HomeCultura e Tempo LiberoAddio Striscia, l'ultimo tapirone

Addio Striscia, l’ultimo tapirone

“La notizia è arrivata come una telefonata triste. Chiude Striscia la Notizia. E ti mette addosso una tristezza strana, profonda, perché con Striscia siamo invecchiati insieme.

Non è stata solo una trasmissione. È stata come una di quelle amicizie profonde, di quelle che ti accompagnano per una vita intera, che non sono mai diventate amore coniugale ma che senza di loro non saresti tu.

Io c’ero. Ho inviato più di 6000 mail alla redazione, a Ricci. 6000. Una per ogni ingiustizia vista, per ogni idea, per ogni sfottò. Ho fatto pure un tributo a Beruschi, il conduttore delle condutture, il mio mito.

Perché Striscia era un Tg diverso. Divertente e piccante. L’unico che potevi guardare ridendo e incazzandoti allo stesso tempo.

E poi le Veline. Le splendide Veline che hanno popolato i nostri sogni dolci e allegri. Tra loro anche una mia paesana, di qui, di Cerano: Giulia Calcaterra. Un orgoglio per tutto il paese, davanti alla TV.

Quanti conduttori sono passati. Ezio, Enzo, Lillo e Greg, Gerry, Michelle, Ezio di nuovo. Quanti inviati. Uomini coraggiosi. Molti picchiati, offesi, insultati, minacciati.
Perché bastava un loro servizio per rovinare la cricca, per far saltare il sindaco furbetto, per aprire un’inchiesta vera.

Il simbolo era lui: il Tapiro d’Oro. Consegnato con quel sorriso beffardo. E poi il Gongolo. Un evento di canto e di vanto. Se ti arrivava il Tapiro eri finito, ma ridevi anche tu.

Era un appuntamento fisso. Dopo il Tg. Alle 20.40 tutti lì.
È nata alla coda degli anni ’80, è esplosa in tutti gli anni ’90, ha dominato i 2000 fino ai nostri giorni.

Era una trasmissione nata in TV e morta in TV. E questa è la sua nobiltà.
Era la buona, vecchia TV, quella dove la famiglia si riuniva davanti allo schermo, con la coperta sulle gambe.

Era il popolo delle telefonate. Poi dei fax, poi degli SMS, infine delle mail. Le mie 6000 mail.
Poi sono arrivati i social e non ha retto l’impatto. È la verità.

Nel momento più alto è iniziato il declino. Quando tutti la guardavano, già qualcosa si stava spegnendo.
I motivi? Non voglio fare il medico che fa l’elenco della morte. Forse è più semplice: ogni cosa che nasce, finisce.

Gli inviati ora si sono fatti da soli, sui social. Ognuno è diventato il suo Gabibbo.
Ma una volta c’era un numero solo: Telefona al Gabibbo. Chiama Striscia.
Era il cavaliere di giustizia per i più deboli contro i potenti e gli oppressori. L’ultimo sportello del cittadino.

Io ci avevo creduto davvero. Avevo preso pure i capelli a cilindro e la giacca rossa per fare l’inviato. Il Duca di Saronno, il nobile di cuore per i gesti d’amore.
Oggi quella giacca rossa mi va stretta. Devo dimagrire, lo stesso. Ma il titolo ormai è mio.

E l’obiettivo adesso si può dare sul web. Perché Striscia ci ha insegnato questo: a non stare zitti.

Comunque è stato un gran pezzo della TV, della nostra storia e della mia giovinezza. Un pezzo di noi che se ne va. Grazie Striscia. Grazie di tutto”.

Dal tuo inviato immaginario, per sempre.

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