Avvocato Lovati, quando ha deciso di intraprendere questa avventura?
“La scintilla è scoccata quando ho capito che la mia esperienza professionale e umana poteva essere messa al servizio della collettività. Non è stata una decisione presa in solitudine: il confronto con l’Avvocato Elisabetta Fedegari, coordinatrice regionale, è stato decisivo. Lei ha saputo canalizzare la mia voglia di fare per Vigevano in un progetto serio, quello di Marco Rizzo, che non scende a patti con il sistema. Ho deciso di esserci quando ho visto che nessun altro aveva il coraggio di rompere gli schemi.”
È la prima volta che si impegna in politica?
“Come candidato sì, ma come cittadino attivo non ho mai smesso di interessarmi alla ‘cosa pubblica’. Chi mi conosce sa che non sono uno che sta a guardare dalla finestra. La mia carriera legale mi ha insegnato a difendere i diritti, a studiare le carte e a non temere le battaglie impopolari. Oggi porto questo spirito combattivo nell’arena politica per difendere non un singolo assistito, ma un’intera città.”
Vigevano vive una profonda crisi: quali sono i punti fondamentali della sua campagna?
“La crisi di Vigevano è economica ma anche d’identità. I punti cardine sono:
-Il Lavoro: stop alla desertificazione industriale; dobbiamo agevolare fiscalmente chi apre bottega o impresa a Vigevano.
-La Sicurezza Civica: più presenza delle forze dell’ordine e più illuminazione, perché il buio chiama degrado.
-La Trasparenza: un’amministrazione che sia una casa di vetro, dove il cittadino non debba chiedere per favore ciò che gli spetta di diritto.”
Cercherà di coinvolgere i giovani?
“I giovani sono i primi a essere stati traditi. Non servono pacche sulle spalle, servono opportunità concrete. Voglio coinvolgerli rendendoli protagonisti della gestione culturale della città. Devono sentire che Vigevano è un posto dove poter costruire una famiglia e un futuro, non solo una stazione da cui partire ogni mattina per Milano.”
Vigevano ha una delle piazze più belle d’Italia; si può ripartire da questo o ci vuole altro?
“La Piazza Ducale è il nostro biglietto da visita nel mondo, ma non può restare un’isola bellissima in un mare di abbandono. Deve diventare il motore di un turismo che non sia solo ‘mordi e fuggi’. Tuttavia, per ripartire davvero serve che lo splendore della Piazza arrivi fino alle periferie, migliorando i servizi e la qualità della vita in ogni quartiere.”
Il sogno nel cassetto per la sua città e per questa campagna elettorale?
“Il mio sogno nel cassetto è ambizioso: la riapertura dei centri culturali, una rivisitazione dei centri sociali attuali, ma con una filosofia completamente nuova. Non parlo di zone d’ombra o di illegalità, ma di spazi che rispettino rigorosamente le leggi e diventino veri centri culturali. Luoghi dove i giovani e i cittadini possano esprimere le arti in tutte le loro forme e manifestare il libero pensiero. Immagino spazi di confronto, laboratori artistici e dibattiti, dove la libertà sia garantita dal rispetto delle regole. È da qui che nasce la vera rigenerazione urbana.”
Il lavoro: i tempi del “Maestro di Vigevano” sono lontani. Come si riattiva il sistema?
“Dobbiamo smettere di guardare con nostalgia al passato e iniziare a costruire il futuro. La manifattura può ancora dire la sua se punta sull’innovazione e sul design. Serve un patto tra Comune, scuole tecniche e imprese per formare le nuove eccellenze del ‘Made in Vigevano’. Il Comune deve farsi promotore del marchio Vigevano nel mondo, proprio come facevano i grandi industriali di una volta.”
Trasporti pubblici: cosa proponete per superare l’isolamento?
“È inaccettabile che per arrivare a Milano serva un’odissea quotidiana. La nostra proposta è di agire con forza su Regione Lombardia per il raddoppio ferroviario, ma anche di potenziare il trasporto interno. Dobbiamo ripensare la mobilità locale per collegare meglio le frazioni al centro, riducendo l’uso dell’auto e rendendo la città più fluida e vivibile.”
Un’altra nuova avventura… questo suo bagaglio può servire per svecchiare una realtà piatta?
“Assolutamente sì. Il mio bagaglio è fatto di vita vissuta, di momenti difficili e di grandi responsabilità, come quelle che ho affrontato professionalmente in casi mediatici che tutti ricordano. Quell’esperienza mi ha forgiato, dandomi la capacità di restare saldo anche sotto pressione. Vigevano oggi è piatta perché è gestita da chi ha paura di cambiare. Io non ho paura: porto la freschezza di chi non deve dire grazie a nessuno, se non ai cittadini e alla squadra che mi sostiene.”
















