“Ripartire da riformisti. Da quello spirito riformista che ha connotato Milano negli anni ma soprattutto l’ha fatto conoscere al mondo partendo dal celebre detto ambrosiano “Milano col cuore in mano”.
Oggi è partito ufficialmente anche su scala milanese – dopo il lancio nazionale di RIFORMISTI PER L’ITALIA – l’esperienza di Riformisti per Milano.
Alla presenza dell’On.le Alessandro Colucci, di Fabrizio Garavaglia e Ciro Capuano è stato dato il là a questa nuova intrapresa che, si badi bene, non intende essere in alcun modo accomunata ai “partitini” o quei movimenti che evaporano ancor prima di nascere. Niente di tutto questo.
“Si tratta piuttosto – ha spiegato Colucci – di un laboratorio di idee che sa unire amministratori, professionisti, imprenditori, dunque, quella società civile milanese accomunata da un cultura liberal socialista che ha ben governato Milano”.
Insomma, come dire che l’esperienza di governo socialista dai vari Tognoli sino a Pillitteri e ovviamente mettendoci dentro anche Bettino Craxi, la cui storia politica di statista è sempre stata legata a doppio filo al capoluogo lombardo, può e deve contare eccome.
Perché Milano tornando al pensiero ben espresso da Ale Colucci – tradizione socialista portata avanti nel segno di papà Francesco – deve tornare ad essere una città che accoglie. Che sa interpretare i bisogni di tutti.
“Non abbiamo più la capacità di dare risposte – ha osservato il parlamentare di Noi Moderati – chi si può permettere una casa a Milano al costo di 1.800 euro al metro quadro?“.
Problemi tangibili rispetto ai quali non servono risposte di pancia, né tanto meno la politica urlata. Serve invece tornare a studiare, a sviluppare un pensiero che sappia elaborare delle risposte quanto mai realistiche.
La sicurezza. “Oggi viviamo in una città terrorizzata – ha proseguito Colucci – dove alla sera ragazzi e donne hanno paura a prendere i mezzi pubblici. La sanità territoriale che deve tornare ad essere al servizio del cittadino. Eppoi, tutto il tema della sostenibilità dove la Giunta Sala è andata avanti a colpi di slogan ma senza creare una reale cultura in tal senso”.
“Questo è un cammino per tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al declino. Milano deve tornar ad esser una città attrattiva per tutti. Mancano 8 mesi alle elezioni. Non è possibile che il Centrodestra non riesca più ad amministrare le grandi città. Serve un progetto di buon governo a livello amministrativo” ha rimarcato Colucci portando i numeri delle ultime elezioni. Numeri che si sa dicono tutto, che non lasciano spazio ad interpretazioni. Beppe Sala ha vinto ma il 52% dei Milanesi non è andato a votare. Questa è una sconfitta per tutta la classe politica milanese. E poi il Centrodestra che è arrivato al minimo sindacale con quel 32%.
“Abbiamo raccolto davvero il minimo come voto d’opinione” ha osservato Colucci con una evidente autocritica. Che naturalmente interpretato all’incontrario questo dato, ci dice che il Centrodestra ha davanti a sè enormi margini di miglioramento.
In primis tra chi ha preferito andare al mare o semplicemente ha considerato l’andare a votare del tutto inutile per le sorti del capoluogo lombardo.
Il parlamentare di Noi Moderati non si è sottratto nemmeno alla stretta attualità con i nomi che continuano a girare come papabili candidati sindaci.
Anche qui un ‘toto nome’ che non è figlio di una elaborazione politica condivisa. “Non servono fughe in avanti” ha ammonito Colucci. “Il nostro non è il metodo delle primarie. I big dei 4 partiti della coalizione di Centrodestra si ritroveranno e troveranno un punto di sintesi”. Punto.
Certo il fatto che ora ci sia un’ampia platea politica e non si rincorra più la cosiddetta ‘società civile’ è un buon segno. Perché si deve tornare al Primato della politica.
Di questo ne è convinto anche Fabrizio Garavaglia tra i fondatori di questo laboratorio ideale e valoriale che si rifà alla tradizione socialista ma che non vuole dare adito ad ‘operazioni nostalgia’.
Anche nelle sue parole la chiarezza è stata la premessa di fondo: “Non nasciamo per esser un altro partito, personalmente poi ritengo che il PSI sia morto con il suo leader Bettino Craxi. Un percorso che si è interrotto perché “i ragazzi di Berlinguer” anziché confrontarsi con la storia hanno preferito distruggere tutto. Vogliamo qualcosa di diverso. Non c’è più il PSI ma c’è una eredità che va riscoperta” ha ricordato con orgoglio Garavaglia.
“Oggi c’è bisogno quanto mai di quei valori e riportarli nella società. Milano è in una situazione di grande difficoltà. Noi siamo convinti di poter portare un contributo prezioso. Il tema delle periferie; i temi del traffico. Il rapporto col mondo cattolico per noi è importante” ha concluso evidenziando come il metodo sia quello dell’inclusività.
Ciro Capuano, proveniente dal mondo sindacale della UIL ha illustrato le ragioni che lo hanno indotto fin da subito ad abbracciare questa nuova esperienza. “Da vecchio sindacalista debbo rilevare che oggi manca una politica che fa vivere. Che attira i giovani. Oggi i giovani fuggono e vanno nelle grandi città europee”.
Chiaro, chiarissimo qui il riferimento al divario salariale tra Milano e Londra per esempio. Ma poi c’è tutto il tema della Sanità che significa anche solidarietà, vicinanza e ritrovata centralità della persona che non può essere abbandonata.
Capuano ha portato soluzioni tangibili ai problemi: “Perché non equiparare gli stipendi a quelli delle grandi capitali europee?”
Sempre a riguardo dell’emergenza giovanile c’è tutto il tema dei Neet ossia quei ragazzi sfiduciati che non studiano ma neanche cercano un’occupazione. A Milano sono almeno 4.000.
Oggi in Lombardia ci sono almeno 4.000 giovani Neet.
Quindi i pensionati un tempo ‘ammortizzatori sociali’ per le loro famiglie ma oggi con il caro vita non possono permettersi il lusso di aiutare i loro figli. “Oggi abbiamo 7 milioni di persone che non si curano e 5 milioni e 800 mila che pagano le visite di tasca loro. La soluzione può venire dall’integrazione tra il socialismo liberale e il cattolicesimo democratico” ha terminato Capuano.
Ancora sui temi milanesi e soprattutto sulle tempistiche Colucci ha fornito una sorta di ‘road map’. “Abbiamo già chiaro come declinare a livello territoriale il nostro programma pertanto io ho sempre detto che per la fine di settembre si sarebbe dovuti partire”.
Per lo sviluppo della città resta fondamentale la collaborazione pubblico privato. Ma occorre che dal privato vengono colti in positivo anche quelle ricadute che ci sono essere per chi si trova in una situazione di difficoltà. Penso al quartiere San Siro uno di quelli che ha maggior patito negli ultimi anni sul fronte della casa e dell’abitare. Occorre pensare ad uno sviluppo giusto con criteri che tengano conto di tutti”
Un passaggio è arrivato anche da Fabrizio Garavaglia: “Io non sono affatto contro la crescita. Purtuttavia quello che è mancato in questi anni di amministrazione di centrosinistra è stata la capacità di redistribuire le ricchezze tra tutta la città. Sulla mobilità sostenibilità è stato un autentico fallimento. Le piste ciclabili deve essere una infrastruttura, non vanno fatte a spot, quanto, al verde non è stato fatto nulla solo ora in prossimità delle elezioni si pensa a qualche iniziativa chiaramente elettorale. Ci sono piazze, penso a San Babila o Cairoli che sono distese di cemento. Anche qui vogliamo portare le nostre proposte innovative”.
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Servizi ed interviste a cura di Fabrizio Valenti e Fabrizio Provera












