Dopo la presentazione alla Camera dei deputati (vedi foto in evidenza), “Riformisti per l’Italia” riparte da Milano. L’appuntamento è lunedì 21 settembre alle 11 al Cafè Out of Office.
L’associazione, apartitica e trasversale, fondata da Alessandro Colucci, deputato e responsabile lombardo di Noi Moderati, nasce per declinarsi città per città: Milano, Roma, Torino, Napoli.
La scelta di Milano guarda alla sua tradizione riformista e liberalsocialista, da Caldara a Greppi, fino
alle amministrazioni di Aniasi e Tognoli. Un patrimonio da rileggere alla luce delle sfide attuali, senza nostalgia.
A otto mesi dalle comunali, il laboratorio milanese parte da una considerazione: un centrodestra solido a livello nazionale resta più fragile nei grandi capoluoghi. Serve quindi un progetto di governo municipale altrettanto vincente capace di unire concretezza, competenza e cultura riformista.
Casa, sicurezza, periferie, sanità territoriale, rapporto tra città e area metropolitana, ambiente e
mobilità sostenibile saranno alcuni dei temi al centro del percorso che coinvolgerà amministratori,
professionisti, docenti, imprenditori, rappresentanti del lavoro e dell’associazionismo.
“Alla politica manca oggi il luogo in cui è sempre nata: il territorio e l’amministrazione locale”, ha
spiegato Alessandro Colucci, presidente dell’associazione.
“Per tornare competitivi alle prossime amministrative bisogna ripartire dai comuni, con idee, programmi e una visione concreta delle città. Riformisti per l’Italia vuole essere protagonista nelle grandi città con un progetto fondato sulla libertà, sulla centralità della persona, del merito e del lavoro, offrendo una casa a chi cerca un’alternativa credibile al campo largo e a quei cittadini che hanno smesso di votare perché hanno smesso di fidarsi.”
Alla presentazione milanese interviene il cofondatore Fabrizio Garavaglia: “Vogliamo recuperare il meglio della stagione riformista ambrosiana, da Turati a Craxi, non per “nostalgia” ma per reinterpretarne idee e politiche alla luce delle sfide odierne. Non ci interessa costruire l’ennesimo piccolo movimento ma recuperarne valori e idee, reinterpretando le grandi battaglie per la giustizia sociale e per la democrazia.“











