato. La nuova superstrada, infatti, è destinata a passare ad appena venti metri dalla sua proprietà.
Una vicinanza così drastica non rappresenta soltanto un mutamento drastico del paesaggio rurale, ma un colpo durissimo al futuro dell’azienda agricola. Venti metri significano rumore costante, polveri, perdita di terreni fertili e una svalutazione inesorabile del patrimonio immobiliare e produttivo tramandato nel tempo. La testimonianza di Beretta fotografa perfettamente il senso di impotenza e la preoccupazione di chi vede la propria terra espropriata e stravolta per far posto all’asfalto.
La Magenta-Abbiategrasso-Vigevano resta un’opera profondamente divisiva. Da una parte ci sono i sostenitori del progetto, residenti, pendolari e amministratori che da decenni denunciano code interminabili, tempi di percorrenza insostenibili e la saturazione della viabilità ordinaria, con il famigerato e congestionato ponte di Robecco indicato come il collo di bottiglia principale da alleggerire a tutti i costi. Dall’altra si ergono comitati, ambientalisti e agricoltori come Ernesto Beretta, convinti che la colata di cemento rappresenti uno sfregio ambientale irreparabile per il Parco del Ticino e la Valle del Ticino, distruggendo aree verdi preziose e mettendo in ginocchio l’economia agricola locale a favore di un modello di mobilità che molti giudicano anacronistico.
Con l’avvio dei carotaggi a Castellazzo de’ Barzi, la fase preliminare entra nel vivo, trasformando i timori dei mesi passati in una realtà tangibile.













