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“Magenta, che bello il San Rocco di una volta…”. La riflessione di Sabrina Spirolazzi

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “La festa di San Rocco, 16 agosto, mi porta inevitabilmente indietro nel tempo. La fiera è notevolmente cambiata da quando ero bambina. E questo, in fondo, posso anche capirlo: sono cambiati i tempi, le abitudini, i modi di vivere il quotidiano, le persone e anche il modo di vivere le feste e le tradizioni.

Ma c’è un “ma”.
La chiesa del Santo, che per tanti di noi rappresentava un punto importante della festa e della comunità, oggi è stata data in concessione alla comunità ortodossa, che ne ha fatto il proprio centro non solo di preghiera, ma anche di ritrovo domenicale, con pranzi e grigliate.
E va bene. Forse dobbiamo semplicemente accettare che le cose cambiano, anche quando facciamo fatica a riconoscerle.

Il Santo, poi, durante l’anno è lì, in un angolo. E non ditemi che non è vero.
Una volta, in occasione di San Rocco, veniva organizzata la pesca parrocchiale. Era un momento di grande aggregazione, capace di coinvolgere magentini e non solo. Era una di quelle occasioni in cui ci si ritrovava, ci si fermava, si chiacchierava, si respirava davvero l’aria della festa.

Ma, a dire il vero, non è nemmeno questo che trovo più imbarazzante.
Quello che mi lascia davvero perplessa è la scelta di chiudere via Garibaldi, proprio la via dove si trova la chiesa di San Rocco, per posizionare una sola singola bancarella.

Mi chiedo: ma a chi organizza e assegna gli spazi, non viene in mente che proprio quella dovrebbe essere una delle vie da valorizzare in occasione della festa del Santo?

E non lo dico perché ho un negozio in via Garibaldi. Anche perché, fortunatamente, il mio si trova in una posizione strategica rispetto ad altri esercizi della via.Lo dico perché faccio davvero fatica a capire la logica di certe scelte.

E non venitemi a dire che sono gli ambulanti a non voler essere posizionati lì. Perché non è così.
Basterebbe garantire che la fiera partisse proprio da quel punto, dalla chiesa del Santo, per poi “spalmarsi” nel resto del centro cittadino. Sarebbe un modo semplice per dare un senso alla festa, valorizzare il luogo da cui tutto dovrebbe partire e, allo stesso tempo, coinvolgere le altre vie del centro.

E poi mi viene un’altra domanda: ma è stata fatta una comunicazione adeguata dell’evento? Anche solo nel raggio di 15 chilometri?

Chissà…
Perché una festa patronale, se vuole essere davvero una festa della città e non semplicemente una ricorrenza sul calendario, dovrebbe essere conosciuta, promossa e sentita anche oltre i confini immediati del paese.

Non sto dicendo che dobbiamo tornare indietro nel tempo. Non credo nemmeno che “una volta fosse tutto più bello”. Ogni epoca ha le sue esigenze e le sue trasformazioni. Ma una festa patronale dovrebbe conservare almeno un filo con la propria storia. E forse San Rocco, oggi, quel filo lo sta perdendo un po’ troppo.
Peccato, perché le tradizioni non sono soltanto bancarelle, strade chiuse e una data sul calendario.
Sono memoria, appartenenza, incontro. E forse varrebbe la pena ricordarselo”.

Nella foto in alto in evidenza come si presentava la Via Garibaldi nel dì della festa, sotto Sabrina Spirolazzi, influencer, modella e commerciante

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