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Turbigo: “Moschea in un immobile o in un’area comunale: NO grazie!”

La piccata risposta del Sindaco Fabrizio Allevi all'Associazione Moschea Essa, in merito alla richiesta della stessa Associazione all'Amministrazione Comunale e al Comune di mettere a disposizione un immobile o un'area comunale da destinare a luogo di culto.

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“Ritengo doveroso spiegare alla Cittadinanza una vicenda che riguarda il nostro Comune e che coinvolge temi delicati come la libertà religiosa, il patrimonio pubblico e il rispetto delle istituzioni.

L’Associazione musulmana Moschea Essa ha chiesto al Comune di mettere a disposizione, in modo permanente, e sottolineo permanente e gratuito, un immobile o un’area comunale da destinare a luogo di culto, vale a dire alla realizzazione di una moschea. L’Amministrazione Comunale ha svolto tutte le verifiche necessarie attraverso i propri uffici tecnici e il Segretario comunale e ha concluso che non esistono immobili comunali idonei e disponibili per questa destinazione.

A fronte di questo diniego è stato immediatamente proposto ricorso al TAR. Ed è proprio questo il punto sul quale desidero richiamare la vostra attenzione.

Nel momento in cui un Comune ritiene di non poter destinare in via permanente un immobile appartenente a tutti i cittadini a luogo di culto, ci si sente immediatamente rispondere che sarebbero stati violati i principi fondamentali della nostra Costituzione, la libertà religiosa, la libertà di culto e addirittura i valori su cui si fonda la nostra democrazia.

Ebbene, io questa impostazione la contesto con convinzione.

Ritengo che sia profondamente sbagliato sostenere che il rifiuto di concedere un immobile pubblico da trasformare in una moschea equivalga a violare la libertà religiosa. La libertà religiosa è un principio fondamentale della nostra Repubblica e deve essere garantita a tutti. Su questo non esiste alcuna discussione. Ma garantire la libertà religiosa significa impedire che qualcuno venga discriminato o ostacolato nel professare la propria fede.

Non significa, invece, che un Comune abbia l’obbligo di mettere a disposizione il patrimonio pubblico per realizzare un luogo di culto permanente. Sono due concetti completamente diversi. Confondere il diritto di professare liberamente la propria religione con la pretesa di ottenere un immobile comunale significa, a mio avviso, attribuire alla Costituzione un significato che non condivido.

Per questo motivo ritengo che non sia corretto neppure prendere in considerazione l’ipotesi di individuare un immobile del patrimonio comunale da trasformare stabilmente in una moschea.

Il patrimonio del Comune appartiene indistintamente a tutti i cittadini di Turbigo. È stato realizzato e mantenuto con le risorse della collettività per garantire servizi pubblici, scuole, cultura, sport, associazionismo, attività sociali e funzioni istituzionali.

Non ritengo che rientri tra i compiti di un’Amministrazione comunale destinare definitivamente un bene pubblico alla sede di una specifica confessione religiosa.

Desidero che tutti sappiano anche quali sono le conseguenze economiche di queste vicende.

Ogni ricorso al TAR comporta per il Comune l’obbligo di difendere le proprie decisioni. La sola analisi del ricorso e la predisposizione dell’istruttoria da parte di un legale costano al Comune circa 3.500 euro.

Se poi il Comune si costituisce in giudizio, il costo sale ad almeno 5.000 euro, ai quali possono aggiungersi ulteriori spese durante il procedimento. E qualora il Comune dovesse risultare soccombente, potrebbe essere condannato anche al pagamento delle spese legali della controparte.

Sono risorse pubbliche. Sono soldi dei cittadini di Turbigo. Naturalmente questo non significa che il Comune debba rinunciare a difendere le proprie decisioni per evitare un contenzioso. Sarebbe un modo irresponsabile di amministrare. Il nostro dovere è assumere decisioni che riteniamo corrette, motivarle adeguatamente e difenderle nelle sedi competenti, anche quando questo comporta costi e responsabilità.

E permettetemi di concludere con una riflessione.

Si parla molto di integrazione, di diritti e di rispetto. Io credo che a questi valori debba sempre accompagnarsi anche un altro principio: quello della reciprocità. Mi sono chiesto più volte quale risposta avrei ricevuto se mi fossi recato in uno Stato islamico chiedendo che venisse assegnato un immobile pubblico, appartenente alla collettività, per realizzare una chiesa. Non ho la pretesa di dare io la risposta. Ma credo che sia una domanda che ciascuno di noi dovrebbe porsi. Perché il rispetto, per essere autentico, DEVE essere reciproco.

Il mio dovere, e quello dell’Amministrazione comunale, è difendere gli interessi del Comune di Turbigo, amministrare con serietà il patrimonio pubblico e assumere decisioni che riteniamo coerenti con il mandato ricevuto dai cittadini. Continueremo a rispettare la legge, le decisioni della magistratura e i principi della Costituzione. Ma continueremo anche a difendere il principio secondo cui il patrimonio comunale appartiene a tutti i turbighesi e deve rimanere al servizio dell’intera comunità. Questo continueremo a fare, con coerenza, trasparenza e senso delle istituzioni”.

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