In pieno centro a Milano, a due passi dal Duomo, in Via Paolo da Cannobio 2, c’è un posto che non è un negozio. È una passione. Un tempio. Si chiama Milanfisa.
Un laboratorio dove sperimenti e apprendi in un attimo anni e anni. Decenni di esperienza appesi ai muri, tra legni, corde e storie.
Perché è così: molto spesso impari di più in pochi minuti con i grandi, nei grandi posti, che in secoli di soliti accordi strimpellati da solo davanti a un computer.
Una chitarra, una vita vissuta appieno o solo in parte, non è mai troppo tardi. Non bisogna aspettare o rimandare. Il talento non va nascosto, e va cercato. Male che vada, ti rimane una grande esperienza per la vita o un ottimo passatempo.
Ma per uno come me, storico amante del noir, delle storie di tutti i giorni, non si può non entrare e non apprendere.
Così è nata questa intervista al volo, con un operatore improvvisato – il cugino di Milano ritrovato – e con il cuore in mano.
Perché la forza di questa città sono proprio questi angoli ancora storici, da tutelare e custodire. Perché non puoi apprendere tutto sul web o col computer. Perché la vita che ho visto e succhiato fino al midollo non la trovi in nessuna telefonata, in nessuna diretta.
Quando una lezione in presenza vale oro e piombo. Oro perché ti senti una medaglia al valore addosso. Piombo perché diventi più pesante, di esistenza, di esperienza. Più vero.
Un ringraziamento speciale va ai due fratelli gemelli Coletta, che mi hanno concesso di entrare in questo opificio di storia, musica, allegria e serietà.
Loro hanno i 4 fattori importanti più uno: l’esperienza. E quell’esperienza non la tengono chiusa in cassaforte, la regalano ad ogni persona che passa da quella porta.
Di lì è passata una generazione intera di musicisti. La cosa bella è che da neofita, ci sono passato anch’io. E ho sentito competenza ed eleganza di stile. Quella che non si improvvisa.
Tutti hanno diritto a una possibilità. A tentare. Magari a continuare solo per diletto. Poi dipende dall’impegno, dal talento e dalla costanza.
Io sono uscito con l’oro in bocca. Una mattinata che porterò nel cuore per molto, molto tempo.
Fino al prossimo viaggio nella storia.
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